I dipendenti Bpm: «Arpe e sistema duale, non poniamo veti»

I dipendenti Bpm: «Arpe e sistema duale, non poniamo veti»

L’aumento di capitale, il cambio delle regole di governo societario, il rinnovamento manageriale. In una parola, considerando che stiamo parlando della Banca popolare di Milano, la rivoluzione. Delle sfide in corso i dipendenti – che della cooperativa milanese sono anche soci e da decenni determinano la maggioranza del cda – non parlano volentieri. «È un momento molto delicato», si schermisce Alessandro  Dall’Asta, 60 anni, presidente pro-tempore degli «Amici della Bpm», l’associazione che riunisce tutti i soci dipendenti. Un ruolo in cui si è ritrovato per caso dopo che un anno fa un’ondata di sdegno travolse i vertici dell’associazione per una storiaccia di promozioni da 40mila euro annui e Porsche aziendali concessi segretamente dall’allora direttore generale Fiorenzo Dalu. A Dall’Asta è toccato il ruolo di ricostruire la fiducia fra i colleghi-soci e traghettare l’associazione dei dipendenti in un momento di grandi cambiamenti. 

A dispetto della cautela delle risposte che Dall’Asta dà in quest’intervista a Linkiesta, la sensazione è che dentro gli «Amici Bpm» sia in corso un dibattito profondo: sul ruolo dei dipendenti, sulla necessità di fare un passo indietro da parte dei singoli gruppi di potere, chiudendo per sempre l’epoca delle lottizzazioni. La Banca d’Italia ha imposto una ricapitalizzazione da 1,2 miliardi di euro, non facili da reperire con questi chiari di luna in Borsa; all’orizzonte s’intravede il profilo del banchiere Matteo Arpe, che ha fiutato l’affare e pare pronto a sottoscrivere 200 milioni a patto di avere la guida operativa. A sorpresa Dall’Asta non chiude. Dall’Asta parla di «rispetto dei colleghi, amore per la banca e di rispetto del mercato», e si mostra consapevole che da questa impasse la Bpm non esce senza coesione interna e senza incontrare le aspettative degli investitori e della Vigilanza. Perciò, lo hanno lasciato amareggiato le parole del vicepresidente Mario Artali – consigliere della banca dal 2003  – secondo cui «l’Associazione usa la tecnica del rinvio, pensa così dopo un po’ di tornare a fare quello che vogliono».  

Dall’Asta, lei rivendica una discontinuità nei comportamenti dell’associazione dei soci-dipendenti, ma di questo all’esterno traspare poco, fatta eccezione per il suo ultimo intervento nell’Assemblea della banca, in cui ha parlato di «revisione delle politiche del personale», di «miglioramento delle selezione delle risorse» e «ringiovamento dirigenziale».
L’Associazione sta rispondendo al meglio nelle sedi competenti, condividendo e sollecitando gli organi preposti a intraprendere tutte le iniziative possibili per riportare la banca all’eccellenza. Lo stiamo dimostrando nei comportamenti con i consiglieri di amministrazione, con il presidente e con il direttore generale. Ci piacerebbe che qualcuno ce ne desse atto.

E invece vi siete beccati le critiche del vicepresidente Artali, che peraltro nessuno di voi si aspettava, visto che da anni condivide l’operato del cda e del “sistema Bpm”. 
Sono molto rammaricato delle affermazioni del dottor Artali e preferisco non dire altro.

Ma siete disponibili o no a fare qualche cambiamento nella governance, che magari potrebbe convincere qualche investitore a mettere i soldi nell’aumento?
L’Associazione aveva comunicato che eventuali ulteriori ragionamenti sulla governance sarebbero stati rimandati al nuovo direttivo che verrà eletto a breve. Adesso, però, siamo sollecitati a una tempistica accelerata che, compatibilmente con i tempi necessari, verrà definita. La cooperativa è fuori discussione, ma non ci sono chiusure pregiudiziali a migliorare.

Sistema duale con un consiglio di sorveglianza, per la rappresentanza dei soci, e un consiglio di gestione? Oppure previsione di posti riservati a investitori istituzionali?
Non c’è preclusione ad identificare un modello che risolva definitivamente il problema della più netta separazione fra proprietà e gestione. La necessità che oggi noi condividiamo deve partire da ragionamenti condivisi da una pluralità di soggetti che dovranno impegnarsi a migliorare il proprio operato. Da tempo stiamo ripetendo al presidente, ai consiglieri, al direttore generale che ci aspettiamo un grande cambiamento per Bpm e non mancherà tutto il nostro sostegno al riguardo.

Pare che il banchiere Matteo Arpe stia guardando con sempre più convinzione al dossier Bpm. Avete detto che non ci sono stati contatti, ma che ne pensa?
Arpe è un nome ben considerato per competenze professionali che gli vengono generalmente riconosciute. Non lo conosco e se la domanda fa riferimento alla sua disponibilità ad un investimento in Bpm, ripeto che nessuno che si avvicini alla banca con intenzioni di supporto al modello sarà respinto. Così come riteniamo che contiamo anche sui nostri storici azionisti.

