Ricolfi: “Renzi spieghi dove troverà le risorse per le riforme”

Ricolfi: “Renzi spieghi dove troverà le risorse per le riforme”

Renzi è una componente minoritaria e di rottura. Per diventare maggioritario, nel partito, dovrà per forza annacquare le sue proposte. O per lui sarebbe meglio uscirne?
No, non dovrebbe annacquarle ma precisarle e articolarle meglio. La forza di Renzi è proprio nella natura dirompente di alcune sue proposte, specie in materia di meritocrazia e lotta agli sprechi nella Pubblica amministrazione (due esempi: l’abolizione del valore legale del titolo di studio, la soppressione dei falsi corsi di formazione). Se le annacquasse, le uniche differenze che resterebbero fra Renzi e i suoi rivali dentro il Pd sarebbero di età, di esperienza, e di understatement. Renzi è più giovane, meno esperto, più scalpitante, e quindi appare più ambizioso di Bersani & company, che continuano – indefessi e contro ogni evidenza – a recitare la parte di quelli che “al potere non ci tengono”, lo fanno “solo per spirito di servizio”, “i nomi non sono importanti”, “quel che conta è il programma”, eccetera eccetera.

Renzi sceglie di presentarsi attraverso l’organizzazione di eventi mediatizzati, al di fuori delle dinamiche di partito cui era fedele anche Veltroni. È un superamento di un sistema di vedere i partiti o un espediente per ottenere visibilità?
La seconda che hai detto.

Chi può votare, ragionando in termini relativi agli schieramenti attuali, un partito guidato da Renzi? (ne prenderà dalla Lega? Dal Pdl? Dal Pd?)
Un eventuale partito di Renzi attirerebbe due categorie di persone: a destra i delusi dalla mancata “rivoluzione liberale” di Berlusconi, a sinistra quanti non sopportano la seriosità dei dirigenti del Pd, la loro inamovibilità e la loro ipocrisia.

Il suo programma tocca le pensioni secondo i criteri delle riforme degli ultimi vent’anni, poco amate dai sindacati. In compenso, propone un patto generazionale, e in più un rimedio al precariato con un contratto unico a tutele progressive. Farà scontenti i sindacati o può trovare un terreno di accordo? E soprattutto, è possibile un accordo sensato con questo blocco sindacale e con ciò che rappresenta?
No, le idee di Renzi (e in parte anche quelle di Veltroni) sono incompatibili con l’establishment sindacale, ma secondo me lo sono anche con il pensiero dominante in Confindustria: tenere buoni i sindacati dove sono forti (nelle fabbriche grandi e medie) senza preoccuparsi troppo di quel che succede nelle piccole unità produttive, nel sommerso, nel Sud.

Nel suo programma, Renzi dedica alla questione meridionale pochissime parole. Nessuna alla mafia. Mentre la lotta agli sprechi attrae consensi, la lotta alla mafia ha smesso di interessare come punto politico?
La lotta alla mafia è molto ideologica, com’è condotta oggi. Se lo Stato combattesse veramente la mafia, rischierebbe di avere contro troppi cittadini meridionali. Non perché ci sia una connivenza fra mafia e cittadini del Sud, ma perché la mafia è organicante radicata nei meccanismi di funzionamento dell’economia meridionale (raccolta rifiuti, appalti, attività comerciali, agricoltura, edilizia). E ciò significa, inevitabilmente, che qualsiasi lotta in grande stile alla mafia sarebbe costretta a sradicare la maggior parte di tali meccanismi, mettendo in forse posti di lavoro, attività economiche, legami sociali, consensi elettorali.

Incentivi alla imprese, abolizione dell’Irap, lotta contro il sommerso. Il programma di Renzi è una sinistra che guarda finalmente al Nord?
Sì, lo è, molto più di quello di Veltroni. Già solo il fatto di guardare alla riduzione dell’Irap piuttosto che a quella dell’Irpef, e di pensare di finanziarla con la riduzione dei sussidi alle imprese (una vecchia idea di Montezemolo, quando era presidente di Confindustria), rende molto più liberista il programma economico di Renzi. E poi l’abolizione del valore legale del titolo di studio: non c’era nel programma di Veltroni, e comunque basterebbe questo ad alienare a Renzi le simpatie di almeno la metà del popolo di sinistra.
Va detto, tuttavia, che i 100 punti di Renzi non sfuggono al difetto principale di tutti i programmi elettorali, di destra e sinistra: sono carenti dal lato delle coperture. Il ragazzo ha una minima idea di che cosa significhi ridurre il rapporto debito-Pil di 20 punti in 3 anni? Fa circa 120 miliardi all’anno. Non si può dire una cosa così senza specificare chi paga, e come si fa a non provocare una recessione drammatica, da cui magari usciremo fra 5-6 anni, giusto quando un eventuale governo Renzi avrà finito il suo mandato.

Una delle questioni più rilevanti, quella dell’immigrazione, viene spesso trascurata. Renzi vuole un cambiamento di rotta, proponendo una selezione degli stranieri intesi come forza lavoro (punto 95). Può funzionare in un Paese dominato dal mercato nero?
Temo di no, ma più che il mercato nero è l’inefficienza della nostra burocrazia pubblica che renderebbe difficile una selezione all’ingresso della forza lavoro.

Il “polo Renzi” viene definito “di destra” dai suoi detrattori. Il Fatto lo considera un “nuovo Berlusconi”. Lui è coerente con sé stesso: è liberal. Quante possibilità ha di diventare egemone in un paese – e in una sinistra – vittima di veti incrociati, blocchi di interdizione e incrostazioni ideologiche?
Nessuna, a occhio e croce. 

Per saperne di più:

Il wiki-programma di Renzi? Ricorda un po’ Veltroni

Vedi anche:

la nascita della peggiocrazia,

l’avvento del big bang

l’intervista a Matteo Renzi di Linkiesta

le divisioni nel Pd 

una critica di Caldarola