Da Lampedusa alla tendopoli, ma non si può scappare

Da Lampedusa alla tendopoli, ma non si può scappare

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Diversamente da Manduria, da qui non è facile scappare. L’ex caserma “Andolfato” di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, ha mura alte, invalicabili, e un unico ingresso presidiato 24 ore su 24 da carabinieri ed esercito. È qui che sono arrivati i primi cinquecento emigranti, in gran parte tunisini, molti marocchini, fuggiti per mare da guerra e miseria. Ma ne arriveranno ancora altri nei giorni successivi. Cercavano la libertà e una nuova vita da cominciare, ma per ora devono accontentarsi di vitto e alloggio da accampati.

Sono soprattutto ragazzi di poco più di vent’anni. Non c’è nessuna donna fra loro, nessun vecchio, nessun bambino, solo qualche adolescente. I loro parenti sono rimasti tutti in Tunisia o in Marocco. Sono partiti solo gli uomini, quelli più giovani, quelli abbastanza forti per sopportare un viaggio lungo e pericoloso su una zattera del mare. All’indomani della tragedia che ha visto perire, inghiottiti dai flutti, circa 250 dei loro connazionali, si sentono fortunati ad averla scampata. Sembrano solo un po’ sorpresi del clamore che li circonda. Non si aspettavano tanti giornalisti e fotografi ad accoglierli nella “bella Italia”. Anche se, per gran parte di loro, il nostro paese sarà solo una terra di passaggio. Vorrebbero raggiungere la Francia, la Germania, la Svizzera, dove potersi ricongiungere con altri familiari, o dove credono di trovare maggiori occasioni di lavoro.

Fuori dalla caserma, intanto, i ragazzi dei centri sociali hanno allestito un presidio con un grande striscione sul quale, in tre lingue, è scritto: “Voi non siete soli.” Ma i malumori del resto della cittadinanza sono evidenti. «Se li tengono là dentro, per noi va bene – ci dice una negoziante – Ma se li fanno uscire, chi ci dice che non siano dei delinquenti? Qui, di extracomunitari, ce ne sono già troppi.»

Qualche giorno fa un immigrato ha tentato di scavalcare l’alto muro perimetrale. Sotto gli obiettivi dei fotografi piazzati su uno dei palazzi vicini, l’uomo ha individuato una zona appartata del muro dove arrivavano i rami di alcuni alberi e ha provato a fuggire. Ma i due carabinieri a cavallo, che perlustrano tutto intorno la caserma, gli sono stati subito addosso. L’uomo è stato preso e riportato all’interno dove i volontari della Croce Rossa gli hanno medicato le escoriazioni che si era procurato. Non sarà questo sicuramente l’ultimo dei tentativi di fuga. Sebbene l’ex caserma “Andolfato” sia una fortezza, prima o poi qualcuno di questi disperati riuscirà nell’intento di scappare.

Con l’arrivo di altri immigrati la tendopoli ha raggiunto il limite massimo di persone capace di contenere. Predisposta inizialmente per accoglierne ottocento, con cento tende da otto posti l’una, è stata adeguata per ospitarne altri cinquecento. I volontari fanno di tutto per assicurare a queste persone il minimo indispensabile per poter vivere decorosamente: tre pasti al giorno, distribuiti in tre grandi tende capaci di contenere fino a quattrocento persone, la possibilità di utilizzare bagni allacciati alle fognature e provvisti di docce. Procurano loro anche le sigarette e qualche rivista. I mediatori culturali si muovono nei campi facendosi portavoce dei tanti piccoli problemi che un simile assembramento di persone comporta.

Qualcuno degli emigranti ha tirato un filo da un palo all’altro sul quale ha steso i vestiti umidi, lavati chissà come. Altri hanno chiesto ai poliziotti, un po’ per ridere, un pallone, in modo da poter occupare il tempo con una partitella a calcio. Ma più passano le ore più diminuisce la voglia di scherzare. Il permesso di soggiorno ancora non arriva e presto il clima di perenne attesa si farà teso. A questo si è aggiunto il caldo inaspettato di questo inizio di primavera che, per qualcuno, potrà essere un piacevole assaggio d’estate, ma che, tra queste mura, rende ancora più soffocante l’aria, soprattutto nel chiuso delle tende. Si è anche sfiorata la rissa: un gruppo di extracomunitari ha iniziato a litigare nella fila per la distribuzione della cena. Solo il pronto intervento della polizia ha evitato il peggio. 
La protesta è sempre dietro l’angolo. Perché non si può vivere a lungo come degli accampati, senza la libertà di poter uscire e andare dove si vuole. Chiusi in quella caserma, sentono che è ancora più difficile far sentire la propria voce. Così c’è chi ha minacciato persino di darsi fuoco. Ma finora nulla di tutto ciò è accaduto.