Sulle deleghe di voto in assemblea, rimanete sempre della stessa opinione?  
La posizione dell’Associazione è stata chiara. Non sono il numero delle deleghe (di recente aumentate da due a tre, ma non a 5 come chiedeva la Banca d’Italia, ndr) ma le attività e la qualità delle persone che fanno la differenza, le competenze manageriali e la capacità di saper correttamente interpretare il proprio ruolo. Ecco perché insisto che tutti abbiamo avuto delle responsabilità e tutti dobbiamo fare un passo indietro e aiutare chi avrà il compito di “rilanciare” il modello della Bpm. Purtroppo sto verificando in questi giorni, si insiste a denigrare dall’interno…

Il passo indietro vale anche per il presidente Ponzellini o lo ricandirete la prossima primavera?
Nei giorni scorsi tutti i gruppi si sono pubblicamente espressi a suo sostegno, non c’è nulla da aggiungere. 

Ammetterà che nella composizione del consiglio di amministrazione si potrebbe fare un po’ meglio.
Certo, ogni categoria di stakeholder dovrà cercare di contribuire per migliorare. 

In assemblea lei ha sollecitato un ringiovanimento dirigenziale nella banca. Ma siete davvero pronti ad accettare un turnaround in cui i manager sono scelti per competenza e non secondo una logica di appartenenza?
La squadra di direzione è importantissima e il compito del nuovo direttore generale Chiesa non sarà facile, ma avrà tutto il nostro sostegno in tal senso. 

Fra un mese verrà rieletto il direttivo dell’Associazione Amici Bpm. È un momento importante per i futuri equilibri. È vero che ci sarà una lista unitaria e non più liste di “area sindacale”?
I gruppi stanno facendo le proprie riflessioni. L’auspicio è che si possa pensare ad una lista unitaria… mi pare sia non impossibile. Pensare che in un contesto interno ed esterno così difficile ci possano essere posizioni differenziate può solo indicare che gli interessi di pochi vogliono contrastare le necessità e i bisogni della banca. Questo non sarebbe capito ed aumenterebbe il distacco dal modello.

Avete rischiato grosso con lo scandalo degli aumenti di stipendio da 40mila euro annui a quattro dirigenti dell’Associazione. La base si è sentita tradita. 
Prima e dopo l’assemblea ho girato molto per le assemblee territoriali fra i colleghi per ristabilire un clima di fiducia. Nel contesto di un generale malessere che non voleva essere compreso e che generava da una pluralità di problematicità che nessuno voleva affrontare, e che naturalmente fa comodo addossare all’Associazione, è stata la miccia che ha fatto esplodere il malcontento.

Il tema delle relazioni industriali è particolarmente delicato in Bpm, visto che i soci che esprimono la maggioranza del cda sono anche dipendenti. Quali cambiamenti ci sono stati?
Le azioni messe in campo dimostrano la volontà di discontinuità e sono plurime. Alcune sono state già definite e mi risulta che la Vigilanza venga periodicamente informata. Ricordo che sono stati migliorati i criteri di assunzione rendendoli più stringenti e conformi alle necessità di una azienda di credito, così come sono stati modificati i criteri per le incentivazioni oltre ad una dilazione da 6 a 10 anni per l’acquisizione del completo regime economico per i neoassunti. Sono stati inoltre già in parte semplificati gli organigrammi.

Le mura di Piazza Meda sono piuttosto porose… come è finita la denuncia che era stata annunciata dal direttore generale Chiesa sulle fughe di notizie, che hanno anche causato qualche smottamento in Borsa?
La fuoriscita di notizie in modo disordinato e non ufficiale, spesso anche dal cda, è veramente spiacevole. Abbiamo chiesto più volte al presidente un intervento in tal senso. Mi risulta e condivido che sia stata interessata la magistratura. Penso che il buon senso non vada chiesto solo per convenienza all’Associazione ma preteso anche da altri soggetti.

A ogni cambio di presidente Bpm annuncia una svolta verso le Pmi e l’abbandono delle posizioni verso il cosiddetto “large corporate’, i grandi gruppi. Com’è che anche stavolta vi ritrovate con un po’ di crediti ingombranti: Aedes, Caltagirone, Ligresti, Zaleski, Atlantis? Eppure la maggioranza del cda è eletta da voi dipendenti.
Condivido che la natura cooperativistica di una banca popolare debba privilegiare le categorie che non appartengono ai grandi gruppi. Per la verità diverse operazioni con soggetti rilevanti erano in essere da anni e prima del mandato del dottor Ponzellini. In ogni caso, l’attenzione al territorio e alle pmi e famiglie dovrà essere migliorato ulteriormente così come mi auguro una più “definita” milanesità di Bpm che dovrebbe riconfermare il ruolo di banca di e per Milano.

Lei ha detto che non si ricandiderà alle prossime elezioni per il direttivo degli Amici Bpm, ma come vede il futuro della sua banca e soprattutto ci sarà ancora una banca popolare a Milano nel futuro?
Dopo tutti questi anni complessi, ove per alcuni di noi era difficile solo segnalare le criticità che invece erano evidenti, io spero che la buona fede e l’amore per la nostra banca non vengano quotidianamente messi in discussione proprio magari da attori non così consapevoli e troppo inclini a considerare posizioni personali. La Banca popolare di Milano è condannata, ed è il nostro vantaggio, all’eccellenza e così sarà. Ritornerà la banca in cui i dipendenti lavoravano sereni perché sicuri e perché condividono il progetto. Sarà la banca del territorio, capace di tenere testa alla concorrenza e di cui essere fieri. Questo brutto momento passerà perché tutti gli attori di responsabilità contribuiranno al suo rifiorire. Mi sembra però che il momento è brutto per tutti. Nostra volontà è superarlo prima e meglio degli altri.

lorenzo.dilena@linkiesta.it