La manovra taglia anche le scuole, mille in meno

La manovra taglia anche le scuole, mille in meno

Ricomincia la scuola, ed è una certezza. Ecco il calendario: oggi 12 settembre la campana suona per Calabria, Lazio, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Marche, Molise, Umbria, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, il 14 per Campania, e Toscana, 15 per Sicilia, Sardegna e Puglia e 19 per Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna. E c’è un’altra certezza: è una campana che promette di portare molte sorprese per otto milioni di studenti, per le loro famiglie, ma anche per insegnanti, bidelli e presidi.

L’anno scolastico inizia tra proteste e scioperi della fame. Il primo settembre è stato occupato, a porte ancora chiuse, il liceo scientifico di Patti, in provincia di Messina, per problemi di edilizia scolastica. E anche a Roma le proteste non si sono fatte attendere: sempre all’inizio di settembre gli studenti del D’Assisi, assieme a genitori, professori e personale Ata, preside e vice-preside, hanno organizzato un sit-in di protesta all’Ufficio scolastico provinciale. Motivo: l’accorpamento di due classi terze in una da 42 studenti. Classe che, “essendo per legge vietata la costituzione di classi di oltre 30 studenti”, spiegano dall’Unione degli Studenti, “è stata smembrata” in una da 30, che è rimasta nel liceo, e una seconda da 12, cui “è stato imposto o di cambiare corso, o di abbandonare la scuola per iscriversi in un altro istituto”. Nello stesso liceo scientifico l’anno scolastico partirà con 5 classi da 31 studenti, e una classe da 25 con una studentessa disabile. Peccato che il limite massimo, per legge, in caso di presenza di studenti con handicap, sia di 20-22 alunni.

Da Roma di nuovo alla Sicilia, dove i precari di Ragusa e Palermo hanno portato avanti per giorni uno sciopero della fame. E dalla Sicilia di nuovo a Roma, dove la Flc Cgil e i sindacati di base sono scesi in piazza contro la manovra in occasione dello sciopero generale del 6 settembre. Proteste e polemiche, insomma, che promettono di essere solo l’inizio di un anno scolastico tra i più caldi degli ultimi anni. Più di quello passato, che pure ha visto un crescendo di manifestazioni sfociate in veri e propri scontri di piazza contro la riforma Gelmini e contro il governo. «La riapertura dell’anno scolastico nel nostro paese è sempre stata problematica», ammette il segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima.

I punti critici? Più o meno tutti. Personale docente, personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Alla mai accettata riforma varata dall’esecutivo lo scorso anno si aggiungono poi le ricadute delle due manovre economiche di luglio e agosto. Insieme ai tagli della manovra del 2008, che «hanno messo in grande difficoltà le istituzioni scolastiche, con situazioni dove non si riusciva a garantire il servizio».

È in questo contesto che arriva un’altra novità, definita dagli addetti ai lavori una “rivoluzione” di portata simile a quella che ha accompagnato l’avvio dell’autonomia scolastica nel 2000: il nuovo dimensionamento delle istituzioni scolastiche del 1° ciclo dell’istruzione. A scattare la foto è un dossier di Tuttoscuola. “Pochi se ne sono accorti, ma la scuola italiana sta per essere investita da una profonda riorganizzazione che entro un anno ne cambierà i connotati dal punto di vista organizzativo e gestionale”.

La “rivoluzione” arriva per effetto della manovra bis di luglio (Decreto Legge n. 98, convertito nella legge 15 luglio 2011 n. 111, “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”), con un risparmio, per la rete scolastica, quantificato in 200 milioni di euro l’anno.
Cosa cambia? Tutte le istituzioni scolastiche del 1° ciclo dovranno essere accorpate in istituti comprensivi. Ad essere interessati da accorpamento e ridimensionamento saranno i tre quinti delle istituzioni scolastiche: 5.700 delle attuali 10.500 esistenti, quasi tutte del 1° ciclo. I nuovi e i vecchi istituti comprensivi dovranno avere almeno 1000 alunni, mentre le “micro-istituzioni scolastiche con meno di 500 alunni non potranno avere il dirigente scolastico titolare, ma saranno affidate in reggenza ad altro dirigente”.

