Le pensioni d’anzianità? Il 50% finisce in Padania…

Le pensioni d'anzianità? Il 50% finisce in Padania...

Le simulazioni effettuate da Tito Boeri e Agar Brugiavini indicano che una riforma delle pensioni più graduale, ma che partisse subito, sarebbe più equa e otterrebbe risparmi maggiori dell’ultima proposta governativa. Vincenzo Galasso si chiede perchè allora c’è questo rinvio: forse dipende dalla dislocazione territoriale delle pensioni di anzianità e del voto alla Lega, che si è battuta accanitamente per rinviare ogni intervento a dopo il 2008, e che sta chiedendo ulteriori ritocchi alla proposta forse per salvaguardare altre generazioni di lavoratori soprattutto in Lombardia.

Sarebbe meglio, sia per motivi di equità che di contenimento della spesa, introdurre immediatamente incentivi al progressivo e graduale innalzamento dell’età di pensionamento. Se lo scalino del 2008 è sopravvissuto alla verifica è grazie soprattutto al potere di veto che la Lega possiede de facto all’interno del Governo. Procrastinare l’innalzamento dell’età di pensionamento al 2008 garantisce una pensione di anzianità ad alcune generazioni di lavoratori, che erano già sfuggite alla scure della riforma Dini.

Vincoli politici e ragioni economiche

Nelle due mappe qui sotto (i colori più scuri indicano i valori più alti dei diversi quintili della distribuzione) viene mostrata la dislocazione geografica del peso della Lega sul totale dei voti ricevuti dalla Casa delle Libertà al proporzionale nelle diverse regioni e il peso delle pensioni di anzianità corrisposte agli individui con età inferiore all’età necessaria per ottenere una pensione di vecchiaia sul totale delle pensioni. Questi ultimi dati sono tratti dal quarto rapporto Brambilla sulla regionalizzazione del bilancio previdenziale italiano, allegato a questo intervento.

Com’è facile notare, le pensioni di anzianità sono fortemente concentrate nel bacino elettorale della Lega. Quasi la metà delle pensioni di anzianità corrisposte a lavoratori “non vecchi” (ovvero con meno di 65 anni per gli uomini e di 60 anni per le donne) sono localizzate in Lombardia, Veneto e Piemonte. Le Regioni, insieme al Friuli Venezia Giulia, dove la Lega ottiene gran parte dei suoi voti e ha un peso decisivo sul risultato elettorale della Casa delle Libertà.

In particolare ben l’11% dei lavoratori dipendenti che raggiungerà i requisiti per ricevere una pensione di anzianità entro il 2007 risiede in Lombardia, la vera roccaforte della Lega (come mostra l’istogramma allegato). Nostre stime mostrano inoltre che – in base ai vecchi requisiti – un flusso paragonabile di lavoratori dipendenti potrebbe beneficiare delle pensioni anticipate in Lombardia tra il 2008 ed il 2010. Questo dato potrebbe in parte spiegare le nuove richieste di modifica alla proposta avanzate oggi dalla Lega, al fine di ridurre l’incremento dell’età pensionabile anche dopo il 2008.

Ancora una volta dunque, i vincoli politici sovrastano le ragioni economiche e impongono squilibri nell’architettura delle riforme previdenziali. Nel 1995, dalla concertazione con i sindacati nacque la troppo lunga transizione della riforma Dini. Oggi, la Lega procrastina la riforma per proteggere la tipologia di pensioni prevalenti nel suo bacino elettorale.

*Articolo tratto da lavoce.info del 25 febbraio 2004.
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