Il cardinal Bertone vuole il Toniolo prima che arrivi Scola

Il cardinal Bertone vuole il Toniolo prima che arrivi Scola

Sembra che il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, abbia molta fretta di concludere il suo progetto. Quasi una febbre, secondo alcuni vaticanisti. La situazione, del resto, lo merita: l’idea di Bertone è creare un maxi-polo ospedaliero dispiegato sul territorio italiano, che comprenda il Bambin Gesù, l’Ospedale Casa Sollievo dalla Sofferenza di San Giovanni Rotondo (un’ipotesi di pochi giorni fa), il San Raffaele e il Gemelli. Il tutto, coordinando questi centri d’eccellenza della sanità nazionale, sotto il controllo (e a beneficio) del Vaticano.

Agisce con urgenza, perché gli ostacoli sono parecchi, e il cardinale deve giocarsi la partita in più campi allo stesso tempo. Il San Raffaele, senz’altro, attraversa una fase complicata e piena di rischi, dalla portata non ancora chiara. Per queste ragioni, il Vaticano si mostra prudente e le proposte di intervento da parte dello Ior, la banca vaticana, con l’ipotesi di un aiuto di un benefattore laico ed esterno (si parla, ma non è confermato, di George Soros) non sono definite.

Più difficile ancora, però, è la partita per il Gemelli, per il cui controllo esiste un passaggio obbligato: l’Istituto Toniolo. Qui si scontrano gli interessi delle varie e variegate componenti del mondo cattolico.
L’istituto Toniolo di Studi Superiori è fondatore dell’Università Cattolica. Al suo comitato di controllo fanno capo 5 atenei e 14 facoltà, oltre che il Policlinico Gemelli, e dà lavoro a 1.400 docenti e 6.000 dipendenti. Un giro d’affari importante: viene definito “la cassaforte” della Chiesa italiana, e si capisce subito perché susciti tanto interesse.

L’operazione di Bertone era cominciata nel febbraio di quest’anno, quando prima a voce e poi per iscritto, si rivolge al cardinale Dionigi Tettamanzi, che guida l’Istituto dal 2003 (grazie alla nomina arrivata dall’allora presidente della Cei Camillo Ruini), per lamentarsi della gestione dell’ente e della direzione amministrativa, affidata dallo stesso Tettamanzi a Enrico Fusi nel 2008. Meglio cambiare tutto: il segretario di Stato chiede le dimissioni dello stesso Tettamanzi, l’ingresso nel comitato permanente di Giovanni Maria Flick, ex-ministro della giustizia con Prodi e suo uomo di fiducia, e la non conferma di altri tre componenti del comitato, il cui periodo stava per scadere. Si tratta di Paola Bignardi, Cesare Mirabelli e Felice Martinelli.

L’idea era di prendere il controllo del comitato, attraverso le nomine di altri uomini di fiducia, affidate allo stesso Flick. Ma il colpo di mano non ha funzionato. Il cardinale Tettamanzi non solo non ha acconsentito alle richieste di Bertone, ma, al contrario, ad aprile, ha scelto di confermare le nomine in scadenza. L’ipotesi di introdurre Flick nel comitato sfuma, con la conseguente irritazione da parte del segretario di Stato. La vicenda, poi, sarebbe stata sottoposta al vaglio del Papa in persona. Lo scontro, quindi, tra Bertone e Tettamanzi, a rappresentare le ragioni della Cei, avrebbe segnato un punto a favore del secondo. A fine aprile, in un’udienza privata con il pontefice, Tettamanzi avrebbe respinto le accuse di mala gestione, ma si sarebbe detto disposto a lasciare il comitato. Ratzinger, di fronte al caso, avrebbe deciso di non decidere: tutto rimandato a dopo la nomina del nuovo arcivescovo di Milano, avvenuta il 28 giugno e caduta sul patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola.

Il quadro si complica con un nuovo avversario, ma Bertone non si arrende. Il rischio, a suo avviso, è che la Cattolica e il Gemelli passino sotto il controllo di Cl, cui il nuovo arcivescovo appare legato. Occorre allora fare in fretta: la nomina, come voleva Benedetto XVI, è stata fatta, ma Scola non si è ancora insediato nella diocesi. Avverrà a settembre. Per il segretario di Stato non c’è tempo da perdere e riprende subito gli attacchi. Stavolta con una strategia più ampia.

Da un lato, rinnova le richieste, dirette a Tettamanzi, di lasciare l’istituto e accogliere, al suo interno, Flick. Il quale, a sua volta, è stato già inserito nel Cda del San Raffaele insieme al presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, dove Bertone sta giocando la sua altra partita. Ma non solo: la difesa di Tettamanzi, basata sull’operato virtuoso della sua amministrazione (che ha portato l’Istituto a erogare 1.072 borse di studio l’anno passato, per un totale di un milione e 767 mila euro) potrebbe non reggere all’attività del cardinale Attilio Nicora, l’asso nella manica di Bertone. Nicora ha appena lasciato l’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), per dedicarsi alla conduzione dell’Autorità di informazione finanziaria, istituzione nata nel 2010 per volontà del pontefice che supervisiona tutti gli organi della Santa Sede con competenze finanziarie. Nicora sarebbe l’incaricato speciale, da parte di Bertone, per creare una commissione di revisione degli statuti del Toniolo e dell’Università Cattolica, all’interno dei quali non sarebbe presente alcun riferimento a dipendenze dalla Santa Sede. In sostanza, si tratta di riscrivere le regole e annettere l’istituto, l’università, e come vuole il sogno del cardinale, il policlinico Gemelli. Il tutto, prima che arrivi Scola.

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