Il nucleare solo a parole del governo italiano

Il nucleare solo a parole del governo italiano

Il governo ieri ha fatto dietrofront e ha annunciato lo stop ai piani di ritorno al nucleare. Eppure da tre anni l’atomo era presentato come la panacea di tutti i mali dell’economia italiana, e anche dopo l’incidente di Fukushima i ministri responsabili avevano a lungo ripetuto che non bisognava «farsi guidare da decisioni emotive perché la tecnologia è sicura». Linkiesta ha raccolto tutte le dichiarazioni in materia di Silvio Berlusconi e dei due ministri dello Sviluppo economico che si sono succeduti (Claudio Scajola e Paolo Romani): da quando la costruzione delle centrali era data per sicura entro la fine della legislatura, a quando si proponeva di delocalizzarle in Albania, da quando si accusavano gli ecologisti  e la sinistra a quando si pensava che i Comuni avrebbero «fatto a gara per avere un impianto nucleare sul proprio territorio». Tre anni di dichiarazioni atomiche. E in più, il conto di quante sedute sono state necessarie tra Camera e Senato solo per la prima legge (la 99 del 2009), ormai svuotata di senso. Per ingrandire, clicca sulla metà alta e poi sulla metà bassa dell’infografica.

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