“Il governo fa caos, Confindustria è contro il cambiamento”

“Il governo fa caos, Confindustria è contro il cambiamento”

«Il governo ha preso il cannone per sparare al topolino, creando più problemi di quelli che voleva risolvere». Il tema è l’articolo 8 della manovra (decreto 138/2011) che consente, a livello di contrattazione aziendale o territoriale, di derogare «a tutto fuorché alla Costituzione». E, così facendo, avverte Stefano Colli Lanzi, amministratore delegato di Gi Group (una delle principali reti di agenzie interinali in Italia) «nel giusto tentativo di rendere più flessibile ed equa la regolamentazione del mondo del lavoro si va a creare una montagna di incertezza e di potenziale iniquità». E tutto questo, continua l’imprenditore, che è anche uno dei soci de Linkiesta.it, perché né il governo né le parti sociali «hanno il coraggio di affrontare uno a uno i singoli problemi delle tutele nel lavoro».  Senza considerare che appena varata la manovra Confindustria e sindacati si sono impegnati a non fare ricorso alle deroghe che il contestato articolo 8 renderebbe possibili. 

Colli Lanzi, lei ha criticato questo accordo fra le parti sociali con cui si sterilizza la portata dirompente dell’articolo 8. Ma nello stesso tempo dice che questo articolo non le piace. Non è in contraddizione?
Innazitutto partiamo da un’osservazione su articolo 8. Ne capisco la finalità, che è quella di muoversi nella direzione di rimodulare le condizioni di flessibilità e di sicurezza del nostro mercato del lavoro, ma questo andrebbe fatto attraverso un accordo che coinvolga tutti, e non creando le condizioni per accentuare la conflittualità. 

In questo modo, però, si dà copertura legislativa a quelle intese alla Pomigliano. La norma prevede anche che l’accordo in deroga diventa efficace se approvato a maggioranza dai lavoratori.
Sì, è vero. Sancire l’importanza della contrattazione aziendale, rispetto a quella collettiva, è passaggio interessante, molto importante. Ma abbiamo bisogno, a mio parere, che ci siano poche norme che fissino dei punti certi, stabili su temi fondamentali, lasciando poi possibilità alle parti sociali di trovare accordi più vicini alle esigenze delle singole aziende e dei lavoratori. Qui, invece, si rende derogabile tutto, tranne la Costituzione. Si va dalla rigidità assoluta al caos totale. 

E non è questo l’obiettivo, forse? In fin dei conti, ciò che preme alle imprese è attenuare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Però, per avere tranquillità, Confindustria, Cisl, Uil e Cgil, hanno deciso di soprassedere. 
In questo alveo, c’è ovviamente l’articolo 18. Noi abbiamo un problema da affrontare: un sistema iniquo che protegge chi è dentro il mercato e non protegge chi è fuori. Bisogna evolvere verso un sistema che spinga le aziende ad assumere a tempo indeterminato e a prendere impegni nel medio lungo termine ma senza costringerle ad accettare l’inamovibilità di chi viene assunto, perché è un principio destabilizzante che crea paure a chi deve investire. Questo non vuol dire rendere facile il licenziamento, ma vuol dire costruire condizioni costose per le aziende ma chiare per tutti che permettano di rescindere il contratto di lavoro con un lavoratore a tempo indeterminato. Va perciò definito il supporto da dare al lavoratore sia in termini di indennità sia in termini di aiuto alla ricollocazione presso altra azienda, in modo che chi perde il lavoro sia aiutato a trovarne un altro. 

Rendendo derogabile tutto tranne la Costituzione, il governo si lava le mani. In fondo è come se dicesse a imprese e sindacati: sbrigatevela da soli.  
È stato un provvedimento paradossale, forse per sottolineare l’importanza della flessibilità si è reso derogabile tutto, ma così è eccessivo e controproducente. Chi deve investire ha bisogno di certezza giuridica, se è derogabile tutto non c’è niente di certo. Messa così è un principio provocatorio che non può essere il fondamento di una stabilità nel mondo del lavoro e nella sua regolazione. 

Teme il caos?
C’è il rischio di caos, di costi, di incertezza. 

Nel caos, o quando lo Stato non fa niente, capita a volte che gli italiani diano il meglio. Non è una situazione perfetta per sperimentare e innovare? Forse è l’unica misura di vero laissez faire mai presa da un governo Berlusconi.
Può anche essere una tattica se questa strada ci porta ad affrontare la flessibilità in uscita (la libertà di licenziamento,ndr) e la contrattazione aziendale. Ma allora le parti sociali anziché congelare tutto devono sedersi attorno a un tavolo e ragionare sui problemi, ricordandosi che l’unanimità va cercata ma non ci sarà mai. A un certo punto le decisioni vanno prese. 

E invece la Confindustria di Emma Marcegaglia ha deciso di soprassedere e mettere tutto in freezer.
La posizione di Confindustria è una posizione paradossale, anche se non so dire quanto sia formale l’impegno preso con i sindacati. Si sono impegnati a non affrontare neanche per sbaglio il tema dell’articolo 8. E questo, dico la verità, mi lascia ancora più perplesso dello stesso articolo 8.

Tattiche diplomatiche. In quei giorni si stavano mettendo le ultime firme sull’Accordo del 27 giugno.
Queste schermaglie le vedo in secondo piano. Non siamo qui a fare i giochini, Confindustria rappresenta le aziende, e non so a quale titolo, a fronte di quale tipo di supporto, la Marcegaglia abbia, almeno per il momento, rinunciato al potenziale di sperimentazione offerto dall’articolo 8 della manovra. Ne parlavo qualche giorno fa con il giurista Pietro Ichino nel corso di un convegno. Lui è uno dei maggiori critici dell’articolo 8, ma è anche una persona di buon senso. Tutto sommato, convenivamo, forse questo articolo 8 nella sua assurdità può rappresentare un’opportunità per fare dei test e per adottare forme contrattuali nuove e diverse, che sperimentino forme alternative di flexsecurity, non basata sull’inamovibilità del lavoratore ma su una tutela equa per tutti.   

Decreto Legge 138/2011, convertito con Legge 148/2011

                                                Articolo 8

                Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità

1. I contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente piùrappresentative sul piano nazionale o territoriale ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali
vigenti, compreso l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011, possono realizzare specifiche intese, con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori
interessati a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alle predette rappresentanze sindacali, finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualità dei contratti di lavoro, all’adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitività e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attività. 

2. Le specifiche intese di cui al comma 1 possono riguardare la
regolazione delle materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione con riferimento: a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie; b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento del personale; c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, al regime della solidarietà  negli appalti e ai casi di ricorso alla somministrazione di lavoro; d) alla disciplina dell’orario di lavoro; e) alle modalità  di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite Iva, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento.

2-bis. Fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche intese di cui al comma 1 operano anche in deroga alle disposizioni di legge che disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro.

3. Le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unità produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori. 

3-bis. omissis