Grazie all’indagato Penati il Pd riscopre l’unanimismo

Grazie all’indagato Penati il Pd riscopre l’unanimismo

E così il Pd scoprì l’unanimismo. Peccato che per non litigare ed esternare in libertà (a voce o via facebook) sia servita l’iscrizione nel registro degli indagati di uno dei dirigenti di spicco, Filippo Penati. «Come sempre abbiamo fatto, confermiamo piena fiducia nella magistratura e pieno rispetto del suo lavoro. Siamo altresì fiduciosi che Penati, che ha ben amministrato in questi anni sul territorio, possa dimostrare la sua estraneità ai fatti oggetto dell’indagine». Parole del segretario metropolitano milanese (e sindaco di Cormano) Roberto Cornelli. E parole da tutti ripetute. Il segretario regionale lombardo Maurizio Martina e il capogruppo in Regione Luca Gaffuri si esprimono in carta carbone. Pier Luigi Bersani, da Roma, in Transatlantico: «La magistratura faccia il suo mestiere per accertare questa vicenda. Credo che alla fine sarà in condizione di verificare che sono cose senza fondamento». Matteo Mauri, capogruppo del Pd in consiglio provinciale: «Sono convinto che Penati saprà dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che oggi sono oggetto di indagine. Penati, in tutti questi anni in cui ha ricoperto incarichi di primissimo piano, ha sempre dimostrato grande professionalità e capacità di innovazione, facendo il bene delle comunità che ha amministrato, anche con il coraggio di saper remare controcorrente. Ribadiamo, come sempre facciamo in questi casi, la nostra piena fiducia nell’operato della magistratura. Non siamo tra quelli che vanno a manifestare sotto i palazzi di giustizia. Non siamo garantisti a giorni alterni, lo abbiamo sempre dimostrato».

E così via, tutti gli altri, neoassessori al Comune di Milano e consiglieri regionali, ed esponenti vari del Pd lombardo. Piuttosto inutile cercare di assediare questo ritorno di fiamma di centralismo democratico. Quello che filtra in più è poco e anonimo: proprio non è andata giù la posizione «di quei rompicoglioni di alleati» (leggasi Idv) che hanno chiesto le dimissioni immediate di Penati da vicepresidente del Consiglio regionale. E ancora, che nel partito è ormai «abbastanza condivisa» la linea di chiedere all’ex sindaco di Sesto San Giovanni «una decisione misurata: l’autosospensione. E poi si vedrà».

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter