Compie sei anni la scuola superiore di magistratura che non ha mai funzionato

Compie sei anni la scuola superiore di magistratura che non ha mai funzionato

Nessun brindisi in programma, oggi lunedì 30 gennaio, al Csm per i sei anni della Scuola Superiore della Magistratura. La ragione? Semplice: l’istituto per la formazione e l’aggiornamento dei magistrati italiani (ordinari e onorari, oltre a quelli stranieri in Italia) infatti, non esiste. Meglio, è solo sulla carta.

Ciò nonostante, in sei anni l’Amministrazione pubblica ha investito (o speso, a seconda dei punti di vista) più di 20 milioni per ristrutturare (a Scandicci, Catanzaro e Benevento) o prendere in affitto (a Bergamo) gli edifici che dovrebbero ospitare le tre sedi territoriali in cui sarà articolata la Scuola.

Quattro città per tre sedi? Sì perché è ancora aperto un contenzioso sulla titolarità tra il capoluogo calabrese (indicato nel decreto del 2006) e quello sannita (autocandidatosi sempre nel 2006, con l’appoggio dell’allora Guardasigilli Clemente Mastella). Lo scontro è finito sia davanti al Tar del Lazio (che nel 2009 ha dato ragione a Catanzaro) e, solo il 17 gennaio, è approdato al Consiglio di Stato. La cui sentenza è attesa per metà febbraio.

Tuttavia, nonostante il clima d’incertezza, sia a Catanzaro sia a Benevento non si è stati con le mani in mano. Nel capoluogo calabrese sono stati spesi poco meno di 2 milioni per ristrutturare Palazzo Doria (che però non disporrebbe di aule per lezioni, per cui è stata presa in considerazione l’idea di utilizzare due appartamenti da 700mq complessivi a Palazzo Fazzari), mentre in quello sannita ammonta a 5 milioni l’onere per riportare a nuovo l’ex Caserma Guidoni (20mila mq, 4500 dei quali coperti). A Scandicci (provincia di Firenze), dopo le ultime opere di adeguamento a Villa Castelpulci (7mila mq di superficie), in sette anni si è superata la soglia dei 14 milioni di soldi pubblici per dare nuovo smalto all’ex manicomio.

Decisamente meno oneroso, ma assai più curioso, quanto accaduto a Bergamo. Dopo il veto, per gli eccessivi costi, del ministero di Giustizia alla ristrutturazione dello storico Palazzo Lupi (l’unico edificio del Demanio ritenuto idoneo ad ospitare la Scuola), Comune e Provincia (nel 2006 a guida, rispettivamente, centro-sinistra e centro-destra) si diedero da fare per non veder sfumare l’occasione di ospitare l’istituzione, fortemente voluta dall’allora ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli.

A settembre 2008 ministero di Giustizia, Comune e Provincia di Bergamo firmarono un accordo di programma con l’Opera Sant’Alessandro (Curia orobica) per l’affitto di circa 2mila mq del Collegio Sant’Alessandro, al prezzo di 242mila euro l’anno, più spese (forfettizzate in 50mila euro). Constatato, dopo 534 mila euro dei contribuenti orobici gettati al vento, che il progetto Scuola di Magistratura non faceva sensibili passi avanti, a fine 2010 il nuovo sindaco di Bergamo, Franco Tentorio (Pdl), e il nuovo presidente della Provincia, Ettore Pirovano (Lega), lasciarono scadere il contratto. Rinnovato nel giugno 2011, dopo qualche mese di trattative, dall’Agenzia del Demanio impegnatasi a versare ai proprietari una pigione annua più ridotta: 220mila euro per sei anni (contratto rinnovabile di ulteriori sei anni). Importo che, sommato ai 534mila euro del precedente biennio, porta lo sperpero (da più di tre anni i locali presi in affitto sono vuoti) di danaro pubblico ad oltre 750mila euro. Per ora.

Se il mancato utilizzo dovesse proseguire, a metà 2017 si arriverà a quasi 2 milioni; che lieviteranno ad oltre 3, nel 2023, se il Ministero di Giustizia non riuscirà ad individuare, in città, un immobile da destinare a sede definitiva della Scuola.

Istituita con decreto legge il 30 gennaio 2006, per quasi sei anni la Scuola ha dato la sensazione di essere figlia di nessuno. Solo lo scorso 14 novembre, infatti, è stato insediato al Csm, alla presenza del capo dello Stato, il Comitato direttivo, cioè l’organo di indirizzo della Scuola. Dodici i suoi componenti: 7 scelti dal Csm e 5 dal Ministero di Giustizia. Due settimane dopo, il professor Valerio Onida venne eletto alla presidenza della Scuola.

Da allora, ben poco si è mosso, nonostante le questioni da affrontare e risolvere siano numerose: fissare le regole di funzionamento, decidere tempi e modalità di svolgimento dei corsi. A parte le questioni pratiche, c’è ancora un nodo di fondo da sciogliere: le tre sedi forniranno identici servizi? Con gli stessi docenti? Oppure ciascuna delle tre si “specializzerà”, per esempio, per target di magistrati da formare e aggiornare?

Per ora è stato avviato il procedimento per la nomina del segretario generale della Scuola. Destinatari, i magistrati ordinari che abbiano conseguito la quarta valutazione di professionalità e i dirigenti di prima fascia.

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