Pizza ConnectionAll’ombra del Duomo dove la ‘ndrangheta è di casa

La prima tappa del nostro viaggio sulle

«Vuoi sapere che cos’è la ’ndrangheta? Bene, allora devi andare a Buccinasco». Così qualcuno consigliò lo scrittore di spy story Frederick Forsyth. Buccinasco, hinterland di Milano, trentamila persone, parchetti, villette a schiera, microcriminalità al bando ed «ex muratori che girano in suv». Un quadretto di una città che si sta realizzando, dove però la criminalità organizzata calabrese ha trovato terreno fertile per i due business che più la rendono potente: gli appalti e la cocaina.

A 7 chilometri da piazza Duomo gli investigatori intercettano, nel corso di una operazione chiamata “Cerberus” un imprenditore milanese «Tutta Buccinasco – dice al telefono l’uomo dal classico fare ’bausha’ – l’abbiamo fatta noi. Buccinasco, dove c’è il centro commerciale e tutti i capannoni dietro li abbiamo fatti io, Domenico Barbaro e Rocco Papalia». Niente di strano per un rampante imprenditore che si vanta di «aver cominciato a lavorare giovane», non fosse che Domenico Barbaro e Rocco Papalia sono gli esponenti di spicco delle omonime cosche calabresi in trasferta nella ridente cittadina alle porte di Milano.

Stando alle indagini della Dda di Milano, del Gico della Guardia di Finanza e alle tesi dell’accusa che hanno retto nel primo grado di giudizio, l’imprenditore Maurizio Luraghi avrebbe messo a disposizione dei clan la sua azienda “Lavori stradali srl”, passando da vittima a complice delle cosche. Per questo motivo il corpulento imprenditore lombardo viene condannato a 4 anni e 6 mesi per associazione mafiosa. È il primo lombardo senza legami di sangue con le zone native delle mafie condannato per questo reato. Ma dai suoi capannoni lo stesso Luraghi non si fa problemi a parlare e si difende «Credo che il 95 per cento degli imprenditori edili milanesi – dichiara l’imprenditore più volte ai giornalisti – siano sotto scacco. Nei cantieri vedi circolare gente che a 35 anni ha macchinoni e ville, mentre io a 56 ancora devo finire di pagarmi il capannone. Trent’anni fa, i lavori della metropolitana li facevo con le stesse persone che compaiono negli atti dell’ultima grande operazione antimafia: Papalia, Molluso, Mandalari».

Qui, nel 1992 veniva arrestato quello che veniva definito il più grande boss del Nord Italia, Antonio Papalia. Il figlio, Domenico, cresciuto a Buccinasco, appena 27enne si “butta” latitante per quasi due anni, dal 3 novembre 2009, quando la Dda spicca per lui un mandato d’arresto fino al gennaio 2011, quando si costituisce col suo avvocato presso la casa circondariale di Pavia. Qualcuno dice sottovoce che sembra di stare alla periferia di Platì. Sono infatti i platioti, insediati in questa zona dell’hinterland di Milano dagli anni ‘50 dopo le prime migrazioni, la comunità del sud più numerosa. Cosa fanno i clan da queste parti? Costruzioni, edilizia e movimento terra, come documentano le inchieste della magistratura. Come lavorano? È il regno dei subappalti la fortuna dei clan, tra operatori del settore, della finanza e della politica spesso gli interessi coincidono.

Il pentito Saverio Morabito nei primi anni ’90 sulla zona aveva chiare le dinamiche «i Papalia sostenevano il partito socialista, facevano una grossa campagna elettorale, organizzavano cene a cui partecipavano i vari pretendenti alle cariche elettive». Cercare di «far mantenere il seggio ai socialisti, in modo avere appalti di lavori edili e stradali per continuare le loro attività». Lo stesso pentito disse nel corso di uno degli interrogatori «vede, signor giudice, Buccinasco è un’altra Platì».

