“Noi, in piazza Syntagma, vi presentiamo la vera Grecia”

"Noi, in piazza Syntagma, vi presentiamo la vera Grecia"

«Cosa vedo? Vedo, davanti a me il Parlamento. Le forze di polizia sono asserragliate. E c’è qualcosa che brucia, laggiù, sul lato del ministero delle Finanze». La folla in piazza Syntagma, ad Atene è immensa, assicura Vassilis, insegnante ateniese, sceso a protestare «contro i tagli, contro le tasse». Nelle 48 ore di sciopero generale, la manifestazione ad Atene assume proporzioni elefantiache. In centinaia di migliaia (fino a 200 mila per gli organizzatori) marciano fino alla sede del Parlamento, dove all’interno anche il governo è in difficoltà. Nel dissenso generale il primo ministro Geogios Papanderou cerca di far approvare le ultime misure di austerity, dopo le quali arriveranno gli aiuti economici. In sostanza, sono i salari per gli statali e altri finanziamenti. Ma non bastano: fuori la piazza ribolle.

Sono lavoratori di ogni genere, non solo statali. Uniti dalle sigle sindacali (in particolare le due principali cui fa capo il lavoro pubblico e privato) dai partiti di sinistra, dalle organizzazioni che hanno promosso lo sciopero generale. La protesta contro i tagli e le scelte economiche del governo, con le ripercussioni sulla popolazione, è fortissima e diffusa in tutto il paese. L’obiettivo è di incidere sul governo. «Sì, vogliamo cambiare governo», spiega Vassili. «Ma non il partito, solo il governo», nella speranza che un cambiamento al vertice possa rappresentare una soluzione. «È un dato di fatto che finora non sono stati all’altezza della situazione».

Nel momento in cui contatta Linkiesta, la manifestazione è quasi finita. Ma la protesta no. I poliziotti, in assetto anti-sommossa lanciano gas lacrimogeno, per dividere la folla. Un gruppo di manifestanti, risponde. È un numero ristretto di giovani, vestiti di nero con coperture al viso e maschere anti-gas. Sono black bloc alla greca: lanciano con molotov e sassi, mentre alcuni cercano di entrare nel Parlamento, come forma finale di protesta. Un tentativo andato a vuoto. Ma la battaglia urbana è cominciata. Vetrine distrutte, fuochi appiccati alla spazzatura non raccolta, edicole e garitte. Una banca, che aveva preso fuoco, è stata evacuata, mentre nel fumo la polizia dà inizio alle cariche, e l’atmosfera diventa incandescente. Si tirano sassi e mattoni nel mucchio. Un poliziotto viene colpito alla testa. Un altro viene derubato della pistola. I medici, in piazza Syntagma, sono pochi. Per trovarli si cerca perfino su twitter.

Ma non è una situazione di pericolo, assicura Vassilis. «Solo per chi non ha mai fatto una manifestazione potrebbe esserlo», aggiunge. E, spiega, ad Atene ormai è da tanto che si protesta. «Può essere pericolosa solo per chi lo cerca, il pericolo, cioè per chi provoca e attacca». Il bilancio finale, dopo una giornata di scontri nella piazza e nelle strade vicine, è di 25 feriti tra le forze dell’ordine e 20 tra i manifestanti. Sugli arresti, si parla di 25 persone fermate.

«Da quando c’è la crisi, la mia vita è cambiata in modo drammatico» spiega Nikos, ingegnere di Atene. Non si tratta solo di salario, di pensioni o tasse. Anche la situazione sociale è cambiata. «La Grecia ha le sue colpe», ammette. «È vero, la corruzione è altissima. Ma posso assicurare che la maggioranza dei greci ha sempre pagato le tasse». E per questo motivo, aggiunge, «non è disposta ad accettare questo peso in più che gli viene messo sulle spalle dal governo». Parla in modo fluido, Nikos, e ha le idee chiare, mentre si allontana da piazza Syntagma. «Cambiare governo non cambierà molto». Meglio «cambiare il sistema», quello su cui la Grecia ha vissuto per anni, fondato sul lavoro statale, usato come sistema clientelare. Su una tolleranza altissima per l’evasione. E, in generale, andrebbe ritoccato qualcosa anche «a livello globale». Ma si comincia da qui. Con lo sciopero generale di 48 ore.

In Grecia sono fermi i negozi, gli uffici del Governo, le imprese, i dipartimenti dello Stato. Sono fermi i piccoli esercenti, le grandi aziende, le banche. Bloccati i porti, il traffico marino, ma anche i tram, le metropolitane, le ferrovie. E i tassisti. Chiusi i collegamenti aeroportuali, fermi gli aerei e serrate le dogane, con ripercussioni sui trasporti di carburante e cibo. Nel lungo silenzio della protesta, scioperano i benzinai e i magistrati, scioperano i professori e gli insegnanti, scioperano i medici. «E la protesta ci sarà, anche domani torneremo in piazza», conferma Nikos. Ci saranno tutti quelli di oggi? «Sì. E saremo anche di più».