Anche in Siria la rivolta blocca un circo italiano

Anche in Siria la rivolta blocca un circo italiano

Chi può, dalla Siria se ne va. Lo ha fatto, sei giorni fa, Claude le Roy, allenatore della nazionale di calcio siriana. Il francese, richiamato in patria a causa della situazione instabile dovuta alle proteste e alla repressione, ha rescisso il contratto in modo “amichevole”. Lo hanno fatto anche decine di siriani, che hanno cercato di oltrepassare il confine con il Libano e Israele. Lo ha fatto perfino Asma Assad, moglie del presidente Bashar al Assad. Fuggita ieri a Londra, forse perché in contrasto con la scelta del marito di servirsi della violenza per contrastare i manifestanti.

E poi c’è chi aspetta. Come Roberto Bellucci, titolare del circo pugliese Embell-Riva, con la sua famiglia e i suoi collaboratori, animali compresi. In una quarantina, compresi alcuni assistenti siriani, sono fermi da due settimane nella città portuale di Tartous, aspettando una nave che li riporti in Italia. «Dovremmo tornare sabato, ma hanno appena detto che forse la nostra nave è troppo grande per il porto di Bari», spiega stupito Bellucci. «Eppure non è un porto piccolo», aggiunge.

Il circo Embell-Riva, nato nel 1970, ha cominciato la sua tournée in Siria nel luglio dell’anno scorso. Hanno girato per Damasco, Aleppo, Hama. Le cose andavano bene, anche per gli affari. E poi sono scoppiate le rivolte, gli scontri e l’emergenza. «Abbiamo deciso di tornare prima, anche perché sono due mesi che non lavoriamo». Accampati in un campeggio, devono badare a se stessi e anche agli animali con i pochi soldi a disposizione. Il clima degli scontri non aiuta certo le persone a volersi distrarre andando al circo. L’aria è pesante. «Non mi chieda nulla su com’è la situazione qui. Il mio telefono è controllato», sussurra.
Allora si fa circospetto. E racconta che la storia del circo Embell-Riva in Siria è stata difficile anche per altri motivi. «Noi siamo stati ingannati», si mette a raccontare. «Il nostro manager, un egiziano, un chiacchierone, ci ha rubato tutti i soldi». Come? «Ha provocato una serie di buchi nel bilancio. Contattava gli sponsor, raccoglieva i soldi per il circo. Avevamo raccolto 300.000 euro in totale. Noi avevamo firmato una fideiussione di 30.000 euro. Poi quell’uomo è sparito». Con i soldi.

Senza denaro, e in mezzo alle proteste, il circo si è incamminato verso Tartous. Nel percorso hanno visto i carri armati del governo. E adesso, girare per le strade non è consigliabile. Ci sono «posti di blocco, controlli, cecchini». Per la sicurezza, è meglio «muoversi il meno possibile». Intanto, si aspettano notizie per il rientro, che dovrebbero arrivare in poche ore.

Una situazione che non è nuova alla famiglia Bellucci. Un altro ramo, composto dai suoi nipoti, è rimasto bloccato qualche mese fa dalle proteste della primavera dei gelsomini. In questo caso, in Tunisia. «Eh, loro erano molto più vicini» sospira. Un’altra compagnia di circo, in un altro Paese colpito dalle proteste contro i governi arabi. «Anche loro avevano gli animali. Ma noi abbiamo anche una scimmietta, l’abbiamo trovata qui». Ed è un po’ la loro mascotte.