Berlusconi? “Una figura materna per gli italiani”

Berlusconi? “Una figura materna per gli italiani”

L’immagine pubblica di Silvio Berlusconi è in declino: l’incantesimo sta svanendo. E ora, quasi come un risveglio, ci si comincia a chiedere come ha potuto dominare, per tutto questo tempo, la scena pubblica e l’immaginario collettivo di moltissimi italiani. Alcuni conquistandoli, altri affascinandoli, altri ancora disgustandoli. Di sicuro, non lasciandoli indifferenti. La spiegazione più bizzarra, ma forse più interessante, l’ha proposta Alessandro Amadori, direttore del Coesis Research nel suo ultimo libro: “Madre Silvio”. Linkiesta l’ha sentito, per capirci qualcosa di più.

Buongiorno, prof. Amadori. Lei sostiene, nel suo libro, che Berlusconi, per l’Italia, sia come una madre. ammetterà che si tratta di una tesi insolita.
Mi rendo conto che non sia facilissimo da capire. Il primo a non crederci, quando l’ho formulata, ero proprio io. E ci ho messo del tempo ad accettarla.

Le credo. Ma, in sostanza, cosa significa?
È un’idea nata in collaborazione con una mia collega, alla quale va tutta la mia gratitudine. Non riuscivo a capire perché, da anti-berlusconiano, l’ipotesi che venisse sconfitto, il 14 dicembre scorso, al voto di fiducia in parlamento, mi lasciasse in fondo a disagio, e non entusiasta. La mia collega mi ha suggerito questa intuizione che per me è stata fulminante.

Ci spieghi meglio.
In poche parole: l’atteggiamento di Berlusconi nei confronti dei suoi elettori è accuditivo, lenitivo. Utilizza codici femminili, con i quali instaura una relazione uguale a quella tra madre e figlio, duratura e affettuosa. Questo gli permette di essere amato, e di mantenere il potere. Perché alla propria madre si perdona tutto.

Mi permetta di contraddirla: Berlusconi ha sempre dato un’immagine di sé anche fin troppo virile. Le donne, il sesso, il decisionismo. Come può diventare una madre per i suoi elettori?
Stia attento: quello è il lato della comunicazione. In quel senso Berlusconi è del tutto maschile: dà un’immagine eroica, combattiva, di conquista, di successo e di seduzione. Pensi solo a quello che ha detto dopo la recente sconfitta alle amministrative: «Se perdo, le mie forze sono triplicate». Quello a cui penso io è il lato della relazione. Lì è tutta un’altra storia. Berlusconi cerca, vuole e ottiene una relazione di affetto. Cerca il consenso, in modo spasmodico. Vuole amore.

Cioè?
Ha un atteggiamento amoroso, oblativo, generoso. Altruistico. Anche troppo, perfino in situazioni caricaturali come il bunga bunga: lì il suo lato oblativo emerge quasi in modo eccessivo. È un uomo femminile. Del resto, anche dal punto di vista estetico, Berlusconi ha una cura del corpo da donna. Mussolini, forse l’unico altro italiano ad aver avuto una popolarità comparabile alla sua, era un’icona maschile. Berlusconi no. Pensi solo alla cura per i capelli, alla pulizia, al sorriso. Alla scelta dell’abito come un’immagine per rappresentarsi. Maschile nelle parole, e femminile nelle relazioni. Ecco, direi che è un leader transgender.

Addirittura.
Sì, ma solo in questo senso, sia chiaro.

E quindi agli italiani piacerebbe un leader che mescoli in sé maschile e femminile?
Ne sono convinto. Penso anzi che sia una caratteristica che affascini sempre. In particolare, il clima psicologico dell’Italia nel ’93 e ’94 era di instabilità e paura. E poi è arrivato Berlusconi: diceva parole maschili, ma parlava un linguaggio femminile. Ci ha rassicurato, con un lessico molto semplice e molto diretto. Ci ha sedotto – non tutti, sia chiaro – rassicurandoci e cullandoci per anni. Non ha conquistato tutta la società, che rimane comunque diversificata, ma pensi che fino a qualche anno fa il suo consenso toccava il 60%. E ritengo che le televisioni non c’entrino.

Come no?
Senz’altro sono una potenza di fuoco, che aiuta a diffondere i propri messaggi. Ma la vera forza di Berlusconi è stata quella di interpretare il bisogno profondo della società. La leadership, quando nasce, nasce dal basso, non dall’alto.

