Viva la FifaLa Cina è vicina e vuole una fetta della Roma

La Cina è vicina e vuole una fetta della Roma

Il G2 si farà a Roma. Non nei pressi del Colosseo, o di qualsiasi altra grande vestigia dell’Impero che fu. Ma nello stadio Olimpico. Yankees e cinesi potrebbero presto ritrovarsi ad investire soldi nella stessa impresa: la squadra di calcio della Roma.

Ne è passato di tempo dal 1971, anno in cui cominciò la ‘diplomazia del ping pong’ che portò al riavvicinamento tra gli Stati Uniti di Nixon e la Cina di Mao Zedong. Oggi il centro dell’incontro tra le parti, da intendersi dal punto di vista economico, è il China Investment Corporation, il fondo sovrano d’investimento dello stato cinese. Aperto nel 2007 e dotato di 200 miliardi di dollari da investire, dopo aver acquistato il 10% del Blackstone Group (società finanziaria degli Usa specializzata nei settori di private equity, hedge funds e investimenti immobiliari) ed aver investito 5 miliardi di dollari nella banca Morgan Stanley, ora il Cic sarebbe intenzionato ad acquistare la quota di Unicredit della Roma. Il cui proprietario e presidente è l’italo-americano Tom Di Benedetto.

Unicredit starebbe valutando la possibilità di cedere la propria quota al fondo il cui presidente del consiglio d’amministrazione, Lou Jiwei, è al 30° posto della classifica degli uomini più potenti del mondo del 2010 stilata da Forbes (nel 2009 era 34°). Unicredit al momento possiede circa il 40% del club giallorosso e il Cic sarebbe disposto a comprarne la metà, il 20%. Il Chief Operating Officer della banca italiana, Paolo Fiorentino, sarebbe già d’accordo nel cedere la quota ai cinesi. Unicredit non è interessata all’aumento di capitale della Roma da 100 milioni di euro per non iscrivere perdite nel bilancio. Tutt’altro: l’istituto di Piazza Cordusio intende monetizzare la propria partecipazione. E intende farlo in fretta.

Ci sono dei tempi da rispettare. Tempi dettati dall’accordo sottoscritto tra Di Benedetto e l’Unicredit, la banca che ha curato la transazione della proprietà del club dalla famiglia Sensi all’imprenditore italo-americano. Fino al 30 marzo 2012 Unicredit può vendere una quota non superiore al 25% delle azioni possedute a imprenditori italiani qualificati, ovvero capaci di presentare le giuste garanzie. Passato il termine, le aziende Usa partner di Di Benedetto possono esercitare il diritto di prelazione, per pareggiare eventuali offerte. Una ipotesi attualmente irrealizzabile. All’orizzonte non si vedono gruppi italiani disposti ad entrare nel calcio, anche in vesti di soci di minoranza. Non solo. Lo scorso 13 ottobre, dopo l’ok della Consob, è partita l’offerta pubblica d’acquisto per il restante 33% della Roma Calcio. Si tratta di 43,6 milioni di azioni al prezzo di 0,6781 euro a titolo. Un dettaglio non indifferente, quello del prezzo. I piccoli azionisti sono costretti a fare i conti con una perdita dell’87% del valore dei titoli rispetto al 2000, anno in cui la ‘Maggica’ entrò a Piazza Affari: all’epoca del collocamento, un’azione valeva 5,5 euro. L’Opa scadrà il 3 novembre prossimo e dopo quella data potrebbe concretizzarsi l’afffare tra lo Zio Tom e il Dragone. 

E allora, la Cina è più vicina. Il proprietario della Roma dovrà dare il suo assenso all’offerta di Pechino. Se Unicredit vuole capitalizzare il prima possibile, anche a Di Benedetto sembrerebbe conveniente dare il nulla osta all’operazione. I debiti del club tre volte campione d’Italia sono stati ripianati. Ora è necessario contenere (se non tagliare) i costi. E fare ricavi. Come? Con un nuovo stadio. Il nuovo flusso di denaro proveniente da Pechino darebbe una decisa spinta ai progetti di Di Benedetto. Che guarda caso, meno di una settimana fa aveva già parlato di utilizzare lo stadio Olimpico buttando un occhio alla promozione del brand ‘Roma’, in attesa del nuovo impianto. Invitato a Londra alla conferenza “Leaders in football” come unico rappresentante di un club italiano, il neo proprietario giallorosso ha parlato venerdì scorso di nuove opportunità commerciali e di marketing da sfruttare assieme alla Lazio, l’altra squadra di Roma che con i giallorossi divide l’utilizzo dello stadio Olimpico.

Di Benedetto, fin dal suo insediamento da presidente lo scorso 27 settembre, ha stretto mani a destra e a manca nel Comitato Olimpico Italiano (Coni), proprietaria dell’Olimpico. In attesa di un impianto nuovo di zecca, che verrà presentato al sindaco di Roma Alemanno. Sarà uno stadio polifunzionale da 45mila posti, improntato su un modello di business simile a quello dello Juventus Stadium inaugurato a inizio settembre. Un impianto votato non solo alle partite di calcio, ma dotato anche di aree commerciali. Un’opportunità ghiotta per fare ricavi. Chissà che questo progetto non convinca qualche investitore italiano a farsi avanti. Prima che i guadagni prendano la strada di Pechino.