Mi consentoPerché in Italia confrontarsi col voto è considerato volgare?

Perché in Italia confrontarsi col voto è considerato volgare?

«Le elezioni anticipate? Una sciagura». Sciagura. Anatema sul voto anticipato. L’ultimo a pronunciare questa frase è stato Beppe Pisanu, democristiano di lungo corso, forzista, stimato ministro dell’Interno del governo Berlusconi, da un bel po’ di tempo (in realtà dall’arresto di Provenzano e da quelle elezioni decise per 24mila voti) in rotta col Cavaliere. Pisanu ha rilasciato un’intervista a Repubblica in cui chiede al presidente del Consiglio il classico passo indietro e sollecita caldamente un governo di larghe intese.

Non saremo certo noi de Linkiesta a negare la gravità della situazione né tantomeno, come riportato ieri da Noisefromamerika e da noi totalmente condiviso, l’inettitudine del governo Berlusconi. Pisanu espone in modo chiarissimo i rischi cui questa crisi sta esponendo il Paese. E sottolinea sia la progressiva perdita di credibilità internazionale sia l’incapacità dell’esecutivo di approntare una manovra efficace e dignitosa. Tutto condivisibile, ci mancherebbe. Anche nel 1992 si avvertì la stessa esigenza e i governi Amato e Ciampi assolsero proprio la funzione reclamata da Pisanu. In piena Tangentopoli l’Italia venne traghettata dalla prima alla seconda repubblica. Che cominciò ed è proseguita sotto il segno di Silvio Berlusconi.

Quel che colpisce è proprio la conclusione del discorso dell’ex ministro dell’Interno. Il ricorso al consiglio dei saggi, “forze responsabili e di buona volontà” le chiama Pisanu. Una pratica tipicamente italiana, anche dal sapore vagamente offensivo, se consentite. Come se le elezioni, e quindi il ricorso al corpo elettorale, al cosiddetto popolo, fosse ammissibile solo in tempi di pace, quando si può giocare. Ma se il gioco si fa duro, per dirla alla Belushi, è i duri che debbono giocare. E i duri non si confrontano col voto, i duri sono duri per genetica.

Un discorso impossibile da far comprendere a un cittadino degli Stati Uniti, o anche a un elettore britannico. Da noi il concetto di competizione è completamente avulso dalla politica. In fondo, per tanti dei nostri governanti, le elezioni sono considerate un incidente di percorso, un fastidioso confronto con le scelte dei cittadini. Del resto, storicamente non ci siamo abituati. E non tanto perché siamo una democrazia giovane, quanto perché, dalla disfatta del Fronte popolare del 1948 in poi, abbiamo avuto elezioni politiche più o meno blindate. Dal risultato quasi scontato. Sì, il Pci poteva guadagnare qualche punto, il Psi poteva avvantaggiarsi dell’onda lunga, ma il risultato sarebbe stato sempre il pentapartito, magari non sempre a guida democristiana.

Il concetto di competizione, all’americana, non ci appartiene. Del resto, le uniche elezioni dall’esito incerto furono proprio quelle del ’94. Avrà sicuramente ragione Pisanu, però avrebbe rappresentato una novità se a Repubblica avesse dichiarato: «Ecco le mie idee per il Paese, così usciremo dalla crisi. Questi sono i cinque punti essenziali e su questa base sono pronto a convincere gli italiani». Discorso analogo, ovviamente, vale per Luca Cordero di Montezemolo, che qualche passo in più lo ha compiuto, certo, ma al momento resta solo un’ipotesi politica e poco più. O anche per Alessandro Profumo, socio de Linkiesta, che ha manifestato una sua disponibilità a mettersi al servizio del Paese. 

Un vizio antico. Come scritto già su queste colonne, in democrazia funziona così: se ambisci al potere politico, devi competere. Creare una squadra, elaborare un programma e convincere gli elettori. Sarà anche volgare sottoporsi al giudizio di persone che non conosci, però se pretendi di voler assumere decisioni che hanno conseguenze per le loro vite devi anche accettare che ti diano il consenso a farlo. Del resto, non a caso, lo stesso Romano Prodi, lo scorso 12 luglio, ha detto: «Sul governo tecnico sono stato chiarissimo: in questo momento bisogna spegnere l’incendio e non cercare altri governi perché i mercati stanno lavorando contro di noi».

Luigi de Magistris e Giuliano Pisapia insegnano: il corpo elettorale, in fondo, non è così malvagio come lo dipingono. È composto da persone assennate e intelligenti, che compongono e portano avanti questo Paese. Perché sottrarre loro la possibilità di mettere una ics sulla scheda elettorale? 

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