Il Pdl continua a obbedire ma ormai non ci crede più

Il Pdl continua a obbedire ma ormai non ci crede più

Non vi sembri offensivo, né provocatorio, che il vostro cronista – sul presto della mattina – sia volutamente transitato, ciclomunito, da Campo Marzio 24 in Roma, dove già soggiornarono a gratis (in tempi diversi?) il ministro Tremonti e Marco Mario Milanese (oggi liberato dal fardello carcerario), rivolgendo loro una prece modesta in memoria di quel guazzabuglio istituzionale.
 
E non vi sembri nemmeno offensivo risolvere la giornata politica di oggi, capovolgendola: molti, moltissimi deputati della maggioranza hanno sperato nel Grande Arresto di Marco Mario, sullo stile di Papa, pur indirizzando in maniera opposta il proprio voto per disciplina di partito. Come spiega compiutamente il sogghigno di Mario Landolfi: «Ognuno di noi ha immaginato, nel profondo, che gli “altri” potessero risolvere i nostri problemi. Noi ci appoggiavamo ai leghisti, i leghisti a noi. Nessuno ha avuto quel che voleva, cioè un arresto che avrebbe provocato uno scossone al governo e di conseguenza a Berlusconi».

Perché proprio qui sta il punto, l’assalto alla fortezza in cui è asserragliato il Capo, che non sentirà ragione alcuna sino alla sua morte (politica), ch’egli – evidentemente – valuta ancora molto, molto lontana. Alla buvette, passato il voto, c’è un Osvaldo Napoli stranamente inquieto e silenzioso, un Napoli che non attacca le Procure, che non eleva il suo grido di liberazione dai giudici che calpestano i diritti civili, bensì un Napoli accigliato che rivolge le sue perplessità all’indirizzo del premier: «Il voto contro l’arresto? Contento lui… Ormai non si rende più conto di nulla, qui c’è un uomo anziano che non ha nessuna intenzione di creare le condizioni per una successione, nell’idea che il Pdl abbia ancora una ragione straordinaria per esistere. No, lui vive nella sua assoluta conservazione».

Quindi, c’è un dato: il Pdl ha la piena consapevolezza di un declino inarrestabile e non ha la forza, né peraltro la irriconoscenza per voltare le spalle al Capo, che in fondo ha creato tutti o quasi tutti quelli che popolano il Palazzo. E poi se non ci riesce l’Italia a mandarlo a casa, se non ci riescono i poteri forti e quelli magari occulti, se non ci riesce la cosiddetta classe dirigente, volete che un impaurito drappello di peones si impadronisca del cervello del Capo? Rileggetevi su questo ciò che ha scritto Max Gallo per Linkiesta.

Ma il Capo, che fa il Capo? Prima che sia notte, prima che qualcuno possa pensare di abbatterlo, il Capo ha un solo obiettivo politico: la morte di Giulio Tremonti, il suo nemico personale, un tempo scelto come commercialista, ed oggi vissuto come cinico esattore di eredità. Oggi Berlusconi cambierebbe non solo commercialista, ma tutto il ministro con annesso ministero. Delle mosse di Tremonti, ne fa ormai una questione personale. L’ultima lo ha letteralmente mandato in bestia: come, ha pensato oggi il Cavaliere, qui stanno per arrestare il tuo scudiero con cui hai fatto quello che hai fatto, e non ritardi nemmeno il volo che ti deve portare in America?

Quando si tira in ballo l’eleganza dei gesti, è forse utile farsi un esamino di coscienza, ma qui nel Pdl si va ormai a ruota libera, dunque si proceda pubblicamente a far sapere che l’assenza del ministro Tremonti è da considerare «immorale». Ci pensano uomini del Capo a sussurrare alla Reuters la parolina dolce e nessuno smentisce. Cosicchè, la più bella delle conferme arriva proprio dal Capo quando gli chiedono un commento sull’assenza del ministro dell’Economia: «Altre domande?»

Le cose non finiranno qui, neppure per Berlusconi. Il quale, probabilmente, non avverte lo scollamento del partito, palpabile nei mezzi silenzi e nelle mezze parole, come quelle di Sabatino Aracu, che si dice arcisicuro che «un drappello dei nostri ha votato per l’arresto, sperando in un crollo generale, di Tremonti che si porta appresso quello più clamoroso del Cavaliere». È una giornata di finta soddisfazione per tutti, a maggior ragione per quei garantisti sinceri che avvertono tutto il peso di una divaricazione etica: appena pochi mesi fa abbiamo mandato in carcere uno dei nostri, oggi tocca salvare Milanese. Perché? 

Sussurri attrezzati e credibili dicono che adesso quei giudici di Milanese si arrabbieranno di brutto. Dicono che su quella casa di Campo Marzio 24 risulterebbero lavori per ben quattrocentomila euro. Ci sarebbero montagne di carte, che sembra intervengano addirittura nella sfera intima delle persone. Dicono siano altamente imbarazzanti. Ci risiamo con la privacy sulla pubblica piazza?