In Inghilterra la polizia vuole usare i cannoni ad acqua

In Inghilterra la polizia vuole usare i cannoni ad acqua

Diretta live da Londra

16.45: Bilancio degli arresti. In questi giorni ammonta 525 arresti, di cui 99 hanno accuse a loro carico.

16.41, l’attacco passa anche attraverso internet: un gruppo di hacker che si fa chiamare Teampoison ha attaccato il sito di Research in Motion, (compagnia che possiede Blackberry) perché aveva dichiarato di prestare il proprio sostegno in favore della polizia.

15.30. Nel frattempo è cominciato il London Clean Up: i residenti di Clapham sono scesi in strada con le scope per pulire e riportare l’ordine.

14.50: anche Greenwich, dopo Ealing, Hackney e Cumberwell, sarebbe a rischio: i negozi hanno ricevuto il consiglio di chiudere presto.

14.30, anche la Libia si dichiara «orgogliosa» delle rivolte di Londra. Sono parole espresse dal presentatore filo-Gheddafi Yusuf Shakir, che dichiara anche un’imminente manifestazione dei libici per mostrare la loro solidarietà.

14.10, la Met annuncia che stasera verranno utilizzati proiettili di plastica. L’assistente vice-capo della polizia Steve Davanagh ricorda che saranno usati solo in caso estremo di bisogno.

-14.10, il Guardian propone una prima mappatura da Google Earth degli scontri a Londra e nel resto della Gran Bretagna.

– 13.50, il Guardian annuncia che il 26enne colpito da un proiettile a Croydon la notte scorsa, sarebbe morto.

– La Met chiede alle famiglie, stasera, di tenere in casa i propri figli. La notte passata è stata la “la notte peggiore, nei tempi recenti”..

– Sembra che negozianti e cittadini colpitii dai disordini delle ultime tre notti possano chiedere un indennizzo dei danni subiti al governo, che attingerebbe dai fondi della polizia del luogo. Prima, però, i disordini dovranno essere definiti nella categoria “riot”.

– La Met (Metropolitan Police) pubblica su Flickr immagini delle notti di guerriglia, che mettono in evidenza il volto di alcuni rivoltosi. http://www.flickr.com/photos/metropolitanpolice/6025489246/in/photostream/

-Il Cio (Comitato Internazionale Olimpico) ha espresso fiducia nello svolgimento delle Olimpiadi l’anno prossimo. Ma ha sottolineato che la questione sicurezza, e la tranquillità della manifestazione saranno responsabilità del Governo inglese, della Met (Metropolitan Police) e di altri enti.

– Non solo Cameron torna dalle ferie. Tutto il parlamento è richiamato dalla pausa estiva per giovedì. Occorre riferire degli scontri.

(da: Adnkronos/Aki) – Londra «fermi l’uso della violenza contro i manifestanti». Lo dice il portavoce del ministero degli esteri iraniano Ramin Mehmanparast, dopo tre giorni di saccheggi, violenze e scontri in Gran Bretagna. E la Repubblica Islamica si dice anche disposta a inviare «osservatori per monitorare la situazione». «La polizia britannica fermi l’uso della violenza nei confronti dei dimostranti», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast. «Con il ricorso ad azioni violente non si giunge ad alcuna soluzione – ha detto, citato da Radiofarda – Sarebbe meglio organizzare un tavolo di dialogo per avviare delle trattative con i dimostranti». La Commissione per i diritti umani del Parlamento, invece, ha condannato – stando all’agenzia di stampa Fars – le «violenze» della polizia e ha annunciato la propria disponibilità a inviare «osservatori esterni per monitorare la situazione a Londra». Due anni fa Londra aveva criticato la repressione esercitata da Teheran nei confronti dei dimostranti antigovernativi dell’Onda Verde, suscitando le critiche della Repubblica Islamica.

L’annuncio del primo ministro Cameron: entro stasera 16.000 agenti schierati per fermare i disordini, con rinforzi previsti da tutta la Gran Bretagna

LONDRA – Il ministro degli Interni britannico Theresa May è sotto intensa pressione. Le si chiede di usare i cannoni ad acqua contro i manifestanti e sarebbe la prima volta sul suolo inglese. Londra era già una città blindata alla vigilia dell’anno che la vedrà ospitare le Olimpiadi. Eppure adesso si sentono solo sirene nella notte dopo il terzo giorno di guerriglia urbana e già si sa che anche queste ore passeranno con l’orecchio teso.

Le bande di saccheggiatori sembrano moltiplicarsi di quartiere in quartiere, di ora in ora e sembra ormai evidente che la polizia si trovi in difficoltà nel gestire l’emergenza: 6.000 erano inizialmente gli agenti schierati prima di salire a 16 mila, come annunciato poco fa dal premier Cameron rientrato d’urgenza dalle ferie in Toscana. L’aspetto più inquietante è che nessuno si sente davvero al sicuro: mentre fino al pomeriggio di ieri erano stati presi d’assalto solo esercizi commerciali, in serata si sono verificate le prime irruzioni in abitazioni private. E non solo: alcuni pub dell’elegante zona di Notting Hill sono stati invasi ed i clienti minacciati e derubati ai tavoli.

