Monti, il rione di Napolitano dove si rischia la vita per niente

Monti, il rione di Napolitano dove si rischia la vita per niente

ROMA – «Certo che qui è proprio pieno di turisti» aveva detto pochi mesi fa uno dei nuovi avventori del rione, sciarpetta al collo, Repubblica (o Fatto quotidiano, ormai fa figo uguale) sotto braccio e tono (nordico) indignato di chi vorrebbe vivere in un paese ma al centro della città. «E grazie, stamo ar centro de Roma. ’Ndo devono anna’ i turisti, a Tor Bella Monaca?» è stata la risposta di Roberto, il giornalaio storico di Monti, quello che apriva alle 5 di mattina e che ha venduto la sua edicola perché voleva tornare a vivere nelle Marche, sua regione d’origine.

Benvenuti alla suburra, rione Monti, il primo quartiere di Roma. È un posto strano. A pochi passi dalla stazione, e praticamente in bocca al Colosseo e ai piedi del Quirinale. A pochi passi da qui “comprarono casa” all’ex ministro Scajola. Monti, dicevamo. Accogliente sempre, si trasforma durante il giorno fino a diventare la tappa obbligatoria delle serate romane. Vip che passano a ogni ora a piedi o in bicicletta – i Parioli non vanno più e Trastevere è occupato dagli stranieri – e persone che rimangono in piazzetta fino alle 4 di notte rendendo il sonno una chimera. Se però prima tutto questo rientrava nel tacito accordo tra un abitante e il suo quartiere, adesso il clima è cambiato.

Sabato scorso Alberto Bonanni, 25 anni, musicista, ha avuto una lite  con un residente sceso in strada con la frusta per protestare a modo suo contro il frastuono. Poco dopo, il ragazzo è stato aggredito da quattro persone che lo hanno lasciato a terra agonizzante e ora lotta tra la vita e la morte. Già a gennaio c’era stato un episodio simile: un giovane turista lasciato a terra con il naso rotto perché colpevole (secondo la ricostruzione popolare) di avere chiesto a qualcuno del posto se aveva qualcosa da fumare. Le persone che erano in piazzetta hanno raccontato che tutto è successo nel giro di un minuto. Nessun segnale precedente, nessuna colluttazione.

A Monti non era mai successo. È uno dei pochi quartieri della capitale dove trovi ancora lo spirito romano, dove il mercato non è stato spostato dalla sua sede originaria di via Baccina e il barista ti chiama per nome e ti prepara la colazione ancora prima che tu la chieda. Ex zona di case chiuse, ti fa ancora incontrare in via dei Capocci le antiche “signorine” mandate in pensione anticipatamente dalla legge Merlin ma rimaste affezionate al luogo dove Nerone girava travestito per scoprire gli umori del popolo. 

Monti è innegabilmente un quartiere chic. Non a caso è il quartiere del presidente Napolitano, residente in vicolo de Serpenti, che quando venne eletto chiese insieme alla moglie Clio (che frequenta ancora la profumeria all’angolo di casa) di non toccare la macchina dove dormiva Angelo, il barbone adottato dal rione. Da anni l’auto grigia era parcheggiata sotto l’abitazione del capo di Stato, e là è rimasta fino a poco tempo fa, quando Angelo è morto. Al funerale c’erano tutti, compresi i ristoratori che per tanto tempo gli avevano dato la cena e che non si erano mai lamentati quando passava davanti ai vari ristoranti chiedendo a voce alta: «Come vaaaaaaaaaa?».

Ma Monti non è solo Napolitano e signora. È il quartiere che si è ritrovato per dare l’ultimo saluto al regista Mario Monicelli. La vedova, Chiara Rapaccini, ha una bottega artigiana in via del Boschetto. Passeggiando lì, tra via Urbana, via Milano, via Panisperna, Leonina, puoi ritrovarti a conversare con Valentino Parlato, lanciare un’occhiata a Serena Dandini, osservare Maria Laura Rodotà andare in bici, scambiare due parole con Piero Stecchiotti, il macellaio comunista simpaticamente soprannominato pol pet.

Mai un parcheggio a Monti, mai. Nemmeno negli anni ’80, quando i sensi unici erano solo un suggerimento, e il quartiere non era ancora stato trasformato nella “Montmartre” romana, piena di nuovi arrivi disposti a vivere in uno scantinato pur di non rinunciare alla Piazzetta e a ciò che la circonda. Scendi da casa, o rientri, con la certezza di incontrare qualcuno, il collega di lavoro o l’ex compagno di scuola che ora è in politica e ogni volta prova a convincerti a votarlo nella circoscrizione. 

Un punto d’aggregazione, con piccoli bar, negozi raffinati (che ora si chiamano Boutique), ristoranti e sanpietrini, quelli originali, i famosi “serci”, con cui monticiani e trasteverini combattevano le loro battaglie quotidiane. Dove le vie salgono, scendono, si aggrovigliano e stupiscono sempre e lo smog non è fetore ma solo parte dell’atmosfera di casa. Ed è strano pensare che laddove arrivano da tutta Roma per l’indiano di via dei Serpenti, o per uno dei giapponesi più “in” della capitale, o per trastullarsi alla vineria Tre scalini con un bicchiere in mano, si possa rischiare la vita per una lite che sembra più adatta alla periferia di Marsiglia che al salotto buono della capitale.

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