Cipolletta: «Per liberarci del Porcellum serve unità»

Cipolletta: «Per liberarci del Porcellum serve unità»

Tutti contro il Porcellum. Le due proposte referendarie, una lanciata da Passigli e l’altra sostenuta da Parisi, hanno rischiato di danneggiarsi in modo reciproco. Di fondo, era condivisa la volontà di cancellare una legge elettorale considerata ingiusta, ma le modifiche proposte erano diverse. Questo avrebbe potuto provocare la possibilità che il referendum fallisse. La raccolta di firme per la proposta di Passigli, allora, è stata sospesa. Forse con qualche rimpianto. Ma questo non determina la fine dell’impegno contro la legge Calderoli, come spiega a Linkiesta Innocenzo Cipolletta, economista e dirigente d’azienda, ex-presidente di Ferrovie dello Stato e, dal 1990 al 2000, Direttore Generale di Confindustria.

Professor Innocenzo Cipolletta, ci può spiegare il suo ruolo nella battaglia anti-porcellum?
Fin dall’inizio sono stato contro il Porcellum. A favore di un sistema più chiaro, più vicino a quello che vuole la gente. Un esempio: l’idea di poter scegliere i deputati da mandare in Parlamento, con la caduta delle liste bloccate, è una di queste, anzi è il cardine di tutto. In sostanza, l’idea che volevamo, comunque, era quella di riprodurre un sistema diverso, con un proporzionale con sbarramento. Alla tedesca. E così ho aderito, con fiducia, alla proposta di referendum lanciata da Passigli, nel giugno scorso, per la totale abrogazione.

E così si tornava indietro.
Sì. Con l’abrogazione del Porcellum non si va certo a creare la situazione elettorale ideale, questo è ovvio. Ma, almeno, è un primo obiettivo importante: smantellare l’attuale sistema elettorale. Poi, il secondo obiettivo sarebbe stato spingere il Parlamento ad adattarsi a un sistema migliore, più chiaro. Del resto, il difetto principale del Porcellum, tra gli altri, è il maggioritario imposto.

Ci spieghi.
Questo del Porcellum ha una dinamica da maggioritario applicata ad un sistema proporzionale, che però non permette governabilità. I partiti stanno uniti solo per vincere, e non perché condividano un’idea, o un progetto. Lo si è visto con Prodi e con Berlusconi, in cui le maggioranze si sono sfaldate e rischiano sempre, ogni minuto, di crollare.

Però, con il vostro referendum, voi vi siete mostrati contrari al ritorno al Mattarellum, che invece proprio l’obiettivo della proposta di Parisi.
No, non è proprio così. La nostra proposta era stata lanciata, tempo fa, nel tentativo di smuovere le acque, sollevare la questione. Contavamo di trovare consenso tra le parti dell’opposizione, come i partiti e i sindacati. Un’ipotesi di cambiamento che portasse a rivedere la legge elettorale, a tornare a zero e ricostruire tutto. Poi, però, la proposta di Parisi ci ha messo un po’ in imbarazzo.

Cioè?
Si è corso il rischio di creare una guerra di referendum. Sono diversi, ma poco tanto che io sono anche disponibile personalmente a sostenere quel quesito. La nostra iniziativa voleva smantellare il sistema elettorale, e poi spingere per cambiare. Loro, invece, vogliono contrastare il sistema dei partiti attuale e tornare direttamente al Mattarellum. Allora, di fronte a questa situazione, abbiamo proposto di ritirare, entrambi, le nostre proposte. Solo che noi l’abbiamo fatto, e loro no.

Perché ritirarle?
Per non confondere la gente. Già la popolazione ha comprensibilmente una visione politica frammentata, che cosa avrebbero pensato di fronte a due proposte simili, che si facevano la guerra tra di loro? La gente deve avere di fronte a sé un obiettivo unico, una cosa sola: e l’obiettivo è cambiare questa legge elettorale. Perché, poi, c’è anche un’altra questione: se un referendum vince, allora va bene, soprattutto in questo caso. Ma se perde, be’, è davvero un disastro. Come si potrebbe ricominciare a fare pressione per una riforma, quando i cittadini non danno la spinta iniziale? No, meglio allora seguirne una sola. E farò così anche io.

Lei aderisce alla proposta di Parisi, ora?
Io sono pronto a sostenerla – lo ripeto – a livello personale. L’obiettivo nostro è di eliminare il Porcellum, per cui anche questo può servire.

Anche perchè voi avete smesso di raccogliere le firme…
Esatto. Abbiamo ritirato la proposta, siamo fermi. Però rimane la speranza che si diffonda una campagna contro il Porcellum, che faccia pressione sul Parlamento per rivedere la legge elettorale, una vera e propria campagna d’opinione.

Una campagna d’opinione?
Eh, sì. Si punta a quello, certo: è difficile senza le firme, ma è quello che si può fare.

Mi sembra poco ottimista, Cipolletta. C’è rimasto male?
No, no. Noi vogliamo mettere un grimaldello che faccia cambiare il sistema, questo è chiaro. Certo, ci siamo trovati a lottare contro quelli che la pensano come noi, e questo è stato un peccato. E sì, ci sono rimasto un po’ male. In un quadro come questo, anche in una battaglia giusta, sembra che l’opposizione faccia di tutto per non vincere, ecco. Forse ci hanno ascoltati un po’ di meno. Dopo le vittorie delle ultime amministrative, hanno scoperto che possono vincere lo stesso, e forse hanno iniziato a sottovalutare il peso di questa legge elettorale.

Ma lei è disposto a fare un beau geste, e mettere a disposizione dei suoi ormai ex-avversari, risorse e tempo per raccogliere le firme?
Io sì, certo. Lo farei. Chiaro, noi avevamo presentato la domanda molto prima, e contavamo di essere già pronti a settembre per la raccolta delle firme, Gli altri, invece, si sono mossi un po’ più tardi. I tempi sono stretti, e si rischia che la proposta non passi anche perchè potrebbe presentare qualche problema di costituzionalità in più.

Di sicuro, nella legislatura disegnata da Porcellum, le spinte e le contraddizioni nella maggiornaza sono forti. Basti vedere il dibattito sulla finanziaria…  Che ne pensa?
Mah, insomma. Così com’è non si capisce ancora nulla. Non saprei se è meglio o peggio. A quanto pare, le cifre non sono sufficienti. Mi sembra strano. Forse c’è ancora qualcosa che non è stato deciso. Diciamo che si è cancellato qualcosa di poco gradito, come il contributo di solidarietà, ma in cambio non è stato preparato nulla. 

Ma, ripensando alla questione referendaria, sa spiegarsi perché Parisi si è schierato così tanto contro il vostro referendum?
Loro hanno un’idea dogmatica del maggioritario. Diciamo che ogni altro sistema sarebbe, per loro, una sconfitta. Io no, io sono partito con l’idea del maggioritario come sistema giusto. Certo, non deve essere un’imposizione, perché poi provoca i disastri che abbiamo già citato. E così, insomma, abbiamo lasciato che il nostro referendum venisse ritirato.

E lei di questa battaglia ha parlato ad esempio con Montezemolo?
Eh, questo lo dovete chiedere a lui… 

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