Pornografia e diritto d’autore sono la stessa cosa?

Pornografia e diritto d’autore sono la stessa cosa?

Altro che ferie, spiaggia e ombrelloni. Approvata l’ultima bozza della delibera Agcom sul diritto d’autore, il dibattito entra nel vivo proprio adesso: da qui a metà settembre si consumeranno i 60 giorni di consultazione pubblica. Prima della definitiva approvazione. E applicazione.

Stavolta abbiamo deciso di dare la parola ai veri ispiratori della delibera: Siae – Società italiana autori ed editori – e Fimi, la Federazione industria musicale italiana. Per alcuni temi, i più controversi, pubblichiamo anche le tesi opposte di due avvocati anti-delibera: Fulvio Sarzana e Guido Scorza.

Tra le due parti della barricata c’è ancora una grossa distanza da colmare. Basterebbe un esempio: se la nuova bozza uscita dal palazzo di Agcom – più morbida della precedente -, per gli oppositori è un timido passo avanti, per i produttori di contenuti si tratta di un gigantesco passo del gambero. “La prima versione ci sembrava molto più efficace ed equilibrata”, dice il direttore generale della Siae Gaetano Blandini, riferendosi alla delibera-tagliola.

Sorvoliamo sul tribunale. Sono ancora diversi i punti critici sul tavolo. L’Agcom prevede un meccanismo “alternativo” alla giustizia ordinaria. I contenuti dei siti web ritenuti lesivi del copyright possono essere cancellati senza interpellare un giudice. Gaetano Blandini, direttore generale della Siae, ricorda però come il testo, “ai commi 3 degli articoli 6 e 7 consideri impregiudicato il diritto di rivolgersi all’Autorità giudiziaria”. “La stessa procedura di inibizione avviene per le scommesse online e non c’è alcun intervento da parte dell’autorità giudiziaria” argomenta Enzo Mazza, presidente di Fimi. “L’amministrazione italiana dei monopoli segnala agli internet service provider la lista dei siti da bloccare, cosa che prontamente avviene”.

I siti di scommesse online illegali sono in buona (o in pessima) compagnia: le pagine web a sfondo pedo-pornografico. Anche in questo caso l’internet service provider è tenuto a cancellarne il contenuto senza bisogno di coinvolgere un giudice. “La differenza è molto semplice: una legge dello Stato ha previsto che per scommesse e pornografia online si procedesse a cancellazione immediata – controbatte Fulvio Sarzana, avvocato e protagonista del movimento anti-delibera – per il diritto d’autore, tutto è lasciato a un’Authority e il Parlamento se ne lava le mani”. E c’è un’altra differenza che l’avvocato Guido Scorza tiene a sottolineare: “Che un video o una foto siano a sfondo pedo-pornografico è palese, non c’è bisogno che lo stabilisca un giudice. Lo stesso per i siti non registrati all’Aams: chiudono perché non sono registrati. È evidente. Ma chi stabilisce che un normale video sia illegale? E se rientrasse tra le eccezioni della legge sul diritto d’autore? Qui di automatico c’è ben poco”.

Agcom incompetente. O no? Il fronte del no sostiene che Agcom si stia auto-affidando un ruolo che non le spetta: quello di stabilire le regole del gioco per tutto il web italiano, perlomeno in tema di diritto d’autore. La delibera infatti, nascerebbe dal “Testo unico dei servizi di media audiovisivi”, quello che una volta veniva chiamato “decreto Romani”. Quella legge attribuisce all’Authority il compito di stabilire regole solo sulle web-tv, le Iptv e i videoblog. Niente musica, niente testi né foto o software, che in effetti di audiovisivo hanno poco.

Niente di più sbagliato secondo Fimi e Siae. Sarebbe la stessa legge sul diritto d’autore (la 633 del 1941) ad attribuire ad Agcom “la vigilanza sulle attività di comunicazione al fine di prevenire ed accertare le violazioni”. Esattamente all’articolo 182 bis. E se l’avvocato Sarzana ricorda che “una cosa è la vigilanza, ben altra l’intervento diretto”, Enzo Mazza ribatte che per vigilanza si intende anche qualcosa di più. “Se l’obiettivo è quello di prevenire le violazioni, chi ha potere di vigilanza ha anche potere interdittivo o inibitorio”. Secondo il presidente della lobby dei discografici “non si tratta di attribuire nuovi poteri all’Autorità, ma di interpretarne i confini”.

E se non bastasse, Mazza snocciola altri testi. Su tutti la direttiva europea E-Commerce, che agli articoli 12, 13 e 14 attribuisce alle authority dei paesi membri il potere di ordinare la rimozione di un contenuto. Il cosiddetto “potere inibitorio”, appunto.

Nonno diritto d’autore. La legge sul diritto d’autore è del 1941. E i suoi 70 anni li dimostra tutti. Gli avversari della delibera spingono per una nuova legge, più aggiornata e più coerente con i nuovi metodi di condivisione sul web, che possano garantire la libertà di espressione e i sacrosanti guadagni di artisti e professionisti. Siamo d’accordo almeno su questo? Neanche per sogno.

Blandini di Siae ricorda come solo negli ultimi 18 anni la legge abbia subito dodici modifiche e interpretazioni imposte dall’Unione Europea, l’ultima delle quali nel 2006. “Anche il codice civile risale al ventennio (1942), ma non per questo qualcuno vuole cambiarlo, proprio perché funziona egregiamente”. Argomenti condivisi anche da Enzo Mazza, che ritiene la polemica “una colossale balla, di quelle che nascono e si moltiplicano in rete”. Secondo il presidente della Fimi proprio sulla base di questa vetusta legge le case discografiche “hanno lanciato in Italia tutti i modelli di business più avanzati e costruiti su modelli contrattuali anche innovativi. Se la legge fosse effettivamente rimasta al 1941 credete che questo sarebbe stato possibile?”

Scambi di vedute. La battaglia si gioca in punta di diritto, ma anche sul piano verbale. Per Fulvio Sarzana la delibera assume i contorni inquietanti di un “Frankenstein normativo, l’Agcom sta acchiappando da ogni parte qualche pezzo di legge o regolamento che gli possa tornare utile per raggiungere l’obiettivo: mettere la parola fine alla pirateria. Costi quel che costi, e se altre libertà verranno compresse, pazienza”.

Anche il dg della Siae è piuttosto diffidente: “La sensazione è che qualcuno voglia “buttare la palla in tribuna” per evitare che si stabiliscano regole certe e trasparenti. Una nuova legge? Ok, ma non possono passare anni”. E con un Parlamento alle prese con mercati impazziti e arresti da approvare o respingere, la testa d’ariete si chiama AgCom.

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