E ora?
Ora il meccanismo si è rotto. Berlusconi non sa più ascoltare i suoi elettori. Si è de-sintonizzato. Se non lo si coglie ancora a livello nazionale, di sicuro le cose hanno cominciato a cambiare a livello locale, come si è visto alle ultime elezioni. Si va avanti.

Ecco. Secondo questo schema, si può dire che anche Pisapia incarni una figura materna?
Assolutamente sì. Certo. Rassicurante, calmo. Anche lui accuditivo. Più materno della Moratti, che pure era una donna. Ma il suo linguaggio era freddo. E poi aggressivo: richiamava la lotta, la paura, la guerra. E infatti ha perso.

Sembra un modello che superi la divisione tra destra e sinistra. O sbaglio?
Sa, noi italiani non cambiamo mai. Noi, in fondo, non amiamo competere, lottare. La meritocrazia ci convince poco. Siamo ancora, nel profondo, attaccati a un matriarcato tribale. È un codice antico. Per anni, il nostro punto di riferimento è stata la Dc. Che non a caso, era la Balena Bianca, un simbolo femminile per eccellenza.

Sembra che tutto torni. E all’estero com’è la situazione?
In Francia, per esempio, è molto diverso. Sarkozy e Berlusconi sono simili sono in via superficiale. Il primo ministro francese è l’erede psicologico del re di Francia. Combattivo, guerresco. Fa le guerre, le fa davvero. Del resto la Francia ha una lunga tradizione di figure maschili con codici maschili, pensi a Napoleone. E Sarkozy è nel solco.

Già. E la Germania?
Angela Merkel è forse il corrispettivo più interessante di Berlusconi. È un’ibrido sessuale. Una pseudo-mamma, molto maschile. Cioè, per la biologia è una donna, ma nei comportamenti e nei modi di pensare è maschile. Anche qui si conferma che chi sa sintetizzare elementi contraddittori poi ha successo.

Resta solo Obama.
Sì, lui è quello più femminile. Codici rassicuranti, vicini al sentimento popolare. Cambiamento, ma con dolcezza. In questo senso è molto vicino a Berlusconi. L’unica vera differenza, per Berlusconi, è l’assenza di una first lady. Che non è un caso.

Si spieghi.
Berlusconi è un uomo che basta a se stesso. Occupa la scena e non lascia spazio ad altri. Sarkozy e Obama hanno molto beneficiato della figura femminile che li accompagna. Berlusconi no, lo avrebbe messo in difficoltà. E non solo dal punto di vista mediatico: anche nella vita. È un uomo destinato alla solitudine. Basta a sé, e non sa entrare in relazione profonda con altre persone. Sembra che non lo abbia mai fatto, come testimonia la sua vicenda familiare, e le sue ultime avventure sessuali, da cui trapela un senso di malinconia, di disperazione. Che agli italiani non piace.

E come finirà la sua parabola politica? Farà un ultimo atto tragico?
No, sarà un lento declino. Ormai, politicamente, è come l’Orlando furioso, senza senno. Porterà la legislatura fino al 2013, si candiderà ancora e perderà. Andrà all’opposizione e pian piano sparirà dalla scena politica.

E chi prenderà il suo posto?
Non lo so. Ma di sicuro, all’orizzonte non c’è ancora nessuno. Nel ’94 la crisi politica era più forte, ma c’erano possibili leader. Ha vinto Berlusconi, ma all’epoca Di Pietro aveva l’80% dei consensi. C’era scelta. Ora, invece, è il vuoto.

Faccia almeno un’ipotesi.
Sui leader, non ho idea. Potremmo finire come il Belgio, che va avanti, ma che non ha un governo. La soluzione, però, non sarà drastica. Con Mani Pulite, siamo l’unico paese occidentale che ha avuto una rivoluzione interna e non ha cambiato nulla. Gattopardesco, ma ha anche i suoi lati positivi: per esempio, è un paese solido.

Quindi, dopo tutti questi anni, Berlusconi le mancherà?
Sì. È un uomo che non mi ha conquistato, ma affascinato. Un personaggio, raro, nel bene e nel male, unico e sorprendente. Ha saputo accumulare una fortuna e svariati successi politici e poi, in un anno, è riuscito a bruciare quasi tutto. È da film, da romanzo, da fumetto. Gli storici considereranno questo periodo come un’anomalia, non lo capiranno. E un po’ ci dispiacerà.

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