Veltroni toglie i soldi ai partiti che non fanno le primarie

Veltroni toglie i soldi ai partiti che non fanno le primarie

Più primarie per tutti. Il sogno di Walter Veltroni potrebbe presto diventare realtà: l’ex segretario del Pd ha presentato oggi una proposta di legge per rendere obbligatorie le consultazioni “interne”. Se il progetto sarà approvato – è già stato calendarizzato nella commissione Affari costituzionali della Camera – ogni partito avrà l’obbligo di scegliere i propri candidati in base alle indicazioni degli elettori. Pena l’esclusione dai finanziamenti pubblici.

Tutto molto bello, molto democratico. Anche perché, come ricorda orgogliosamente Veltroni durante la conferenza stampa di presentazione, «le primarie, in Europa, le abbiamo portate noi del Pd. E oggi sono diventate un punto di riferimento per molti». Chissà cosa ne pensano i cinquantamila napoletani che qualche mese fa sono accorsi alle urne per scegliere il candidato sindaco del Partito democratico. Potevano optare per Umberto Ranieri o Andrea Cozzolino. Il prossimo 15 maggio, però, dovranno votare per Mario Morcone: dopo diverse accuse di brogli, i dirigenti del partito sono stati costretti ad annullare i risultati delle primarie. Una vicenda curiosa: se il progetto di Veltroni fosse già stato legge, il Pd avrebbe dovuto rinunciare a un bel po’ di soldi pubblici. Secondo la proposta dell’ex sindaco di Roma, infatti, il 50 per cento dei rimborsi elettorali saranno assegnati solo ai partiti che hanno scelto i propri candidati attraverso le primarie. 

Non solo. «Questo disegno di legge – spiega Veltroni, accompagnato dai parlamentari-costituzionalisti Stefano Ceccanti e Salvatore Vassallo – ha il compito di rilanciare la forza e la grandezza della politica». Parola d’ordine: trasparenza. Il ddl elenca alcuni “requisiti di democrazia interna”, i partiti che non ne terranno conto saranno esclusi dall’accesso a qualsiasi forma di finanziamento pubblico. Chi non inserisce nel proprio statuto i criteri di elezione degli organi dirigenti, le modalità per assicurare le quote rosa negli organi collegiali, le misure disciplinari previste per gli iscritti – solo per fare qualche esempio – dovrà fare a meno dei rimborsi elettorali. «I finanziamenti – precisa Veltroni – saranno condizionati alla vita democratica di ogni partito». Si prospettano tempi duri per movimenti come la Lega Nord, che ha celebrato il suo ultimo congresso una decina di anni fa.

Altro che viaggi in Africa. Walter Veltroni si candida a protagonista del rinnovamento politico italiano. E per evitare imbarazzanti dualismi, approfitta dell’occasione per prendere le distanze dagli altri leader Pd. Da Pier Luigi Bersani, ad esempio. Il segretario è pronto a sacrificare le primarie, magari in cambio di un accordo con il Terzo polo. Tesi sostenuta anche nel libro “Per una buona ragione”, da oggi in vendita: «Le primarie sono uno strumento importante – le parole di Bersani – Ma restano uno strumento, non un totem». 

La frecciatina a Massimo D’Alema è ancora più esplicita. Tempo fa il baffo più famoso del centrosinistra aveva proposto di aprire le primarie solo agli iscritti al partito, oggi Veltroni lo scarica così: «Io voglio fare un passo avanti, mica uno indietro. Tutti devono poter partecipare alle elezioni. Non c’è alcun rischio di inquinamento del voto. Se la mia proposta diventerà legge, le primarie di tutti i partiti si terranno in contemporanea, lo stesso giorno».  

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