Dal festival di Cannes all’edilizia, la svolta di Kusturica

Dal festival di Cannes all’edilizia, la svolta di Kusturica

In questi giorni è a Cannes per presiedere la giuria della sezione «Un certain regard». Poi Emir Kusturica potrà tornare a occuparsi della costruzione di Kamengrad («Città di pietra»), allo stesso tempo scenografia per il suo nuovo film (Il ponte sulla Drina, tratto dal romanzo di Ivo Andrić) e investimento immobiliare. Un investimento non da poco. Il progetto costerà infatti tra i 10 e i 12,5 milioni di euro. La prima pietra sarà posata per San Vito, Vidovdan, il 28 giugno, data importante per la Chiesa serbo ortodossa e sacra anche per i nazionalisti, perché ricorre in quel giorno l’anniversario della sconfitta di Kosovo Polje del 1389. Gli architetti hanno disegnato un complesso di più di 50 costruzioni, che sorgeranno su 1,75 ettari nelle immediate vicinanze del ponte di Mehmed Paša Sokolović, Patrimonio dell’umanità dell’Unesco [FOTO], alla confluenza dei fiumi Rzav e Drina, nella città di Višegrad, dove era ambientato il romanzo. Quindi nella Republika Srpska, l’entità serba della Bosnia ed Erzegovina. Tanto che Kusturica ha presentato il progetto andando a braccetto con il presidente Milorad Dodik, che avrebbe staccato un assegno consistente (si tratta infatti di un partenariato pubblico-privato).

«Costruiremo una città», ha spiegato Kusturica, «che avrà l’aspetto di una città sorta trecento o quattrocentro anni fa. Sarà un misto tra i vari stili dell’impero turco, la monarchia austro-ungarica e uno speciale stile neoclassico serbo-greco. Tutte le case saranno edificate con i materiali edili più moderni, e rifoderate con pietre di vecchie case abbandonate dell’Erzegovina. Ci saranno un teatro, un cinema, la chiesa, l’edificio del Comune, hotel, negozi, mercati, laboratori artigianali, il consolato serbo e un piccolo porto per le barche».
Il presidente Dodik ha tessuto le lodi del regista: «Grazie a questo progetto diventerà il secondo personaggio più importante nella storia di Višegrad dopo lo stesso Andrić». E ha aggiunto di aver anche ottenuto l’appoggio del presidente della Serbia Boris Tadić. «Sono contento di prender parte a questo progetto», ha proseguito. «Conosco Emir da anni e quando mi ha parlato di quest’idea, quando ho visto il suo entusiasmo, l’energia e un approccio quasi infantile, non potevo non crederci. A momenti pensavo che avrebbe rinunciato, che si sarebbe stancato, ma non è successo. Senza di lui non possiamo fare niente ed è nel nostro interesse tenercelo stretto».

Alla costruzione di Kamengrad lavoreranno alcune migliaia di persone e, a progetto ultimato, almeno 150 cittadini di Visegrad saranno assunti per la manutenzione. «Spero che i miei film non me ne vogliano», ha detto Kusturica, «ma è questa la più grande realizzazione della mia vita. È questo che lascerò in eredità alle nuove generazioni. Questa nuova città sarà il monumento per l’artista più grande che abbiamo mai avuto: Ivo Andrić. Basta demolizioni e rovine, è giunta l’ora di costruire, questo monumento non potranno distruggercelo», ha concluso coi toni polemici tipici della matassa postbellica.

Una polemica che certo non risparmia l’eredità di Ivo Andrić, che in quanto «scrittore jugoslavo» (premio Nobel per la letteratura nel 1961) è sottoposto a una vera spartizione. Il suo fondo è diviso tra Bosnia (Travnik, Federazione croato-musulmana, dove era nato) e Serbia (Belgrado). Ma ora si è aperta anche la guerra sui diritti. La Fondazione Ivo Andrić di Belgrado ha fatto causa alla sezione bosniaca di Matica hrvatska, una delle più antiche istituzioni culturali croate, rea di aver pubblicato gli scritti dell’autore de Il Ponte sulla Drina nella collana «La letteratura croata della Bosnia ed Erzegovina». Secondo Belgrado, lo scrittore aveva scelto di appartenere alla letteratura serba e quindi i suoi romanzi non possono essere pubblicati «come se fossero patrimonio di un’altra nazione». (Simili battaglie si sono aperte sulla «vera nazionalità artistica» di molti scrittori jugoslavi: Mehmed Meša Selimović, Mirko Kovač, Danilo Kiš, Bora Pekić, Isak Samokovlija). Su Andrić il tribunale di Sarajevo ha dato in prima istanza ragione alla fondazione serba, e adesso si aspetta il verdetto di secondo grado…