A spulciare tra le inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Buccinasco ricorre spesso e quando si attraversa la città non si fatica a capirne il motivo: in via Odessa, dove ora si trova la sede della Croce Rossa c’era la villa del clan Sergi, in via Bramante c’è il bar Trevi. Qui si riunivano i capifamiglia pianificando sequestri e omicidi. Venne sequestrato nel 1993, ma solo il commissario prefettizio subentrato all’ex sindaco Cereda è riuscito a restituirlo il comune e a marzo ci sarà l’inaugurazione di una struttura per alcune associazioni. «Al bar Trevi – ci racconta Rosa Palone di Libera Buccinasco – dal 1993 a oggi non c’è stato più nulla. La confisca è arrivata nel 2005 e da lì né il sindaco Carbonera, né l’ultimo sindaco Cereda sono riusciti a farlo funzionare. Ora – prosegue Palone – confidiamo nella prossima apertura». Fuori dal centro, poco oltre il centro abitato c’erano poi gli orti dove i boss, in particolare Sergi, Papalia, Trimboli e Barbaro, si ritrovavano d’estate. Lì, lungo il naviglio dove nel 2004 arrivò il latitante Francesco Tropiano, poi arrestato nel 2007 e dove altri ’ndranghetisti della locride trovarono ospitalità facendo affari tra discariche abusive e rifiuti tossici. Discariche abusive e rifiuti tossici che secondo la magistratura si troverebbero sotto i palazzi del quartiere di via Guido Rossa: nel corso della requisitoria del processo “Cerberus” il pm di Milano Alessandra Dolci dice che sotto quelle case ci sono tracce di idrocarburi, eternit, terra mista a gasolio, cinghie di trasmissione, rifiuti, blocchi di cemento. Materiali che probabilmente hanno intaccato anche a falda acquifera e che secondo gli inquirenti sarebbero stati scaricati dalla cosca Barbaro-Papalia attraverso società compiacenti.

Dopo anni di silenzio da parte della politica è stato nel 2006 Maurizio Carbonera, sindaco di Buccinasco in carica dal 2002 al 2007 a denunciare la presenza delle ’ndrine in città. Partono così le intimidazioni. A Carbonera vengono bruciate due macchine e arrivano minacce non proprio velate. Nei pressi della tangenziale che gira intorno a Buccinasco furono rinvenuti anche due bazooka, che stando alle ricostruzioni degli investigatori, sarebbero serviti per far saltare in aria l’auto del sostituto procuratore di Milano Alberto Nobili.

Nel 2007 Buccinasco manda a casa il sindaco di centrosinistra Carbonera ed elegge Loris Cereda. Per il nuovo primo cittadino «definire Buccinasco come una zona ancora soggetta al clan dei calabresi è una fesseria evidente». E anche in città il problema più grosso rimane il traffico e quel campo rom al di là dell’abitato. Nel frattempo Loris Cereda e il suo assessore ai lavori pubblici vengono arrestati nel 2011 con l’accusa di aver truccato gare d’appalto per la realizzazione di ipermercati, anche se il primo cittadino, oggi sostituito da un commissario prefettizio ha sempre respinto le accuse con forza. Intanto se definire Buccinasco soggetta ai clan era una «evidente fesseria» nei quattro anni del mandato Cereda sono state tre le inchieste che hanno portato gli inquirenti a Buccinasco e zone limitrofe: quella già nominata “Cerberus”, “Parco sud” e “Parco Sud II”, che hanno visto anche il coinvolgimento di politici, imprenditori e funzionari operanti nella zona.

Dal treno che fa la spola sulla Milano-Mortara-Alessandria si intravedono i prati ben tenuti del centro residenziale di Buccinasco, dove Frederick Forsyth è venuto a studiare la ’ndrangheta, ma dove non tutti si piegano e ancora si indignano per i clan che sguazzano a sette chilometri da piazza Duomo. Intanto in città si attendono le elezioni del prossimo maggio, per capire chi subentrerà al commissario prefettizio che ha preso il posto del primo cittadino Loris Cereda dopo il fermo del 2011.

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