A Roma la manovra la pagano morti, turisti e pubblicitari

A Roma la manovra la pagano morti, turisti e pubblicitari

ROMA – Tra tagli in bilancio, tasse e nuove voci di spesa, accade tutto a distanza di poche centinaia di metri. A Palazzo Grazioli il ministro dell’Economia Giulio Tremonti illustra la manovra finanziaria al premier Berlusconi. Dall’altra parte di Piazza Venezia – nell’aula Giulio Cesare del Campidoglio – i consiglieri romani si apprestano ad approvare la manovra della Capitale. Diverse le cifre: 388 milioni di euro per il documento al vaglio dell’assemblea capitolina, oltre 40 miliardi per quello studiato a via XX settembre. Simili, almeno per ora, le critiche giunte dalle opposizioni. 

Il provvedimento presentato dalla Giunta Alemanno – che accompagna un bilancio di previsione per il 2011 da 9,4 miliardi di euro – ha il difficile compito di far quadrare i conti dopo i tagli agli enti locali previsti dal Governo. Tra mancati trasferimenti statali e regionali, il Comune ha dovuto fare a meno di oltre 284 milioni di euro. Minori entrate cui vanno aggiunti 100 milioni di euro di maggiori spese (divise tra oneri finanziari ed esigenze irrinunciabili). 

Ecco allora il piano: la manovra cittadina prevede di risparmiare 97 milioni di euro “razionalizzando” beni, servizi e personale. 291 milioni, invece, arriveranno da nuove entrate. Già, ma chi paga? I turisti, anzitutto. Oltre 70 milioni di euro saranno garantiti dalla discussa tassa di soggiorno. Il sovrapprezzo applicato per ogni notte passata in un albergo della città, in vigore dallo scorso gennaio. E siccome la bellezza di Roma – business turistico compreso – non conosce crisi, aumentano anche i biglietti di musei e aree archeologiche. Sia chiaro: solo per i non residenti. Un euro in più per visitare il Planetario, i mercati di Traiano, l’Ara Pacis. Per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia sarà più caro anche l’ingresso al museo della Repubblica romana e della memoria garibaldina. Da 5,50 a 6,50 euro. 

Più di settanta milioni di euro arriveranno dal ritorno dei dividendi delle aziende municipalizzate, prima tra tutte Acea. Altri 24 milioni dal recupero dell’evasione dell’Ici. Ma non è finita qui. La Giunta capitolina ha deciso di ampliare l’elenco dei siti per cui sarà necessario corrispondere un balzello prima di girare film o spot televisivi. A piazza di Spagna, Gianicolo e Villa Borghese si aggiungono, tra le altre, piazza Farnese, Villa Ada e Ponte Milvio, quello dei lucchetti di Moccia. Si pagherà anche per fotografare le bellezze storico-artistiche che saranno usate in manifesti, calendari e cartoline. Una tassa che varierà a seconda della tiratura e del formato del prodotto finale.

Aprono il portafogli turisti, registi, pubblicitari e persino i cittadini passati a miglior vita. Se la manovra sarà approvata, costerà di più anche morire: il provvedimento contiene un piccolo aumento del costo dei loculi al cimitero (disposizione già prevista per lo scorso anno e poi congelata).

L’opposizione di centrosinistra promette battaglia. I tempi per l’approvazione finale, intanto, si accorciano. In linea teorica il bilancio comunale dovrebbe essere votato – pena commissariamento – entro il 30 giugno. Con ogni probabilità il Governo concederà una proroga. Fino a giovedì il dibattito in aula Giulio Cesare proseguirà fino a sera. Da venerdì si passerà al voto degli emendamenti. 

«Non sono felice di questa manovra – ha ammesso l’assessore al Bilancio Carmine Lamanda – ma senza aumentare le imposte e con i trasferimenti erariali in automatica contrazione siamo riusciti a ridurre le spese garantendo le stesse prestazioni». Il vicepresidente della commissione Bilancio, il pd Alfredo Ferrari non è d’accordo: «Alemanno non sa immaginare un modo per far crescere la città. Venuto meno il sistema dei trasferimenti statali, serve un altro sistema per permettere lo sviluppo: c’è bisogno di sostegno al reddito e all’occupazione; sostegno alle imprese; bisogna puntare sulle infrastrutture».

In ogni caso, taglia corto Lamanda, la macchina amministrativa della capitale rimane una delle più virtuose, perché «non particolarmente pesante». E stando ai dati forniti, l’assessore sembra avere ragione. Roma si conferma una delle metropoli con il minor numero di dipendenti (un impiegato comunale ogni 104 abitanti, contro gli 84 di Milano, i 74 di Napoli e i 69 di Bologna). E, a sorpresa, anche una delle più “economiche”: rapportando i trasferimenti erariali dello Stato al numero dei cittadini, si scopre che Roma riceve 577 euro per ogni abitante. A Milano, per fare un esempio, ogni cittadino ci costa 13 euro in più.

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