«Ho 28 anni, sono italiano, e guido la lista degli islamici in Tunisia»

«Ho 28 anni, sono italiano, e guido la lista degli islamici in Tunisia»

Le elezioni tunisine di domenica 23 ottobre rappresenteranno un momento importante per capire la direzione che prenderà la Primavera araba anche negli altri paesi, inclusa la Libia, dove la vicenda Gheddafi si è conclusa giovedì e dove a questo punto il processo di transizione potrebbe subire delle sterzate impreviste. Molti infatti temono che dalla Primavera araba si passi a una stagione di irrigidimento invernale, in cui la contrapposizione tra forze laiche che agitano lo spettro islamista e forze islamiste, divise tra la necessità di rassicurare l’opinione pubblica e gli investitori internazionali da un alto e il coté interno più rigidamente religioso, possa portare alla rapida fine dei germogli di speranza dell’evoluzione in senso democratico dei paesi mediterranei.

Gli occhi sono puntati soprattutto su al-Nahda, il partito di ispirazione islamica di Rachid Ghannouchi. Fortemente legato al Partito Giustizia e Sviluppo turco di Tayyip Erdogan, al-Nahda è probabilmente il favorito di queste elezioni, potendo contare sia sulla notorietà derivante ai suoi dirigenti dalla lunga opposizione al regime di Ben Alì, sia su una base organizzativa più strutturata di quella delle oltre 1.500 liste presentate.

Nella circoscrizione estera dell’Italia, al-Nahda presenta come capolista Osama al-Saghir. 28 anni, in Italia dall’età di 11 anni in quanto rifugiato a causa della militanza politica del padre con al-Nahda, già presidente dell’associazione dei Giovani Musulmani Italiani, giornalista e collaboratore di Al Jazeera, è un’espressione plastica della nuova Tunisia. Linkiesta lo ha incontrato per ascoltare il suo punto di vista sulle imminenti elezioni.

Chi è il protagonista della strutturazione politica con cui al-Nahda si presenta alle elezioni?
Alla stesura del programma di al-Nahda hanno partecipato 182 esperti (molti dei quali erano stati in carcere durante il regime di Ben Alì) e molti funzionari dei ministeri che lavoravano senza una responsabilità politica dentro le istituzioni durante il passato regime. Questa combinazione ha permesso di unire le competenze di chi conosceva il paese con chi ha animato l’iniziativa politica di al-Nahda dall’inizio.

Quali sono i valori a cui si è ispirato al-Nahda in questa fase pre-elettorale?
Due sono i punti su cui stiamo insistendo, relativamente al futuro politico del paese. I lunghi anni di opposizione, il carcere, la tortura, ci spingono a essere fedeli a un principio: la rottura con le pratiche politiche del passato regime dittatoriale. La nuova Tunisia sarà basata su un sistema democratico (noi vorremmo che la Tunisia diventi un sistema parlamentare) nel quale tutte le componenti del paese saranno rappresentate, senza che una parte prevalga sull’altra. Dovranno essere protette le minoranze e l’elezione sarà l’unica fonte di legittimità. Sistema plurale. Inoltre, vogliamo che siano mantenuti i principi contenuti nell’ articolo 1 della Costituzione: la Tunisia è uno stato civile, laico, con l’arabo come lingua ufficiale e l’islam come religione di riferimento.

Quali sono le priorità di carattere politico che il nuovo governo dovrà mettere in pratica?
La Tunisia da gennaio si trova in uno stato di emergenza, soprattutto sociale ed economica. Bisogna intervenire immediatamente. Noi crediamo che con la lotta alla corruzione si possa recuperare 1-1,5 punti del Pil. Liberalizzando l’economia interna, ovvero sbloccando alcuni settori che prima erano nelle mani della famiglia di ben Alì e di sua moglie, rafforzando i legami con gli imprenditori internazionali e in particolare con l’Unione europea, si possano recuperare altri 2-3 punti del Pil. Infine, cercando di riequlibrare le regioni del paese si dovrebbero recuperare altri 2-2,5 punti del Pil.

Al-Nahda è giudicata molto vicina la Partito Giustizia e Sviluppo di Tayyip Erdogan. Questo comporterà un riorientamento internazionale della Tunisia, nelle vostre intenzioni?
La fine del regime ci permetterà di diversificare i nostri partner internazionali. Al-Nahda intende mantenere una sintonia con l’Italia, a cui si affiancheranno però altre relazioni, tra cui quella con la Turchia, con la quale condividiamo l’impostazione moralizzatrice rispetto al sistema economico e politico come chiave per far ripartire lo sviluppo del nostro paese. Al-Nahda intende puntare molto nel rafforzare i propri legami con l’Unione europea, anche con l’obiettivo di creare una zona di libero scambio nel Maghreb. La Cina è un partner con il quale stiamo sviluppando importanti relazioni: la Tunisia potrà essere una porta di ingresso per la Cina in tutto il Nord Africa. Per questo si sono già tenute e sono previste anche in futuro visite di delegazioni al-Nahda in Cina e della Cina in Tunisia.

E rispetto alla regione?
Al-Nahda ha degli ottimi rapporti con il Consiglio nazionale di transizione in Libia e intende inoltre rafforzare il proprio appoggio alla causa palestinese.

Da italiano, oltre che tunisino, quale pensi sia il principale contributo della tua esperienza nel nostro paese che servirà al tuo compito nell’Assemblea costituente tunisina?
In Italia ho avuto diverse esperienze di attivismo non strettamente politico, ma associativo (sia in associazioni giovanili, sia in associazioni che si battono per la difesa dei diritti di culto e di cittadinanza). Ciò che ho potuto sperimentare in Italia mi ha fatto capire quanto importante è la partecipazione associativa per la salute di una democrazia. Voglio riportare questa pratica nella nuova Tunisia.

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