«Dover passare la notte ad Hackney non è una prospettiva rassicurante» dice Nicole C., 23 anni, americana, appena trasferitasi nel quartiere. «Per ora mi sento al sicuro chiusa in casa con le mie coinquiline, ma sentiamo gli elicotteri, vediamo il fumo delle case in fiamme. Per alcune persone salvarsi dal fuoco è stata una questione di attimi e potrebbe succedere anche a noi».

Dopo la mezzanotte la situazione non accenna a migliorare e la polizia chiede ufficialmente ai londinesi di non uscire di casa, se non per vera necessità. «Alle 5 devo prendere l’autobus verso Bethnal Green per andare al lavoro, non ho scelta» dice Ole L., 29 anni «ma chissà come sarà la situazione». Anche le piccole comunità di italiani rimangono unite: Valeria ed Alice, barricate in casa, sono incredule nel sentire i colpi contro la porta e le urla in strada; Luca, rimasto da solo mentre i suoi coinquilini sono in Italia vorrebbe essere andato in vacanza anche lui; Lorenzo va a dormire col cellulare vicino al cuscino, nel caso qualche amica abbia bisogno d’aiuto.

Si sta incollati allo schermo a guardare la città prendere fuoco e si leggono racconti sempre più inquietanti. Ad Islington (il quartiere a nord dove abita Tony Blair) e a Old Street i negozi hanno chiuso in anticipo e c’è stata qualche vetrina rotta, ma per ora si tratta di episodi minori. La fonte più affidabile di aggiornamenti e scambio di informazioni, anche tra i residenti, è sicuramente Twitter: l’hashtag #londonriots si aggiorna in continuo con centinaia di segnalazioni e piccole istantanee che restituiscono lo spettacolo di una Londra surreale.

La capitale pare uscita dal set di un film di fantascienza e si può definire sotto assedio. Bbc News copre l’evento in diretta quasi non-stop, ma – proprio come la polizia – non riesce a stare al passo con una serie di eventi che si caratterizzano per la loro totale casualità, per l’imprevidibilità e per la rapidità con cui si spostano di zona in zona. Si tratta di bande di giovani (e giovanissimi, visto che tra gli arrestati figurano anche ragazzini di 11 e 13 anni) che, confondendosi con le proteste pacifiche seguite all’uccisione del ventinovenne Mark Duggan avvenuta nel quartiere di Tottenham giovedì, hanno iniziato a vandalizzare la città.

«Panic on the streets of London, panic on the streets of Birmingham…» cantavano Morrissey e gli Smiths nell’estate dell’86, ed il copione oggi sembra lo stesso. La paura che il fenomeno si estendesse ad altre città del Regno Unito, magari dove la situazione socio-economica è ancora più critica che nelle zone colpite della capitale, è stata confermata nelle prime ore della sera di ieri, quando episodi di violenza si sono registrati anche a Birmingham e poi, nella notte, a Manchester e Liverpool.

L’unico quartiere dove si è riusciti a mettere in fuga le bande è Dalston, Londra est. Il merito non è delle forze dell’ordine: è stata infatti la numerosa comunità turca che ha preso in mano la situazione ed è scesa nelle strade a difendere case e negozi dando battaglia agli aggressori. Certo la cosa suona paradossale, specie si pensa a chi, in un primo momento, aveva subito parlato di problemi di integrazione e dell’ennesimo fallimento del cosiddetto “multiculturalismo”. I gruppi in azione invece sono misti – bianchi, neri, asiatici – e si organizzano spontaneamente; a sorpresa, il canale prediletto non è Facebook (ormai troppo controllato), ma i “Bbms”, i messaggi scambiati tramite la rete chiusa di messaggistica Blackberry Messenger.

C’è dibattito anche su come chiamare queste persone: «protesters» (manifestanti) è stato abbandonato dopo che la Bbc ha ricevuto lamentele da parte del pubblico, indignato dal fatto che pacifici dimostranti potessero essere accomunati alle azioni di queste bande, ed è stato sostituito da «rivoltosi». Vandali, teppisti o hooligans: queste sono invece le definizioni date dalla gente, che invoca fino l’intervento dell’esercito.

Nonostante le azioni non abbiano uno sfondo politico o ideologico, ieri sera sono cominciati a comparire dei volantini che parrebbero suggerire una qualche forma di organizzazione e premeditazione: indicazioni precise su cosa fare in caso di arresto, che vanno al di là del semplice «non parlare, se non in presenza di un avvocato», ma istruzioni su come nascondere gli abiti, le scarpe, ripulire casa prima di una perquisizione e mantenere la calma, ovvero proprio quello che per adesso è impossibile fare per i londinesi. La città si è svegliata gelida ed impaurita: l’incubo non è ancora finito.

Vetrina sfondata dopo la notte di violenze – L.Frigerio
La mattina dopo le violenze dell’ultima notte – L.Frigerio