Ma Ibrahimovic lo strapagano per farsi espellere?

Ma Ibrahimovic lo strapagano per farsi espellere?

Seedorf: l’ingaggio lievita

Nello spogliatoio lo chiamano professore. Un po’ per scherzo, un po’ perché gli riconoscono carisma e conoscenze calcistiche superiori. Eppure il Milan non aveva e ancora non ha deciso se rinnovargli il contratto in scadenza a fine stagione. Prima della doppia performance nel derby e a Firenze, migliore in campo o giù di lì in entrambe le partite, pensavano un po’ tutti che, a 35 anni, avesse imboccato il sunset boulevard. Galliani, che ha finalmente deciso di svecchiare la squadra minacciava di dimezzargli lo stipendio, che oscilla intorno ai 5 milioni netti. Anche sapendo che, non si è mai capito bene perché, il rapporto fra Seedorf e i tifosi rossoneri è piuttosto complicato. Quando in campo qualcosa non funziona, l’unico a beccarsi i fischi è sempre lui, e stranamente più quelli della tribuna che quelli della curva. Ora però le azioni del centrocampista olandese sono in netto rialzo. E lui ha la penna dalla parte del manico: se la proposta del Milan non arriverà, potrà sempre scegliere fra il Corinthians, dove lo vorrebbe l’amico Ronaldo, il Wolfsburg, qualche club inglese o magari, addirittura, subire il richiamo delle sirene americane o degli emiri arabi.


Parolo: da 0 a 10 milioni

E’ la rivelazione più inattesa del campionato. Gioca nel Cesena, che ha un monte ingaggi complessivo inferiore allo stipendio del solo Ibrahimovic. Marco Parolo guadagna invece 120.000 euro lordi annui e dal niente è arrivato in Nazionale. A 26 anni. Non è mai troppo tardi, ma certo la sua parabola ben rappresenta tutti i limiti del calcio italiano. Non ci sono meccanismi funzionanti di reclutamento dei giovani e si può rimanere per anni confinati in Serie C e girare fra Como, Pistoiese, Foligno e Verona senza che nessuno si accorga che tu magari un fuoriclasse non lo sei, ma un giocatore di sicuro rendimento e da Serie A sì. E così perdi anni di maturazione preziosi. Parolo deve ringraziare Bisoli, giovane allenatore che l’aveva voluto al Cesena in B dopo averlo scoperto al Foligno. E’ un centrocampista che ha corsa e buoni piedi. E soprattutto conosce molto bene i tempi di inserimento, tanto che ha già segnato cinque gol in una squadra che la porta avversaria la vede poco. E’ in comproprietà fra Cesena e Chievo e il suo contratto, da 120.000 euro, scadrà soltanto nel 2013. All’inizio della stagione per il grande calcio non valeva niente. Ora ha già una quotazione che si avvicina molto ai 10 milioni.


Borriello: 12 milioni e non li dimostra

Doveva essere il grande colpo di mercato della Roma, il regalo d’addio di Rosella Sensi ai tifosi giallorossi. Realizzato in extremis e con l’aiuto di Galliani che, ritrovatosi improvvisamente in overdose di attaccanti, si accontentò di un prestito da 2 milioni per il primo anno e di un riscatto successivo da 10 milioni. All’inizio non è andato male, in pratica segnava solo lui. Amore a prima vista con una piazza difficile. Il problema è che segnava solo lui perché la Roma non funzionava più. Ranieri ci ha provato in tutti i modi: prima a farlo convivere con Totti (impossibile) e poi (scandalo) a preferirlo allo spento Totti di qualche mese fa. Risultato: a perdere il posto in squadra non è stato il capitano, ma l’allenatore. E l’allenatore nuovo, anzi novizio, insomma Montella, ha rimesso Totti al centro di tutto e ha confinato in panchina il povero Borriello. Che in fondo non ha nessuna colpa se non quella di aver preferito alla Juventus una squadra, la Roma, che su Totti è stata costruita, e una città, la Roma giallorossa, che per Totti sarebbe disposta anche a non vincere mai. Il risultato è che Borriello ha perso anche il posto in Nazionale e che il suo futuro è nebuloso. Con una consolazione piuttosto consistente: il suo contratto, vistato dai vigilantes di Unicredit, dice che per questa stagione guadagna 4,5 milioni lordi, in salita a 5,4 fino al 2015.


Ibrahimovic: da Mr. 75 milioni a re dei vaffa

E’ sempre più nervoso. E viene da pensare che senza essere protagonista assoluto non solo non sa vivere, ma non sa neppure stare in campo, se non per collezionare cartellini, gialli e rossi. Curioso perché finché il Milan giocava male, era lui l’uomo decisivo, capace di vincere non solo le singole partite, ma persino il campionato intero, come già accaduto nella Juventus di Capello e nell’Inter di Mancini, altre squadre brutte ma terribilmente efficaci. Ora che il Milan gioca decisamente meglio, lui non solo non ci si raccapezza, ma perde la testa per niente. Come era accaduto a Barcellona. Dove pure faceva e faceva fare un sacco di gol, perché uno come lui i gol li fa e li fa fare sempre e con grande naturalezza. Ma dove non si ritrovava, perché capiva che la gente gli preferiva tipi come Messi e Iniesta, Xavi e persino i ragazzi della cantera. Ibrahimovic è un tipo così: non gli basta vincere, vuol farlo da solo. Ma il calcio evolve. A livello internazionale senza organizzazione di gioco e varietà di manovra non si va più da nessuna parte. E se c’è organizzazione di gioco e varietà di manvora il suo peso specifico cala e il suo valore cala di conseguenza. Vertiginoso il crollo della quotazione dai 75 milioni ottenuti dall’Inter con la sua cessione ai 24 che il Milan, dopo averlo avuto gratis per una stagione, dovrà pagare nei prossimi tre anni. Sempre che lo faccia.