Mondo cane, è morto Gualtiero Jacopetti

Mondo cane, è morto Gualtiero Jacopetti

Gualtiero Jacopetti (Barga 4 settembre 1919 – Roma 18 agosto 2011)

«Tutte le scene che vedrete in questo film sono vere e  sempre riprese dal vero. Se spesso saranno scene amare è perché molte cose sono amare su questa terra. D’altronde il dovere del cronista non è quello di addolcire la verità ma di riferila obbiettivamente»

Il trailer di Africa Addio

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Il trailer di Mondo Cane

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Estratto di Mondo Cane Addio

Dopo 16 mesi di lavorazione siamo alle battute finali del film che porterà Gualtiero al successo mondiale. Belinda vola da lui a Las Vegas per festeggiare. Nel documentario di Bettinetti si vedono le foto scattate nel deserto, lei ha gli occhi sognanti e maliziosi da moderna e romantica ragazza inglese, lui ha lo sguardo intenso, orgoglioso e protettivo. Sono felici. Il 13 marzo 1961 sfrecciano in auto verso Los Angeles dove il giorno dopo devono prendere l’aereo che li riporterà in Italia. Al volante c’è il napoletano Nino Falenga, al suo fianco è seduta Belinda. Sul sedile posteriore viaggiano Gualtiero e l’aiuto regista Paolo Cavara. «Quel mascalzone, andava a 160 all’ora. Belinda aveva sete, voleva che ci fermassimo, ma quello continuava a correre», ricorda Gualtiero ancora sconvolto quasi cinquant’anni dopo.

Nei pressi di San Bernardino, in California, scoppia una gomma dell’auto, il racconto di Gualtiero diventa confuso. «Lei era davanti, avevamo la mano nella mano perché ci amavamo. Quando vidi questo bulldozer capii che era finita, cercai di tenere Belinda, ma la macchina fece sette giri su sé stessa giù per la scarpata…me la strapparono via». Scaraventata a una trentina di metri dalla vettura, dopo dieci minuti di agonia, Belinda muore tra le braccia di un poliziotto, che dirà ai cronisti: «Non avevo mai visto una donna così bella». Poco dopo arriva Rossano Brazzi, che aveva passato qualche giorno con loro a Las Vegas e viene immortalato nella seconda scena di Mondo Cane, mentre viene assalito e spogliato in un grattacielo di New York da un’orda di fan americane.

Li seguiva con la sua auto, ma rispettando i limiti di velocità. «Ho visto il suo corpo accanto alla strada, coperto da un lenzuolo. Non dimenticherò mai quello che ho visto quando l’ho sollevato. La sua testa era quasi completamente staccata dal resto del corpo». Belinda aveva ventisei anni e aspettava un bambino…Se l’autista è rimasto praticamente illeso e Cavara se l’è cavata con poco, le condizioni di Gualtiero sono gravi. «Mi spezzai le gambe, avevo un osso di fuori, alcune costole rotte e poi il braccio destro con i nervi strappati, che penzolava». Comincia un lungo calvario. Al Santa Monica Hospital, dove rimane quattro mesi, lo imbottiscono di morfina per alleviargli il dolore fisico, ma all’altro dolore non c’è rimedio. Continua a ripetere il nome dell’amata.

Alla cerimonia funebre di Belinda partecipano solo quindici persone. Tra loro ci sono il principe Orsini, Rossano Brazzi e sua moglie Lydia. Tre giorni dopo i suoi resti vengono cremati all’Hollywood Memorial Park. Il principe vorrebbe portare in Italia le ceneri, ma non gli vengono consegnate perché non ha nessun legame ufficiale con Belinda. L’urna cineraria tornerà a Roma sei mesi dopo, non so come abbia fatto Gualtiero, probabilmente ha convinto i genitori di Belinda che fosse la cosa più giusta da fare.

«Il Comune di Roma mi fece un regalo splendido, un omaggio a Belinda», ricorda Gualtiero. «Una statua, la vestale dimezzata, bellissima». Sono al cimitero degli inglesi, la guardo e la fotografo. È davvero un’opera suggestiva. Rappresenta un tronco di donna, senza braccia né gambe né testa, avvolto in un peplo pieghettato che trasmette la sensazione del movimento. Dove ci dovrebbe essere la testa qualcuno, forse Gualtiero, ha collocato un piccolo vaso con una piantina dalle foglie lunghe, cascanti e sottili che ricordano una capigliatura femminile. Potrebbe essere un salice bonsai, ho mostrato la foto a un’amica che invece ha parlato di «pianta semigrassa, un’agave o qualcosa di simile». Ho il sospetto che siamo entrambi molto ignoranti in materia di botanica.

Ultime due interviste a Gualtiero Jacopetti

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