In Molise 900 famiglie terremotate ancora senza casa

In Molise 900 famiglie terremotate ancora senza casa

«Mi rendo conto che ricostruire tutto è impossibile, ma il Governo dovrebbe prendersi carico almeno di alcune priorità. Dopo due anni di silenzio, ormai temo che le cose rimarranno così». Giuseppe Montagano è il sindaco di Bonefro, uno dei comuni molisani più colpiti dal terremoto del 2002. A quasi dieci anni dal sisma, nella sua città non sembra essere cambiato molto. «Qui è tutto fermo» racconta. Di gran parte delle abitazioni crollate o gravemente danneggiate, manca ancora un progetto di ricostruzione. «Solo nel 7 per cento dei casi – continua Montagano – i lavori sono stati portati a termine e le famiglie sono potute tornare nelle loro case. Qualche progetto è in corso, ma in più del 50 per cento delle situazioni siamo ancora in alto mare».

Bonefro non è un’eccezione. Stando a un’interrogazione presentata nella commissione Ambiente della Camera dal Pd Gianpiero Bocci, per affrontare l’emergenza molisana sono stati spesi complessivamente 850 milioni di euro. Eppure – escluso il comune di San Giuliano di Puglia, oggi completamente riedificato – la ricostruzione dei 14 comuni rientranti nella cosiddetta “area del cratere sismico” è ancora ferma al 30 per cento del totale. Altrove, in almeno 83 centri in provincia di Campobasso, i lavori di riqualificazione non sono ancora iniziati.

Qualche dato. Nelle aree interessate dal terremoto sono stati presentati 1.266 progetti per ricostruire 5.078 unità immobiliari. Ma degli oltre 500 milioni di finanziamento previsti, ne sono arrivati solo 170 milioni. In pratica hanno ricevuto una copertura finanziaria solo il 33 per cento dei progetti depositati.

E così tante persone che hanno perso la casa, ancora oggi sono costrette a vivere nei “moduli abitativi temporanei”. In tutto il Molise, restano senza una abitazione 884 nuclei familiari. Di questi, 246 sono alloggiati nei prefabbricati. «Solo nel mio comune – spiega Giuseppe Montagano – stiamo parlando di 30 famiglie. Altre 30, invece, ricevono i finanziamenti per l’autonoma sistemazione». Nonostante lo stato d’emergenza sia terminato due anni fa, infatti, un’apposita ordinanza del presidente del Consiglio ha permesso ai sindaci di prorogare i contributi per gli affitti in favore di chi ha perso la casa. Un assegno che nel migliore dei casi arriva a 400 euro al mese.

Qualcuno ha approfittato di questa situazione? Il sindaco non lo dice apertamente. «Per carità – ammette – nella mia città tutti hanno seguito le regole. Ma non nego che, almeno moralmente, c’è chi ha approfittato della tragedia. A ricevere i finanziamenti sono stati i progetti di ricostruzione presentati per primi. Spesso a discapito delle realtà più deboli: le famiglie numerose o con disabili a carico».

Casacalenda è un comune di 2.250 abitanti al confine settentrionale di Bonefro. «Qui – racconta al telefono il sindaco Marco Gagliardi – le cose vanno decisamente meglio. I lavori di ricostruzione sono più che soddisfacenti. Da noi è stato ricostruito il 75 per cento degli immobili danneggiati dal sisma». Anche a Casacalenda qualcuno è rimasto senza una casa. «Nei moduli abitativi restano una ventina di nuclei familiari – chiarisce il sindaco – nulla in confronto alle 130 famiglie del 2003, all’indomani del terremoto».

Bonefro e Casacalenda, due realtà agli antipodi. Per Gagliardi è solo una questione politica. «La nostra è un’amministrazione del fare – dice il sindaco – Altrove c’è chi continua a lamentarsi e piangere per i soldi che non sono arrivati». Il primo cittadino di un comune limitrofo non è d’accordo: «Se a Casacalenda hanno ricostruito tutto, bene e in fretta – racconta, pregando di omettere il suo nome dall’articolo – è solo perché il sub-commissario alla Ricostruzione Nicola Romagnuolo è originario di quelle parti».

Ma non ci sono solo le case. Al centro dei ritardi ci sono anche i progetti di ricostruzione e – ove possibile – di riparazione delle opere pubbliche. Per intervenire, i comuni interessati avevano previsto un finanziamento di circa un miliardo di euro. Di questa cifra – stando all’interrogazione di Bocci – ne risulta corrisposta solo una minima parte. Qualche esempio: per il ripristino degli edifici di culto sono stati finanziati poco più di 30 milioni di euro, a fronte di un progetto preliminare di intervento pari a 115 milioni. Dei 155 milioni previsti per le scuole, in Molise ne sono arrivati solo 60.

«Eppure da noi – spiegano al Comune di Lucito, piccolo centro di 800 abitanti colpito solo marginalmente dal sisma – grazie a un finanziamento di 800mila euro è stato progettato, costruito e collaudato il nuovo polo scolastico, che ora è funzionante. Il problema, semmai, sono gli immobili privati. Erano stati programmati oltre tre milioni di euro di finanziamenti, ma di quei soldi non abbiamo ancora visto nulla. Ci hanno assicurato che entro quest’anno si muoverà qualcosa, ma delle sei famiglie a cui il terremoto ha distrutto l’abitazione, tre restano ancora senza casa». 

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