Così la Lega vuole sfruttare l’occasione Giro d’Italia

Così la Lega vuole sfruttare l’occasione Giro d’Italia

Parte sabato il 94esimo Giro d’Italia. Un Giro più “padano” che mai, con la partenza da Torino e l’arrivo che, dopo due anni, ritorna a Milano. Sulle strade di Alpi e Dolomiti, potete scommetterci, tornerà a garrire il Sole delle Alpi.

Campagna elettorale gratis, oltretutto. La scena ormai si ripete da qualche anno. Il caso più clamoroso nel settembre 2008. Il campionato del mondo di ciclismo è a Varese e il rettilineo finale dell’ippodromo delle Bettole è un mare di bandiere verdi. Stessa scena ogni volta che le grandi corse a tappe toccano le regioni del nord. I giovani padani si organizzano, scendono in strada, cercano le telecamere. Sul sito del coordinamento brianzolo si possono leggere le chiamate alle armi per il Gran premio di Formula Uno di Monza.

«Portiamo le bandiere della Padania in mondovisione. Per far risplendere il Sole delle Alpi ovunque e per ridestare lo spirito battagliero dei Padani più titubanti» si leggeva già nel 2003. Non sono iniziative di pochi. Lo conferma Maurizio Piasini, responsabile sport dei giovani padani. «Un po’ di spontaneismo c’è e ci fa piacere – dice – ma le modalità vengono decise a livello provinciale. Le bandiere ci danno visibilità e rafforzano la nostra identità, che sopravvive nonostante secoli di sottomissione».

Come i baschi, insomma. «Esattamente come loro» conclude Piasini. Lungo i Pirenei, al Tour come alla Vuelta spagnola, l’ikurrina, la bandiera basca, c’è sempre. Un’idea che i Lombardi hanno mutuato. «I nostri militanti si organizzano per avere i posti migliori lungo il circuito, quelli in cui le bandiere si vedono meglio» spiega Marco Caccianiga, per anni assessore allo Sport a Varese.

«Rovinano gli eventi sportivi» commentano sui forum molti appassionati di bicicletta. I consiglieri comunali del Partito Democratico varesino avevano a lungo protestato per le bandiere al Mondiale di ciclismo. «Credono in questo modo di creare consenso» commenta Fabrizio Mirabelli, segretario cittadino dei democratici. «Lo fanno col ciclismo, ma anche con il calcio. Da quando il Varese è tornato in serie B, allo stadio li vedi sempre più spesso. Bossi si è preso la tessera numero 1, Speroni è un habitué del Franco Ossola».

Roberto Biorcio insegna Sociologia all’Università Bicocca di Milano. Pochi mesi fa ha pubblicato il suo ultimo libro, La rivincita del Nord. «Quella leghista è una strategia classica – spiega – Di solito per rafforzare un’identità nazionale si usa la cultura, ma loro sono sprovvisti di grandi intellettuali o artisti. Molto più funzionale lo sport, cassa di risonanza enorme. Ma pensate anche a un evento come Miss Padania».

Per Biorcio cercano una legittimazione della Padania nazione. «L’operazione in realtà è duplice: rafforzamento interno tramite i propri media e incuriosire all’esterno, soprattutto la stampa estera che a queste cose si appassiona. E poi loro i simboli li mettono ovunque: nelle scuole e o sulle strisce pedonali».

C’è poi la storia dei mondiali di calcio. Da tre anni la Padania è campione della Viva World Cup, la coppa delle nazioni non riconosciute. Roberto Bossi, figlio del leader leghista, è in squadra, il team manager è suo fratello Renzo.
Anche in questo caso le opposizioni non hanno apprezzato. «Nel 2009 hanno organizzato il torneo a Varese – spiega Fabrizio Mirabelli del Pd varesino –,  ovviamente hanno preso quattromila euro dal Comune. Lo sport è sempre la cenerentola dei loro bilanci. Ma quando c’è da farsi un po’ di pubblicità i soldi li trovano».

Non condivide Marco Caccianiga, leghista della prima ora e allenatore del Varese calcio. «Lo sport per noi è fondamentale. È uno dei primi assessorati che chiediamo nei comuni che amministriamo. Allo Sport e basta, non Sport e cultura o cose del genere. Ci teniamo noi e pensiamo anche i nostri elettori».

Un investimento politico. Ma redditizio? «Non molto per ora», sostiene Biorcio. «Nei loro circuiti informativi – prosegue – probabilmente fa presa, ma non credo che all’esterno il messaggio passi granché. Però se continueranno a insediarsi nelle istituzioni e disporranno di più soldi, le cose potrebbero cambiare». Intanto fra pochi giorni Carnia, Valtellina e Ossola dovranno assistere ad un nuovo tentativo di creare una coscienza nazionale mai decollata.