Viva la FifaAuguri Totti, core de Roma a 12 milioni di euro all’anno

Auguri Totti, core de Roma a 12 milioni di euro all’anno

Nell’ultimo spot di Sky Sport, andato in onda quest’estate, Francesco Totti è raffigurato come la statua di un santo. Simile a una di quelle che abbondano nelle feste patronali, soprattutto al Sud. A un certo punto una goccia di sudore appare sulla fronte. Il pubblico dei “fedeli” va in delirio. C’è chi urla «Capitano!» e c’è chi sviene. La pubblicità non è andata giù al quotidiano cattolico Avvenire: il suo direttore Marco Tarquinio ha detto che lo spot «ferisce tanti e disturba tantissimi». Oggi 27 settembre Francesco Totti, capitano della squadra di calcio della Roma, compie 35 anni. Quando nel 2001 vinse lo scudetto con la sua squadra – il terzo della storia giallorossa – le scene di delirio collettivo nella capitale furono non tanto diverse da quelle dello spot di Sky.

Se negli anni Ottanta il brasiliano Falcao (Farcao per i romanisti) era “L’ottavo re di Roma”, Totti è “Er Capitano”. Un soprannome che non è soltanto un riferimento ai suoi gradi da calciatore. Totti è la Roma. Un giocatore capace di simboleggiare la perfetta simbiosi tra una squadra e la sua città. Il numero dieci giallorosso è quella che nel calcio viene definita una “bandiera”: un’intera carriera nella stessa squadra. Ma a differenza di altre bandiere come il triestino Paolo Maldini (nel Milan) e il trevigiano Alessandro Del Piero (nella Juventus), Totti è romano. Di Porta Metronia. A due passi dal Colosseo. Del resto, basta guardare i murales apparsi nella notte dello scudetto, nel giugno di 10 anni fa. Uno dei più belli è nel Rione Monti, pieno centro di Roma, il primo quartiere della capitale. Totti, su uno sfondo giallorosso, è raffigurato mentre alza un dito al cielo. L’estasi del Capitano, di un’intera città. Roma in cima all’Italia, in mezzo ai tanti successi degli squadroni di calcio del nord.

Francesco Totti si è affacciato nel calcio italiano il 4 settembre 1994. La Nazionale italiana era reduce dalla delusione della sconfitta contro il Brasile nella finale dei Mondiali di calcio negli Stati Uniti. Il giovane Francesco capitò quasi a proposito. Aveva debuttato in serie A l’anno prima, ma in quella domenica di fine estate Totti segnò il primo gol tra i professionisti, contro il Foggia. Il suo allenatore, un altro romano doc come Carlo Mazzone, stravedeva per lui. Ma Mazzone l’anno dopo lasciò la panchina della Roma. Arrivò l’argentino Carlos Bianchi, che non lo amava. Lo considerava pigro e indolente e pensò di cederlo alla Sampdoria. Sotto la sua guida – e con Totti in panchina – la squadra non decollò e venne esonerato. Arrivò il boemo Zdenek Zeman e Totti, che venne investito di responsabilità maggiori, divenne “Er Capitano”, segnando gol a raffica. La squadra restò sempre tra le prime del campionato, ma il presidente Franco Sensi voleva riportare a Roma lo scudetto e nel 1999 chiamò uno dei tecnici più vincenti del calcio italiano, Fabio Capello. Contro il Parma, all’ultima partita di campionato della stagione 2000/2001, la Roma replicava allo scudetto della Lazio dell’anno precedente.

L’allenatore con Totti usò bastone e carota. Da una parte lo esaltava («Totti è una bandiera, un simbolo», spiegò alla Gazzetta dello sport nel novembre del 1999), ma dall’altra, soprattutto in allenamento, faceva come Bianchi. Il giornalista Aldo Cazzullo, nel suo libro Italia-Germania 2-0, riporta alcuni rimbrotti del tecnico al capitano che alludevano alla sua andatura lenta e svogliata («Francesco, hai il culo basso»). Totti simbolo di una città anche nel male: incarnerebbe l’indolenza tipica dei romani. Si è sempre difeso dalle voci maligne («Non sono un borgataro»), ma il tema della sua pigrizia si è riproposto negli anni. Il mese scorso Franco Baldini, ex dirigente della Roma, non gliele ha mandate a dire: «Si, è vero, Totti è pigro». L’attuale tecnico dei giallorossi, lo spagnolo Luis Enrique, lo ha sostituto nella gara di Europa League contro i modesti slovacchi dello Slovan, lo scorso agosto, in uno stadio Olimpico ammutolito. La Roma è uscita dalla competizione europea e i tifosi, inferociti, chiedevano a gran voce il giorno dopo, fuori dai campi di allenamento, Totti titolare.

Anche il suo ingaggio ha sempre fatto discutere. Nonostante i problemi societari del club che, affogato dai debiti, è passato di recente dalla famiglia Sensi all’italo-ameicano Thomas Di Benedetto, attraverso una difficile transazione curata da Unicredit, Totti non ha rinunciato ai 5 milioni di euro netti all’anno. Ai quali vanno aggiunti i 3 milioni di euro degli spot Vodafone, altrettanti 3 milioni dalla Numberten (società che ne gestisce i diritti di immagine) e dalla Never Without You (marca d’abbigliamento di cui è proprietario e testimonial assieme alla moglie, la soubrette Ilary Blasi). In diversi forum su internet, in molti si sono scagliati contro il giocatore, reo di non essersi abbassato l’ingaggio in un momento difficile per la sua squadra. Eppure Totti fa beneficenza. Di recente è diventato testimonial del sito di poker online partypoker.it e ha deciso di devolvere le vincite in beneficenza. Così come il ricavato dei libri di barzellette che lo hanno visto protagonista di sfottò negli ultimi anni, o come i 240.000 euro che Sky gli ha versato per mandare in onda in esclusiva il suo matrimonio con la Blasi, devoluti al canile di Porta Metronia, il suo quartiere d’origine.

Il suo contratto scadrà nel 2014, anno in cui dirà basta con il calcio giocato. Ma per quello c’è ancora tempo. A 35 anni suonati, Totti punta a nuovi record. Ha già superato l’interista Giacinto Facchetti come numero di presenze in serie A (476) ed è il quinto giocatore nella storia del calcio italiano per numero di reti segnate (206). Un gradino sopra di lui c’è l’italo-brasiliano Josè Altafini con 216. Chissà che non riesca a raggiungerlo prima del 2014. D’altronde, come è scritto sul suo sito ufficiale, The king of Rome is not dead, il re di Roma non è morto. Chissà che questa frase non abbia ferito Falcao.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta