“Lungo il confine”, il lavoro dei giovani a Quarto Oggiaro

“Lungo il confine”, il lavoro dei giovani a Quarto Oggiaro

Mi è capitato di vedere in anteprima “Lungo il confine”, un documentario che verrà presentato il 4 Febbraio a Villa Scheibler a Milano all’interno dell’evento “La linea del lavoro” promosso da Acli Lombardia, nel quale vengono raccontate le storie di tre ragazzi della periferia milanese che hanno detto no al sentimento di sconfitta che stringe la nostra generazione. Hanno deciso che la vita così come gli è stata disegnata non basta. Saranno degli sfigati?

Non sono sfigati Francesco, Lorenzo, Emilio, Bruno, Alessio, Viola che sotto la supervisione del regista Massimo Donati si sono buttati in questa avventura con l’incoscienza della prima volta e il desiderio di provarci. Una storia nella storia. Perchè anche questi ragazzi non fanno della regia la loro vita, ma una passione che la vita vissuta altrove non ha smorzato, anzi.

«Credo fermamente che finché la mia generazione di 25-35enni non la smetterà di lamentarsi tutti i giorni e auto-infliggersi la condizione di precario, non si eleverà né andrà mai da nessuna parte. Va cercata una propria strada». Mi dice Viola raccontandomi il progetto mentre sbircio il trailer. «Non sentirsi più precari ma imprenditori di se stessi».

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La propria strada. È questo il tema del documentario. I tre protagonisti la stanno cercando. Usciti di carreggiata per seguire un sogno, ci stanno provando. Nicoletta nella moda. Anzi la Moda. Perché Nicoletta non copia, inventa, crea e ricrea. Come? Ve lo lascio scoprire. O Davide, l’agronomo. L’agronomo? Che lavoro è? L’agronomo, nel 2012? E poi Pietro, il tassista. Aveva un sogno, comprarsi il taxi. Ma come… se è un tassista il taxi l’avrà già? E poi perché “aveva”?

Tre storie diverse. Ambienti differenti, sogni differenti. Ma tre storie di passione e successo. Dove il successo è il percorso. Come sempre. Quello che manca, a noi, i 25-35enni descritti da Viola, è il percorso. Veniamo boicottati alla fonte. Ci dicono che non c’è via. Falso. Pietro, Nicoletta, Davide hanno messo i piedi sulla strada.

A Quarto Oggiaro, storica periferia milanese, nota alle cronache solo per crimine e degrado. Altro luogo comune. Come i bamboccioni, come gli sfigati. Quarto accoglie e vive attraverso le storie raccontate in “Lungo il confine” mostrando una realtà differente. Fresca, nuova, vivace, quasi serena. Basta etichette. Basta ricordi anni ’70.

Via, lungo il confine, verso il futuro. 

*autore di Non è un paese per Bamboccioni
Twitter: @matteofini78 

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