E nella Sardegna di Cappellacci il piano casa degli immobiliaristi

E nella Sardegna di Cappellacci il piano casa degli immobiliaristi

CAGLIARI – Dopo un 8 novembre teso per via della votazione sul nuovo Piano Casa, che ha portato una maretta preoccupante all’interno della maggioranza in Consiglio, il Governatore della Regione Sardegna Ugo Cappellacci ha potuto tirare un sospiro di sollievo. La terza edizione del Piano Casa è passata con 48 votazioni a favore, contro le 27 contrarie e i 2 astenuti. Soltanto martedì 8 novembre la proposta del nuovo Piano aveva spaccato la maggioranza portando ben otto consiglieri della coalizione di governo a schierarsi contro e votare un emendamento delle opposizioni, obbligando le modifiche sul PPR regionale dell’era Soru (che, tra le altre cose, vietava di realizzare nuove opere e di concedere convenzioni di lottizzazione nei territori costieri compresi nella fascia entro i 2 chilometri dalla linea di battigia marina, ridotti a 500 per le isole minori) a passare attraverso il Consiglio regionale prima di poter essere operative. Una minaccia che ha addirittura portato il governatore Cappellacci a scrivere la propria lettera di dimissioni, poi non formalizzate.

Passano così le norme che modificano le possibilità di interventi e ampliamenti negli edifici esistenti assieme a nuove regole, più permissive, per costruire nelle zone rurali. Proprio riguardo le zone agricole, la maggioranza riesce a mantenere il sì all’ampliamento del 20 per cento per le abitazioni nell’agro (10 per cento per funzioni agro-silvo-pastorali, 10 per cento per funzione residenziale) comprese tra i 300 metri e i due chilometri dal mare (150 e 1.000 metri nelle isole minori). Oltre quella fascia, l’incremento arriva al 30 per cento, sempre per volumi esistenti al 31 marzo 2009. Perde invece sul fronte degli ampliamenti delle “attività produttive” estese agli esercizi commerciali, dove praticamente si contano soltanto le preferenze del Popolo delle Libertà.

L’approvazione della Legge Regionale riguardante «disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo» (questo il nome “istituzionale” del Piano casa) è uno dei punti strategici dell’amministrazione Cappellacci, oltre a essere stata il banco di prova della maggioranza, ricompattata dopo la minaccia delle dimissioni del Presidente della Regione.

Un bunker in cemento a Stintino (Flickr – unblogindue)

Il Piano Casa nella sua versione originale prevedeva l’introduzione di «forme di semplificazione procedurali nell’attività edilizia» volte alla riqualificazione e rivalutazione architettonica ed energetica del patrimonio edilizio regionale. Vale a dire, ad esempio, incremento entro il limite del 20 per cento della volumetria esistente (esteso al 30 per cento qualora siano richiesti interventi di riqualificazione dell’intera unità immobiliare tali da determinare una riduzione almeno del 15 per cento del fabbisogno di energia), interventi di demolizione integrale e ricostruzione di edifici a uso residenziale o servizi connessi, turistico-ricettivo o produttivo esistenti da prima del 1990, per i quali è autorizzato addirittura un incremento volumetrico del 30 per cento (che può arrivare a 35 per cento nel caso in cui sia consequenziale una riduzione dei consumi almeno del 10 per cento), e l’ampliamento di immobili agricoli e turistici del 20 per cento. La legge prevede la denuncia di inizio lavori entro 18 mesi (abbreviata durante le consultazioni di martedì a 12 mesi) dalla data di entrata in vigore della legge, mentre la comunicazione di fine lavori a 36 mesi dalla stessa data.

Stando alle parole del Presidente, «quella approvata oggi (mercoledì, 9 novembre, ndr) è una legge voluta dai sardi sia per il rilancio dell’economia sia per andare incontro alle esigenze abitative delle famiglie. Un rilancio che vogliamo porre in essere nel rispetto del patrimonio ambientale e paesaggistico della Sardegna». Ma l’on. Carlo Sechi di Sel ha replicato: «Si sta intervenendo sulla fascia più pregiata e più esposta del nostro ambiente, a parole più tutelata ma in realtà più minacciata e sfregiata da abusivismo e illegalità e ora, anche da un sistema perverso di deroghe». E Giampaolo Diana del Partito Democratico aggiunge che si tratta di «una legge basata sull’inganno e che risponde solo agli amici speculatori che con le deroghe approvate potranno far arrivare le ruspe fino alla battigia».

La legge intende tuttavia dare nuovo slancio al settore dell’edilizia, che secondo il rapporto annuale della Banca d’Italia di giugno 2011 è stagnante, «soprattutto nel comparto dell’edilizia residenziale». Un settore il cui valore aggiunto nell’anno 2009 in Sardegna corrispondeva a 1 miliardo e 441 milioni di euro, e che nel medesimo anno contava quasi 54 mila addetti, il 5,6 % in meno rispetto all’anno precedente (fonti: elaborazioni CRENoS su base ISTAT). Il Piano casa intende promuovere la riqualificazione del «patrimonio edilizio del paese attraverso interventi di nuove costruzioni, ricostruzioni, ristrutturazioni e ampliamenti che sappiano coniugare qualità ambientale e risparmio energetico». Appare tuttavia lecito diffidare nei confronti di un provvedimento che autorizza il “cemento a volontà, purché ecologico”. Soprattutto in virtù della delicatezza che la questione del Piano casa ha assunto in seno alla maggioranza, da troppo tempo scossa da pesanti vibrazioni man mano che la situazione economica della Sardegna assume connotati sempre più preoccupanti.  

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