Pordenone, l’enclave di centrosinistra prova a perdere

Pordenone, l’enclave di centrosinistra prova a perdere

PORDENONE – All’ex convento di San Francesco, Miria Coan, dirigente comunale del settore Cultura, Istruzione e Sport dà un grande rinfresco per salutare i colleghi. Va in pensione. Entro fine maggio altri quattro la seguiranno. Gli uffici si svuotano. Se non fosse una squadra tecnico-amministrativa ma di calcio si direbbe che «è finito un ciclo». Sergio Bolzonello, 51 anni, per dieci sindaco di centrosinistra di Pordenone è a fine mandato. La prima volta, nel 2001, sorpassò e vinse al ballottaggio. La seconda, cinque anni fa, non ci fu partita. Si impose con il 64,50% lasciando a Giuseppe Pedicini (che stavolta si ricandida per Pdl e Lega Nord) solo le briciole. Ma il 2006 era l’anno in cui vinceva Prodi e in cui sembrava che il futuro del centrosinistra fosse radioso e felicemente intrecciato a quello di molti «civici», come lui, che stavano credendo nella nascita del Pd e meditavano per la prima volta l’ingresso in un partito. Il 2006 era anche prima della grande crisi che si è fatta sentire eccome da queste parti, mettendo in ginocchio i mobilifici e le mitiche piccole e medie imprese locali. Una situazione a cui più recentemente si è aggiunta la preoccupazione per il possibile trasloco in Polonia della base aerea Usa di Aviano che dà lavoro a un bell’indotto.

Ai nostri giorni questa enclave comunale di centrosinistra racchiusa in una matrioska (Provincia, Regione, Governo) berlusconiana e leghista sembra vacillare. Anche perché oltre all’erede designato di Bolzonello, l’ingegnere elettronico Claudio Pedrotti, la sinistra schiera altri due candidati: uno sostenuto da Sel e Idv (Giovanni Del Ben) e un assessore (alle Politiche Sociali) scissionista, Giovanni Zanolin, che ha creato una sua lista, il Ponte (nome che va sicuramente di traverso ai bolzonelliani; la loro lista, fin dal 2001 si chiama, infatti, Il fiume). Bolzonello ha cambiato molto la città (nel 2005 ha anche inaugurato il Teatro Verdi, non proprio architettonicamente gradito da tutti) e spinto molto sulla cultura (ora si tengono qui diverse importanti kermesse letterarie e cinematografiche). Eppure la spinta propulsiva sembra un po’ esaurita.

«Ma no», assicura lui, preparandosi a gustare le tartine d’addio della sua dirigente. «Il “caso” Pordenone può continuare. Abbiamo lavorato a segnare discontinuità a livello di persone, di nomi in lista, perché era giusto rinnovare, e continuità quanto a progetto di governo cittadino. Se la legge consentisse un terzo mandato penso che non avrei problemi a essere riconfermato con il 65-70 per cento dei voti. Ma è giusto che ci sia un ricambio. È importante tagliare le commistioni tra economia e politica dopo un po’ di anni di eccessiva confidenza. Un decennio alla testa di una città è già tanto. Le idee si sclerotizzano dopo troppo tempo al potere. Anche se è un po’ paradossale che questa alternanza ci sia solo tra i soldati di trincea, tra gli amministratori locali, mentre nelle alte sfere nazionali non c’è un limite temporale». Bolzonello è ormai in politica da una vita. Ha cominciato ventottenne come assessore al Bilancio e, prima di diventare sindaco, è stato capogruppo di opposizione. Stavolta aveva dichiarato che non si sarebbe ricandidato nemmeno come consigliere, invece, poi, dice «di aver ceduto alla richiesta degli amici» ed è capolista de Il fiume.

«Sono contenti del mio operato», si vanta. «Persino il candidato sindaco dell’opposizione, Giuseppe Pedicini, sembra voler segnare continuità con quanto ho fatto. Non ha scelto uno slogan di rottura (ha optato per «La persona giusta»). Non mi ha criticato apertamente perché sa che in città resto amato. E sul sito web che si è fatto per la campagna elettorale mette spesso fotografie in cui è con me (lui è assessore al Bilancio e all’Innovazione della Provincia). Pochi giorni fa ne ha pubblicata una in cui eravamo insieme in gondola [FOTO], quando siamo andati da Pordenone (Portus Naonis; era il Porto più settentrionale della Serenissima) a Venezia».

Per sé delinea così il futuro: «Torno al mio studio di commercialista». Ma la politica? Un futuro a Roma o a Trieste? «Non sono disponibile a essere messo in lista se considerato solo un candidato in grado di portare voti del territorio al partito. Non ne ho bisogno. Ho già un’indipendenza economica molto considerevole. E non mi eccita l’idea del “papa straniero” per il Pd. Sarei invece disposto a rimettermi in gioco se il centrosinistra proponesse un’idea del Paese molto diversa da adesso e cercasse qualcuno per elaborarla e farla crescere assieme».