In totale le istituzioni scolastiche passeranno da 10.500 a 9.400 (con la soppressione, quindi, di 1.100 unità), di cui duemila, le più piccole, date in reggenza a presidi di scuole più grandi. Un passaggio non da poco, considerato il fatto che il cambiamento investe istituzioni fatte spesso di più sedi o scuole, con la presidenza e la segreteria amministrativa. I consigli di istituto delle istituzioni scolastiche coinvolte decadranno, e l’anno prossimo si dovrà procedere a nuove elezioni. Così come dovranno essere rielette tutte le rappresentanze sindacali di istituto: circa 14 mila rappresentanti.

Un cambiamento che coinvolgerà 5 milioni di famiglie italiane, che avranno a che fare con un nuovo preside e una nuova segreteria. In alcune città il cambiamento sarà schiacciante: a Bari, ad esempio, dove sarà accorpato il 95% degli istituti, o nelle isole, dove verrà soppressa un’istituzione scolastica su 5. «A partire dal 12 settembre genitori e insegnanti saranno messi al corrente del fatto che fino a metà novembre-dicembre bisognerà fare quella rivoluzione voluta della manovra di Tremonti di luglio», spiega Paolo Mazzoli, presidente dell’Asal, Associazione scuole autonome Lazio. “Succederà un caos incredibile”.

Durante l’anno vanno stabiliti i provvedimenti, e la decorrenza sarà fissata al 1° settembre 2012. «Ma questo non tranquillizza. Quasi tutti i presidi andranno da un’altra parte, così come le segreterie», dice Mazzoli. Un cambiamento che ha anche una ricaduta sui posti di lavoro: in totale ci saranno «1100 posti di amministrativi e 1760 collaboratori scolastici in meno», avverte Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza) Cgil. Non solo: «Si interviene su una materia che è di competenza regionale», perché le competenze delle regioni includono la definizione della rete scolastica sul proprio territorio. E alcune Regioni come l’Emilia Romagna promettono già di sollevare la questione di incostituzionalità.

L’anno scolastico 2011-2012 parte anche all’insegna dell’emergenza presidi. «Abbiamo 10.500 unità scolastiche autonome con un dirigente scolastico e 60mila plessi», spiega Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola. Il preside, si sa, sta nella scuola dove c’è titolarità. Il punto è che «abbiamo circa 3mila vacanze di posti da dirigente». Nella sola Lombardia, ad esempio, mancano oltre 300 presidi su 1.200. La buona notizia è che per il 2011 è stato finalmente bandito il concorso di dirigente scolastico per 2300 posti. «Entro un anno ci dovrebbero essere i vincitori, che andranno a occupare i loro posti», prosegue il professore. I posti vacanti «sono di più, ma bisogna tenere conto del piano di ridimensionamento della rete scolastica, con l’accorpamento di diverse scuole». È la cattiva notizia: i tagli hanno eliminato il 30% dell’organico di dirigente scolastico, con 3.180 posti in meno. E una parte dei vincitori del prossimo concorso non troveranno posto. Salterà anche l’11% dei posti di direttore amministrativo: 1.130 posti. Nel frattempo spopolano le reggenze: sarebbero 2500 in tutta Italia, con presidi che hanno due, a volte anche tre scuole.

E gli insegnanti? In tre anni «abbiamo avuto una riduzione dell’organico di 140mila posti, mediamente 40mila in meno l’anno», dice Di Menna, Uil. Tagli che hanno avuto un effetto negativo fin dal primo anno: «questo è il terzo e la criticità è forte. Ma per fortuna è l’ultimo». Meno insegnanti vuol dire contrazione delle classi. E vuol dire aumento degli alunni per classe. Con l’impossibilità di organizzare «una didattica moderna». «Abbiamo classi che arrivano fino a 35 alunni», tuona dalla Flc Cgil Mimmo Pantaleo. «Con casi come quello del D’Assisi di Roma, con una classe di 42 alunni e i dirigenti scolastici che invitano gli studenti in più ad andare in un’altra scuola». Episodi che superano il limite imposto per legge, e che pongono una serie di problemi.

