Casini-Alfano-Formigoni: ecco il CAF, nato in Vaticano

Casini-Alfano-Formigoni: ecco il CAF, nato in Vaticano

Il fantasma del 1994 non è mai stato tanto presente nella Chiesa italiana come in queste settimane. Silvio Berlusconi, benvenuto e sostenuto da allora e per lunghi anni da molti vescovi e cardinali, non viene più considerato affidabile da nessuno dei maggiorenti cattolici. Nessuna stroncatura pubblica, ma l’imbarazzo non viene più dissimulato nei discorsi riservati. Solo una certezza, però, accomuna i diversi protagonisti della scena ecclesiale: bisogna evitare di ripetere l’errore di allora, quando Berlusconi si impose da solo e la Chiesa – complici Papa Wojtyla e il cardinal Ruini – si limitò, a traino, a incoronarlo leader del fronte moderato. Oggi tutti si pongono la questione di non giungere impreparati all’appuntamento con la fine del berlusconismo, di rafforzare per tempo progetti e organigrammi, di negoziare alla pari con chiunque verrà dopo il Cavaliere, e non fornirgli solo un serbatoio di voti. Per il resto – come e quando Berlusconi si farà da parte, chi verrà dopo, come organizzare il fronte cattolico – i leader della Chiesa italiana sono divisi, a partire dall’ormai consueta divaricazione tra Vaticano e Cei.

A rompere gli indugi è stato, a metà luglio, il cardinal Bertone. Il Segretario di Stato vaticano ha inviato un suo fedelissimo, il segretario del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace, Mario Toso, a sondare parlamentari e leader delle diverse associazioni cattoliche italiane, da Azione cattolica alla comunità di Sant’Egidio. Dopo alcuni incontri riservati, mal digeriti dalla Conferenza episcopale italiana del cardinale Angelo Bagnasco, Toso, salesiano come Bertone, è venuto allo scoperto con un incontro pubblico nel quale, di fronte a politici cattolici dei vari schieramenti, ha esortato i credenti a “valutate le condizioni storiche e le poste in gioco” e “decidere di dare vita a eventuali partiti” di ispirazione cristiana. Non una nuova Dc, non più una Balena bianca, non ancora una “cosa bianca”, ma la nascita di un nuovo partito di ispirazione cristiana “non è un’ipotesi da escludere”, ha detto Toso ad una folta platea che annoverava, tra gli altri, Beppe Pisanu (Pdl), Giuseppe Fioroni (Pd), Rocco Buttiglione e Paola Binetti (Udc) e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Per il vescovo vicino a Bertone “dopo il periodo in cui vi è stato un nesso stretto tra Chiesa e partito della Dc, dopo il periodo in cui si è affermata la teoria della diaspora e vi è stata quasi una separazione tra comunità ecclesiale e politica, coltivando preferenzialmente rapporti di vertice, occorre pensare ad una nuova figura di rapporti”.

Un discorso insolitamente inequivocabile, per un quadro vaticano, che ha però suscitato sorpresa e imbarazzo. Tra i convenuti, che si sono sentiti trascinati in un progetto che credevano più sfumato, e tra gli esclusi, come la sottosegretaria alla Salute Eugenia Roccella, ruiniana ‘doc’ e berlusconiana di ferro. Ma l’iniziativa di Toso ha scatentato, soprattutto, l’ostilità del fronte Cei. Bagnasco, come il suo predecessore Ruini, non ha gradito l’attivismo dell’arci-nemico Bertone. Il sottosegretario della Cei, mons. Domenico Pompili, ha denunciato, in una comunicazione interna poi finita sui giornali, “un’ingerenza vaticana nelle cose di competenza della Chiesa italiana” ed ha invitato i membri delle associazioni cattoliche “a non accogliere altri inviti” e a “non presentarsi ai prossimi incontri”. Toso ha risposto con sorpresa: “Mi sembra strano che la Cei reagisca stizzita di fronte ad un’iniziativa che porta acqua al suo mulino”. Ma intanto l’iniziativa partiva zoppa e, dopo l’exploit dell’incontro pubblico, i “bertoniani” si sono ritirati. Portando a casa, però, un successo oggettivo: da quel momento tutti, Cei compresa, hanno accelerato la ricerca di un’exit strategy al berlusconismo. “Se il nuovo partito cattolico sembra una notizia d’estate, bisogna però constatare una diffusa voglia di responsabilità di questi ambienti”, ha commentato il fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, tra i primi a muoversi, già la scorsa primavera, nel tentativo di dar forma a quella “nuova generazione di cattolici in politica” più volte invocata dal Papa.

Bagnasco, in particolare, ha voluto prendere in mano la situazione. Archiviata l’idea ‘bertoniana’ di un nuovo partito di ispirazione cristiana aperto al Pdl e al Pd, abbandonati a se stessi i catto-democratici di Azione cattolica e Famiglia cristiana, il presidente della Cei sembra riproporre, sostanzialmente, l’idea cara al suo predecessore Ruini – un sostegno di fatto al centro-destra italianao – facendo però evolvere il “partito di plastica” di Berlusconi in chiave post-berlusconiana. Non a caso a inizio settembre Bagnasco ha partecipato alla scuola di formazione politica del Pdl organizzata a Frascati dalla fondazione Magna Charta di Gaetano Quagliariello. Pochi giorni dopo, più cautamente, Ruini ha rilasciato una video-intervista alla festa dei giovani del Pdl, Atreju, per un dibattito sull’aborto con il governatore ciellino della Lombardia Roberto Formigoni, la ministro Mara Carfagna, Paola Binetti dell’Udc e il capofila dei popolari del Pd Beppe Fioroni. Pochi giorni dopo l’iniziativa di Toso, intanto, si erano mosse le truppe cammellate dell’associazionismo cattolico moderato. Un cartello di grandi associazioni della galassia cattolica – Movimento cristiano lavoratori, Cisl, Confcooperative, Compagnia delle Opere, Confartigianato, alle quali si sono unite le Acli – aveva presentato un “manifesto per la buona politica e il bene comune” come contrappunto all’iniziativa vaticana. In platea c’è Eugenia Roccella, che commenta: “L’unità dei cattolici è possibile sugli obiettivi. Altre ipotesi sono farraginose, tentativi a tavolino”.

Le stesse sigle organizzeranno a metà ottobre, alla presenza di Bagnasco, un incontro in un’abbazia umbra. L’idea è di riproporre l’idea ruiniana di influire sul quadro politico per mezzo dei cosiddetti principi non negoziabili (bioetica, famiglia, scuola). Progetto compatibile con un’evoluzione del centro-destra che rafforzi la componente cattolica del partito di maggioranza relativa e l’ancoraggio nel Ppe. Un Pdl meno berlusconiano e più democristiano, insomma. Che ruoterebbe attorno alla figura di Angelino Alfano, segretario del partito di Berlusconi molto accorto a presentarsi come giovane leader post-democristiano attento a tematiche come il testamento biologico. E che troverebbe nell’Udc di Casini e nei ciellini di Formigoni la mobilitazione elettorale. Tanto che, mutuando l’acronimo del Caf di Craxi, Andreotti e Forlani, già si parla del nuovo Caf di Casini, Alfano e Formigoni. Qualcuno, anche in casa Cei, storce il naso. Ricordando che solo pochi anni fa Alfano era il semplice segretario personale di Berlusconi. Troppo vicino al Cavaliere dimezzato, troppo fragile come leader del futuro. Ma, forse, l’ultima occasione per evitare l’implosione.