«Il problema è che i partiti continuano a far fatica a capire l’esperienza civica. Nel 2008 ho accettato l’invito di Walter Veltroni di entrare nel Pd, ma specificando più volte che volevo continuare a sentirmi un cittadino libero, non un uomo di apparato. E che poco me ne interessava, o nulla, delle correnti, delle fresche e delle frasche… Mi affascinava la sua idea di costruire un movimento più leggero, sull’esempio del Partito democratico americano. La realizzazione di questo obiettivo si è dimostrata molto difficile. Io in quell’area politica voglio stare a pieno titolo, non da ospite. Ma rivendico di non dover essere legato a D’Alema, a Bersani, a Franceschini o a Gesù Bambino… Io non dico che il progetto del Pd sia fallito. C’è la forza per continuare e per migliorarci. Ma certo c’è stata una fusione a freddo tra Ds e Margherita che in molti casi non ha funzionato. E, soprattutto, rispetto all’idea iniziale, i civici, la società civile, da cui io provenivo, la cosiddetta terza gamba del partito, fa molta, moltissima fatica».

Il successore scelto da Bolzonello è Claudio Pedrotti, 60 anni, ingegnere elettronico. È responsabile europeo dell’information technology di Electrolux per il settore white good (il bianco, ovvero gli elettrodomestici per la casa; lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e cucine). Per questo da dieci anni fa il pendolare tra Pordenone e Bruxelles (e di conseguenza ha scelto lo slogan «I piedi a Pordenone, la testa in Europa» (l’avversario Zanolin ha polemicamente ribattuto: «Con il cuore e con la testa a Pordenone»). Vuole che l’incontro sia nella nuova biblioteca restaurata da Bolzonello, perché vuole presentarsi come «la continuità assoluta». «Vado molto in giro», spiega, «non ero molto conosciuto prima in città». Del predecessore dice: «È un grande. È stato un sindaco bravissimo. Un sindaco un po’ leghista. Uno che conosce veramente la città, che parla con tutti, anche in dialetto». Leghista? «Cioè… magari non è vero che i sindaci leghisti siano così bravi, ma nell’immaginario collettivo locale si tende a dirlo…».

«Siamo in una situazione nuova. La crisi ha picchiato duro e se c’è qualche ripresa dal lato economico, non ancora sotto quello occupazionale. C’è tutta una fascia di povertà ancora non percepita. Se c’è una famiglia con un mutuo sulla casa e il padre perde il lavoro e va in cassa integrazione, già inizia una certa criticità economica. Abbiamo fenomeni di povertà transitoria, anche perché si era abituati dagli alti redditi precedenti ad alti consumi. Dobbiamo aiutare queste famiglie ma anche lavorare sull’educazione; perché le finanziarie qua stanno avendo un ruolo devastante. Prestano e vanno a prelevare alla fonte. E c’è gente indebitatissima. Ufficialmente non sono tassi usurari, ma le tecniche e le dinamiche si avvicinano allo strozzinaggio. Abbiamo poi molte separazioni e divorzi e le ex coppie continuano a vivere sotto lo stesso tetto per questioni economiche, perché non possono permettersi due affitti. Insomma, ci sono diverse situazioni di sofferenza. E dobbiamo anche sfatare la propaganda del centrodestra. Non è vero che gli aiuti sono andati solo agli extracomunitari. Qui a Pordenone, è metà e metà. Anzi il 54% va ad italiani».

E il Pd? «Il Pd ha portato qui diversi parlamentari ed è venuto anche il segretario Bersani. Li ringraziamo. Purtroppo la partecipazione della gente in genere è stata bassa. Questi grandi partiti non possono avere molta agilità sul territorio. Le iniziative organizzate dalla Lista Il fiume di Bolzonello e anche dall’altra piccola lista civica che mi sostiene, la lista cattolico-solidaristica Vivo Pordenone hanno avuto più successo in termini di pubblico. Soprattutto abbiamo fatto il pieno con uomini del mondo del basket – sono un patito di pallacanestro – tipo Ettore Messina e Flavio Tranquillo». Pedrotti alla fine del ciclo del centrosinistra a Pordenone non vuole – ovviamente – credere. «Al primo turno soffriremo perché andiamo molto divisi. Il tiro da tre punti me lo lascio per il ballottaggio».

Per approfondire clicca sul nome del candidato:

Claudio Pedrotti
Pd, Lista Bolzonello-Il Fiume, Vivo Pordenone. 

Giuseppe Pedicini
Pdl, Lega Nord, Pensionati, Nuova Pordenone.

Giovanni Del Ben
Lista civica Del Ben per Pordenone, Sel, Idv.

Giovanni Zanolin
Il Ponte.

Alberto Rossi
Api, Fututo Pordenone.

Maurizio Salvador
Udc.