Quello della sicurezza, prima di tutto: l’edilizia scolastica «versa in uno stato disastroso», dice ancora Pantaleo. (È di pochi giorni fa la notizia del crollo di una parte del soffitto al piano terra del liceo Giordano Bruno di Mestre). E poi c’è l’aspetto didattico. L’aumento del numero di bocciati degli ultimi anni, spiega il segretario generale della Flc Cgil, «secondo alcuni dati, deriva proprio dal fatto che non si è in grado di seguire gli alunni in difficoltà». Chi non parla l’italiano. O gli alunni disabili.

L’organico docenti ha subito nel tempo tagli significativi. «Dovremmo avere 624mila docenti su posto comune e 94mila insegnanti di sostegno», dice Scrima. 710mila docenti, con un taglio rispetto allo scorso anno del 10%. 210mila sono le unità di personale Ata, «che con la manovra ha subito un taglio del 17%». La Uil Scuola propone la sua ricetta. «Il numero dell’organico non è una priorità. Andrebbe solo organizzato meglio». Prioritario, invece, per il segretario generale della Uil Scuola, sarebbe piuttosto l’aumento delle retribuzioni degli insegnanti.

Dal punto di vista stipendi, l’Italia «è il fanalino di coda in tutta Europa», ogni anno «si ritarda il problema, lo si peggiora e la qualità si riduce». «Gli insegnanti italiani sono i peggio pagati di tutto l’occidente», sottolinea anche Gennaro Di Meglio, coordinatore nazionale Gilda. «Con stipendi da 1200 euro al mese e con gli scatti bloccati fino al 2014». Secondo punto della ricetta Uil Scuola: un piano straordinario di modernizzazione, con didattica interattiva. Terzo punto, last but not least: la sburocratizzazione. «Siamo invasi di carte», conclude il sindacalista.

Ad agosto è stato firmato il contratto per l’immissione in ruolo di 67 mila precari. Negli anni precedenti non superavano in genere le 20mila unità. «La nota positiva di quest’anno scolastico è che siamo riusciti a vincere la battaglia delle immissioni in ruolo del personale, pur nel contesto delle difficoltà di una manovra restrittiva», spiega Scrima. Il piano straordinario di immissione in ruolo prevede per il primo anno 36mila unità di personale Ata e 30.300 di docenti. Ma la Cgil non è dello stesso avviso: «Rischiano di saltare 5-6mila posti, con una pioggia di ricorsi. E in questi giorni, per effetto dei ritardi nelle immissioni di ruolo e per le disfunzioni nell’aggiornamento delle graduatorie c’è il caos per le supplenze brevi, le cosiddette chiamate». Tanto che a Roma i precari hanno occupato l’ufficio provinciale scolastico.

Per il 2012, comunque, per l’organico delle scuole «la norma parla di occupare tutti i posti vacanti e disponibili che si determinano, procurati dal turn over”, prosegue Scrima. Le proiezioni rispetto ai dati del Ministero sui pensionamenti (per anzianità o per limiti contributivi) parlano di più di 23mila docenti e 6-7mila Ata. Resta comunque un buco? «Il personale assunto in ruolo era personale che prestava servizio come supplente annuale», risponde il professore. «Per l’organico i numeri restano quelli». Resta il fatto che «ci sono posti di insegnamento che sono coperti da insegnanti precari. E questo deve essere assolutamente evitato», dice Di Menna. «Con il risultato di quest’anno il processo è stato quasi completato: i precari rimasti saranno poco più di 10mila». Altra cosa è l’aspirante insegnante in graduatoria che ha fatto le supplenze e vorrebbe arrivare a insegnare: le persone in graduatoria sono 200mila. «Ma non ci sono i posti», avverte il segretario generale della Uil Scuola. «Ecco perché il governo deve proseguire le immissioni di ruolo e fare subito il concorso lì dove sono esaurite le graduatorie», conclude il sindacalista.

Un’altra nota dolente è rappresentata dalla questione degli inidonei: docenti che per una serie di ragioni sono stati dichiarati tali. In una precedente finanziaria il governo ha stabilito che possono fare domanda per essere impiegati come personale Ata. Il ministero ha accantonato per l’operazione 1.300 posti di immissione di ruolo, 3.900 in tre anni. Il termine ultimo per presentare domanda è il 14 settembre. Ma poche sono le adesioni pervenute. «Perché è una mortificazione professionale», commenta Pantaleo.

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