Altro sangue nello Yemen e gli Usa cambiano rotta

Altro sangue nello Yemen e gli Usa cambiano rotta

Riesplode la violenza nel paese, dopo che il New York Times scrive che l’amministrazione Obama ora spinge per la sostituzione del presidente Saleh, al potere da 32 anni. Secondo Al Jazeera, la polizia in borghese ha aperto il fuoco nella città di Hodeida e fonti ospedaliere parlano di almeno 15 morti a Taiz, nel sud del paese.

Gli Stati Uniti hanno «silenziosamente cambiato posizione» sullo Yemen, a quanto si legge in un articolo del New York Times. Il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh «non è in grado di produrre cambiamenti e deve essere allontanato dal potere», secondo funzionari americani e yemeniti citati in forma anonima nell’articolo.

Proteste e scontri durano ormai dalla fine di gennaio, da quando è stata arrestata Tawakul Karman, giornalista di Women Journalist Without Chains e membro del partito islamico di opposizione, Islah. Prima di oggi, il totale dei morti nelle proteste era arrivato a 84. Il 18 di marzo sono stati uccise 52 persone in quello che per la Reuters «è stato un punto di svolta del conflitto».

Dopo quella data numerosi membri del governo, generali e leader tribali avevano sconfessato la condotta del presidente. La proposta di trattativa avanzata dall’opposizione è stata rifiutata dal presidente, che aveva annunciato le sue dimissioni per il 2013, dopo 34 anni al potere. Sempre il New York Times scrive che «l’amministrazione Obama aveva evitato di criticare il presidente Saleh anche dopo le violenze di piazza “perché era considerato un alleato cardine nella lotta contro l’organizzazione locale di Al Qaeda”».

L’importanza del ruolo dello Yemen era stato confermato anche dai cable di Wikileaks. Il presidente Saleh, in un colloquio con John Brennan, consigliere della Casa Bianca per la sicurezza interna e l’antiterrorismo, aveva detto: «Vi lascio mano libera sul terrorismo, così non sono responsabile». In una conversazione successiva datata 2 gennaio, con il generale Petraeus, il presidente Saleh aveva detto: «Continueremo a dire che le bombe sono nostre e non vostre», per coprire l’intervento diretto degli Stati Uniti in Yemen contro Al Qaeda.

L’attenzione nei confronti dello Yemen era salita dopo che due pacchi bomba, da 300 e 400 grammi, erano stati spediti il 29 ottobre 2010 da San’a in direzione degli Stati Uniti. I due ordigni erano stati spediti tramite cargo e si erano fermati negli Emirati Arabi Uniti e in Gran Bretagna. La CIA, già nell’agosto 2010, aveva definito il gruppo di Al Qaeda in Yemen come il più pericoloso, e secondo il suo Yearbook, descrive lo Yemen come «un paese dal basso reddito (…), che continua ad avere difficoltà ad affrontare sfide a lungo termine, fra cui l’impoverimento delle risorse idriche e un alto tasso di natalità». Tutto questo per un paese unificato solo nel 1990, unendo lo Yemen del Nord (indipendente dal 1918) e lo Yemen del Sud.  

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