Il gasdotto fa bene alla Sardegna, ma nell’isola scoppia la protesta

Il gasdotto fa bene alla Sardegna, ma nell’isola scoppia la protesta

CAGLIARI – Un metanodotto che colleghi l’Algeria all’Italia che, con quasi novecento km di tubature, taglierà il mar Mediterraneo velocizzando i trasporti di gas dal Nordafrica all’Italia. Naturalmente via Sardegna. Consiste in questo il progetto GALSI (acronimo di Gasdotto Algeria Sardegna Italia), un consorzio societario nato nel 2003 con un capitale sociale di 10 milioni di euro. Il gasdotto fa parte dei progetti infrastrutturali in campo energetico ritenuti prioritari dall’Unione Europea, e riceverà un finanziamento di 120 milioni di euro nel quadro del “Programma di sostegno alla ripresa economica tramite la concessione di un sostegno finanziario comunitario a favore di progetti nel settore dell’energia”. Un progetto ambizioso, di cui fa parte un nutrito gruppo di importanti azionisti: Sonatrach (36 %), Edison (18%), Enel (13,5 %), Sfirs (10 %, la società è controllata per il 93 % dalla Regione Autonoma Sardegna), Wintershall (13,5%) e Gruppo Hera (9%).

Il gasdotto taglierà l’isola sarda per 285 km, a una profondità di poco meno di tremila metri, mentre il diametro della tubatura sarà di 120 centimetri circa, che garantirà una capacità di ben otto miliardi di metri cubi di gas annui. Un vero e proprio record, ma per altri un vero e proprio ecomostro. «Assistiamo ogni giorno alla costruzione del nostro disonore» sostiene Gavino Sale, leader del partito indipendéntzia Repúbrica de Sardigna, Irs. Assieme a sostenitori di IdV e Pd, il partito indipendentista sardo ha manifestato il 23 ottobre scorso a Olbia contro la costruzione di una stazione «che non darà benefici, ma solo servitù di passaggio», come commenta Francesca Masu, vicepresidente del comitato Murta Maria. E già dal 2010 le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia avevano richiesto e ottenuto dal Ministero dell’Ambiente, col sostegno di oltre 160 tecnici tra ornitologi, ricercatori universitari, naturalisti, fotografi e appassionati di avifauna, un nuovo avvio del procedimento di valutazione di impatto ambientale, la V.i.a.

Del 10 dicembre 2011 l’ultima delle iniziative, promosse dagli indipendentisti di A Manca pro S’Indipendentzia e a cui hanno aderito diversi comitati e organizzazioni che da mesi diffondono le ragioni del no. Un centinaio di persone ha infatti manifestato a Cagliari, con bandiere, striscioni e slogan, il proprio dissenso contro il piano del metanodotto.

Il tracciato del gasdotto fra Algeria e Toscana via Sardegna

Il sito del progetto mostra i numerosi vantaggi che la realizzazione del gasdotto porterebbe alla regione. Anzitutto l’approvvigionamento diretto di metano con la la creazione di un valido regime di concorrenza ai combustibili quali benzina, gasolio e gpl. «Da vent’anni a questa parte sindacati, organizzazioni imprenditoriali, associazioni culturali, partiti politici, istituzioni locali chiedono la metanizzazione della Sardegna» commentano infatti consiglieri di Sinistra Unita Raffaele Tetti e Dario Satta.

La conseguenza sarebbe un’importante riduzione dei costi per l’energia, fattore che da sempre viene considerato fondamentale nel divario della competitività tra imprese isolane e imprese della penisola. Il contesto economico attuale dunque suggerirebbe di non ritardare ulteriormente la costruzione dell’opera, «considerato che la produzione interna del gas metano diminuirà sensibilmente entro il 2020, precisamente del 65 per cento in Italia e del 43 per cento in Europa, proprio mentre si verificherà un aumento della domanda» commentano i due consiglieri. E stando ai dati forniti dalla Regione Sardegna, si tratta di una domanda pesantemente in rialzo: +39 % in Italia e +30 % in Europa.

Il completamento dei lavori è previsto per il 2014, ma la messa in funzione è ipotizzata già per il 2012. Una questione spinosa che si aggiunge alle questioni già ampiamente dibattute in Sardegna, il poligono di Salto di Quirra in primis (leggi la nostra inchiesta Quirra il poligono sardo crocevia dell’uranio impoverito ndr). Resta da vedere in che modo si porterà avanti il dialogo con le parti contrarie, in che maniera eventualmente procederanno i lavori, e soprattutto quali saranno gli effetti benefici rapportati alla tutela del patrimonio paesaggistico che arriveranno alla Regione Sardegna.

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