A Cagliari il Pdl ha un candidato che non piace al Cav.

A Cagliari il Pdl ha un candidato che non piace al Cav.

Cagliari si avvicina al voto per il rinnovo del Consiglio comunale al ritmo, lento, di una campagna elettorale che non decolla. Sarà lo scarso appeal dei candidati, sarà la situazione di stallo alla quale l’amministrazione Floris ha condannato la città negli ultimi cinque anni, dopo una prima consiliatura certamente più dinamica e all’insegna dello slogan «Cagliari, città di bellezza». Il sindaco uscente ha perso il primo triennio del suo secondo mandato a inseguire la candidatura (sfumata per il niet di Berlusconi) alla presidenza della Regione e nell’ultimo biennio ha scontato i cattivi rapporti con Cappellacci, che non ha avallato uno solo dei progetti da anni in campo per il capoluogo. Oppure, nella migliore delle ipotesi, ha pagato le conseguenze di una crisi economica e politica che nel capoluogo sardo si è sentita più che altrove.

Perché la campagna elettorale non decolla? Sarà anche perché la chiesa, i poteri imprenditoriali e para-sociali, il sistema delle imprese e delle cooperative, il sindacato (gente che a Cagliari ha sempre spostato migliaia di voti) ha capito che la prossima non sarà una consiliatura con grossi bottini in palio. Esaurita la stagione dei centri commerciali, dei complessi residenziali, delle mega-opere da far progettare alle archistar, c’è da amministrare un debito comunale tra i più alti d’Italia, con un bilancio ingessato dal patto di stabilità e un rapporto tra dipendenti comunali e residenti (in costante calo, a vantaggio dell’hinterland) che inizia a farsi insostenibile, specie con l’arrivo del federalismo municipale.

Chi tra Massimo Fantola e Massimo Zedda, vessilliferi di centrodestra e centrosinistra, vincerà le elezioni sarà dunque chiamato ad amministrare una situazione non facile. E, in attesa di trovare l’idea giusta per dare un progetto di rilancio alla città, fatica ad accendere le fantasie dei cagliaritani. Il primo è il grande favorito: è riuscito a conquistarsi l’investitura nonostante tutti sappiano della sua avversione personale nei confronti di Berlusconi. Che, in palese controtendenza rispetto alle regionali vinte da Cappellacci nel 2009, non arriverà in città a sostenerlo. Rampollo di una delle famiglie storiche di Cagliari, ha alternato le docenze alla facoltà di Ingegneria alle partite a tennis sui campi di Monte Urpinu, mettendo assieme anche due legislature da consigliere regionale e una da senatore. Da sempre è l’uomo del referendum, epigono di Mario Segni e fondatore dei Riformatori sardi. Partito che da tre lustri sfiora la doppia cifra sulla scena politica sarda e che, a dispetto del nome, non è ancora riuscito ad ascriversi la rivoluzione amministrativa che propugna. Tanto che lo stesso Fantola, a chi gli chiede cosa abbiano mai riformato i Riformatori, risponde con ironia: «Diciamo che è un auspicio».

Il suo avversario principale è Massimo Zedda, consigliere regionale e comunale di Sel, che dal basso dei suoi 35 anni si propone come volto giovane (mentre Fantola, con il suo giubbotto North Sails, diventato un must della campagna elettorale, dall’alto delle sue 63 primavere fa sapere di essere “giovanile”), all’insegna di «Tutte le Cagliari che ci sono». A chi, anche da sinistra, lo prende bonariamente in giro per la propensione alla vita notturna e ai drink in piazzetta Savoia ribatte di «essere abituato a stare in mezzo alla gente». E a chi gli rimprovera il fatto di essere un politico di professione risponde che l’amore per la politica lo ha assorbito «talmente tanto da far passare in secondo piano l’università e gli altri impegni». Zedda è un tipico esempio di Re Mida elettorale: sempre vincente fin qui (come Fantola, del resto), sia nella corsa del 2006 per il Consiglio comunale che per quella alla Regione del 2009. Senza contare il più clamoroso successo della sua esperienza politica: la batosta inflitta, alle primarie di coalizione del 30 gennaio scorso, al potentissimo senatore del Pd Antonello Cabras, che ancora non si è ripreso. Il giovane candidato di Sel ha stravinto la consultazione, riuscendo a mobilitare i giovani e persino tanti militanti del Pd, stufi di scelte calate dall’alto. 

A contrapporsi ai candidati dei due poli c’è un vasto e frastagliato mondo della politica locale. Anzitutto il finiano Ignazio Artizzu (eletto in Regione, nel 2009, come il più votato tra i consiglieri del Pdl), che sogna di togliere a Fantola i voti necessari per vincere al primo turno. E poi almeno quattro candidati che andranno, invece, a pescare nel bacino elettorale alternativo al centrodestra: le indipendentiste Claudia Zuncheddu (che ha al suo fianco gli storici leader nazionalitari Gavino Sale e Bustianu Cumpostu) e Ornella Demuru (che ha ricevuto l’endorsement della scrittrice Michela Murgia), la “grillina” Emanuela Corda e la comunista “combattente” (pacificamente, nel nome dei più deboli) Michela Melotti. A completare il quadro il missino Gianmario Muggiri e la civica (altra espressione dei Meet up, ma non riconosciuta da Grillo) Patrizia Serra.

Chi vince? «Il meno peggio», secondo la vulgata kalaritana. Il quadro, per chi conosce la politica di questa città, è chiaro. Le undici liste che sostengono Fantola (Pdl, Udc, Riformatori, Centro giovani su tutte) sono fortissime, infarcite di candidati acchiappa-preferenze, mentre quelle dell’attuale opposizione sono state definite «debolissime» persino da più di un notabile Pd, il presidente della Provincia Graziano Milia in primis. Se non ci sarà voto disgiunto (se, in soldoni, quelli del Pdl non faranno pagare al candidato a sindaco il suo non essere berlusconiano) è molto probabile che il centrodestra vinca al primo turno. In caso di ballottaggio potrebbe verificarsi una riproposizione di quanto avvenuto nel 2010, in occasione delle provinciali: Zedda, in virtù di un’immagine giovane e vincente, potrebbe coronare la rimonta su un Fantola che, a fine maggio, non potrebbe più contare sull’effetto-trascinamento dei candidati a consigliere. Da destra e da sinistra l’analisi più ricorrente è comune: «Comunque vada, sarà un successo. Anche perché peggio degli ultimi cinque anni non può andare». 

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