I sei deputati che fanno tremare Berlusconi

I sei deputati che fanno tremare Berlusconi

A distanza di qualche giorno dal voto che ha confermato la fiducia della Camera dei deputati nei confronti del governo Berlusconi, l’esecutivo è nuovamente sotto il tiro incrociato di Quirinale, opposizione, partner europei e singoli parlamentari della maggioranza.

A Linkiesta un buon numero di parlamentari della maggioranza accreditano l’idea che la Lega «non romperà» e ciò – secondo gli stessi deputati – «per alcune ragioni molto semplici». Quali? In primis il Carroccio è in caduta nei consensi, l’elettorato del nord è scontento dell’operato dei loro rappresentanti in Parlamento, quindi il voto anticipato sarebbe una pessima scelta per la Lega, soprattutto per Roberto Maroni.

Già, perché il ministro dell’Interno non ha ancora completato la “scalata” al vertice del partito di via Bellerio e le elezioni nella prossima primavera vedrebbero ancora Umberto Bossi – titolare del simbolo della Lega – nelle condizioni di compilare le liste elettorali. Oggi i maroniani sono largamente maggioranza nel gruppo parlamentare a Montecitorio e si vedrebbero invece ridimensionato a vantaggio del cosiddetto “cerchio magico”, vale a dire i bossiani di stretta osservanza.

È certo però che la maggioranza parlamentare è traballante. E così, se quello italiano è un popolo abituato a guardare il proprio ombelico, anziché ciò che accade all’estero, è dentro i confini nazionali e anzi dentro l’aula della Camera che vanno cercate le prossime “grane” per il capo del governo. Si tratta precisamente di sei “grane” che rispondono al nome di Michele Pisacane Antonio Milo (attualmente componenti del gruppo “responsabile” di Popolo e Territorio), Luciano Sardelli, Giustina Destro e Fabio Gava (scajoliani tuttora iscritti al Popolo della libertà ma dissidente) e Santo Versace (ex Pdl oggi nel gruppo Misto).

Se questi sei parlamentari decidessero di non partecipare stabilmente alle votazioni, allora per Berlusconi il problema sarebbe serio per davvero, tanto che c’è chi invoca il rientro di Alfonso Papa, attualmente detenuto in carcere, e di Pietro Franzoso (ricoverato in ospedale in serie condizioni di salute dopo essere stato vittima di un incidente).

Fino a che punto Berlusconi, Verdini e Alfano riusciranno a tenere insieme i fili della coalizione parlamentare? L’impressione è che, dopo l’incidente di percorso che aveva visto la maggioranza battuta sul rendiconto generale dello Stato, si siano riaperte fratture, ferite e contrattazioni e che basti coagulare una pattuglia di deputati per giocare il proprio peso contrattuale in vista di future ricandidature o posti di governo e sottogoverno. Se volete, chiamatelo suk.