Pechino pronta allo shopping nel Giappone terremotato

Pechino pronta allo shopping nel Giappone terremotato

La politica estera la si fa anche, a volte soprattutto, facendo valere la regola del ‘first come, first served’. La tempestività di un aiuto in caso di disastro naturale, ad esempio, fa guadagnare credito da riscuotere sotto altre forme. Può apparire cinico o comunque arduo da immaginare nel bel mezzo di una delle principali catastrofi naturali della storia contemporanea, il triplo colpo subito dal Giappone con il terremoto, il maremoto e il disastro nucleare ai reattori di Fukushima, ma alla finestra ci sono grandi gruppi industriali che osservano con attenzione e interesse la ricostruzione o meglio la svendita della ‘Japan Inc.’, i gioielli più preziosi dell’economia nipponica. Un’azione che viene anticipata dal sostegno offerto per le operazioni di assistenza alle popolazioni civile e l’invio di aiuti umanitari nelle province colpite.

La caduta verticale dei titoli delle principali aziende quotate alla Borsa di Tokio, così come il blocco forzato della produzione per gli stabilimenti presenti nell’area devastata dal sisma e dallo tsunami aprono scenari di acquisizioni e scalate a basso costo per società nipponiche particolarmente redditizie nel recente passato. A preparare le borse dello shopping è soprattutto lo storico avversario cinese, rimasto piuttosto silente nelle ore del disastro ma che non ha esitato a inviare uomini e mezzi per scavare nel fango. Un aiuto che non rimarrà gratuito a lungo. La Cina ha già dimostrato di saper aumentare il proprio posizionamento strategico nelle blue chips giapponesi, dalle automobili alle banche, dall’alta tecnologia all’edilizia.Pechino, incassato il sorpasso in termini di Pil nominale sul rivale di sempre, negli ultimi tre anni ha raddoppiato il valore delle partecipazioni in grandi società giapponesi, per un controvalore di 20 miliardi di dollari custoditi nelle casse del potente Fondo Sovrano Cinese, il Cic.

Un giro d’affari che, in maniera occulta, consente alla Cina di essere stabilmente uno dei primi dieci azionisti di colossi come Mistubishi o Sony, ma senza mai superare quella soglia del 5% che implicherebbe trasparenza e comunicazioni alla Banca Centrale di Tokyo.

Il tonfo della Borsa locale ha avuto effetti di breve periodo, per il momento. Eppure, in soli tre giorni, titoli strategici come Honda, Toyota e Sony hanno perso rispettivamente il 7%, il 9% e il 12%. Per analisti e investitori è abbastanza netta la differenza con il precedente, altrettanto devastante, del terremoto di Kobe del 1995. In quella occasione l’indice Nikkei perse il 25% in sei mesi, per poi recuperare completamente in un semestre, aggiungendo anzi guadagni per il 7%. La profittabilità potrebbe tornare presto anche questa volta. Ma rispetto al drammatico precedente, questa volta un anno di tregua potrebbe non esserci e i ‘falchi’ potrebbero avventarsi sulle prede economiche e finanziarie molto presto.
Di certo nel 1995 la Cina non aveva un profilo di assertività così pronunciato e che Pechino ha già testato, proprio attraverso il suo Fondo Sovrano, dopo il crack di Lehman Brothers e l’inizio della crisi finanziaria globale. In America, dal settembre 2008 ad oggi, il Cic ha acquisito asset per 9,8 miliardi di dollari, con quote in 60 marchi del calibro di Apple, Coca-Cola, BlackRock o Morgan Stanley. Uno shopping analogo potrebbe presto partire anche in Giappone, facendo leva sulle partecipazioni azionarie già detenute dal Fondo sovrano cinese e che sarebbero il grimaldello per vere e proprie scalate. Nel mirino c’e’ soprattutto Sony, gia’ posseduta per l’1,6% (42 miliardi di dollari di controvalore) da una fantomatica societa’ denominata Omnibus Account Treaty Clients, scatola controllata proprio da Cic e da Safe, il maggior gestore delle riserve di Pechino.

I management di Canon e Softbank sono gia’ all’opera per difendere le aziende da scalate ostili. Ma con un governo impegnato totalmente sul fronte dell’emergenza e un debito pubblico che ha doppiato il Pil potrebbe essere difficile proteggersi da questo nuovo tsunami, questa volta fatto di moneta sonante.