Argentina, la rete ferroviaria fa pena ma il governo investe in alta velocità

Argentina, la rete ferroviaria fa pena ma il governo investe in alta velocità

BUENOS AIRES – Quarantanove persone sono morte e altre 600 sono rimaste ferite oggi nella stazione di Once, Buenos Aires. E’ il peggior incidente ferroviario argentino di tutto il 2012. Sì, di tutto il 2012. Nonostante possa sembrare quantomeno avventato parlare di assoluti storici a soli due mesi dall’inizio dell’anno, basta tornare indietro davvero poco con la memoria per ritrovare un simile precedente nel vicino settembre 2011. 

I morti, allora, furono 11. A causare la tragedia, uno schianto fra un autobus e un treno ad un passaggio a livello nelle vicinanze della stazione di Flores, a est di Buenos Aires. Altre 250 persone rimasero intrappolate, ferite, nella carcassa capovolta dell’autobus.

Allora come oggi, l’orologio del mattino faceva le ore piccole. Erano le 6, alba appena fatta. L’incidente odierno alla stazione di Once è avvenuto alle 8,30 circa), proprio quando i pendolari della caotica capitale argentina si riversavano in massa nella rete urbana del trasporto pubblico, schiacciati come tonni.

A testimonianza del caos selvaggio in cui può piombare una città come Buenos Aires in occasione di un evento simile, mentre le strade si ingorgavano di mezzi di soccorso, camion dei pompieri e macchine della polizia, una delle ambulanze che trasportava i feriti a uno dei tredici ospedali nei paraggi è finita schiantata contro un negozio.

La stazione di Once è uno dei principali snodi ferroviari di una città pianificata male e sviluppatasi urbanisticamente peggio: una capitale da 13 milioni di abitanti (ufficialmente) in cui tutto il traffico convoglia dalla provincial verso il centro. Un flusso piramidale il cui fulcro è la centralissima Casa Rosada e il Microcentro, sede della burocrazia, della finanza e degli amministrativi di tutto il paese. 


A poca distanza dal palazzo del Congresso, sono migliaia le persone che transitano ogni giorno dalla stazione di Once in uno degli affollatissimi collectivos, sui treni del Subte, la metropolitana cittadina da poco passata in gestione alla municipalità, o sulla lenta ed economicissima rete ferroviaria locale.

Come sempre in questi casi, le responsabilità si rimpallano. Edgardo Reynoso, delegato sindacale della linea Sarmiento (quella della tragedia), accusa il gestore, così come il Ministero dei Trasporti e la Commissione Nazionale per la Regolamentazione del Trasporto Pubblico (Cnrt), per la mancanza di controlli di sicurezza negli ultimi anni.

 La leader dell’Unione Ferroviaria, Roberto Nunez, punta il dito contro «la mancanza di investimenti» data la presenza sui binari di treni vecchi di cinquanta o sessanta anni. La capacità del treno schiantatosi oggi alla stazione di Once era di 800-1000 persone. Come spesso accade in Argentina, tuttavia, i numeri non dicono proprio nulla – tranne quando si riferiscono al conteggio dei morti di tragedie assolutamente evitabili. 

Solo in gennaio sono stati registrati tre incidenti gravi nella rete del trasporto pubblico. Il quotidiano d’opposizione Clarín non ha perso tempo nel pubblicare una lunga lista di episodi simili, tutti per lo più avvenuti nell’ultimo anno. Ogni giorno, 21 persone muoiono in incidenti fatali per le strade argentine. E stiamo parlando solo di strade, non più di ferrovie, perché tutto, in Argentina, si sposta su gomma. Morte inclusa. Lo stato di Cristina Fernández de Kirchner è uno di quelli in cui si muore di più dell’intero Sud America, soprattutto fra gli under-35. Secondo la ONG Fight for Life, il 12% degli incidenti è causato dai bus che trasportano, ogni anno, 5.8 milioni di passeggeri al giorno. 

Le ferrovie, nonostante l’incidente odierno, contano davvero poco, essendo state per lo più smantellate nel corso delle decadi passate – complice anche l’azione lobbistica del potentissimo sindacato dei camioneros guidato dal leader sindacale Hugo Moyano, vera eminenza grigia della politica argentina.

Nel paese prolificano infinite compagnie di trasporto pubblico, sia su scala nazionale che regionale. Solo nella seconda arteria principale della città, Avenida Corrientes, corrono otto differenti compagnie di collectivos – chiamati colloquialmente bondis. Un rapporto della Unione Trasporti risalente al 2008 indica che l’88% dei guidatori di bondis viola regolarmente le regole della strada per stare al passo coi frenetici ritmi che la capitale impone. I cieli, invece, sono appannaggio della pressocchè unica compagnia di linea, Aerolinas Argentinas, ma raramente i prezzi consentono alla gente comune di salire a bordo di un aereo per recarsi nella città più vicina. Solitamente si percorrono 15/20 ore di viaggio a bordo di bus dotati di tutti i conforts, letti reclinabili inclusi. 

Intanto, mentre a 20 km/h il treno 3722 si schianta nella stazione di Once, il governo della Presidentessa Fernández pensa in grande e costruisce il bullet train dell’America Latina, da Buenos Aires a Cordoba (la seconda città del paese) in 90 minuti, per una velocità massima di 320km/h. Studi commissionati dal governo nel 2008, anno della firma degli accordi con una società francese, hanno mostrato che la grande opera darà lavoro a circa 25,000 persone. I binari del trasporto locale, tuttavia, giacciono pressochè in stato d’abbandono, e la stessa Presidentessa ha più volte deplorato le precarie condizioni di salute della rete ferroviara nazionale. Prendere un treno può essere pericoloso non solo per la fatiscienza delle infrastrutture, ma anche per lo spadroneggiare a bordo delle vetture sub-urbane di bande rivali e banditi. Quando qualcosa si muove, come sempre qui in Argentina, si muove dal basso, dalla rabbia della gente.In risposta al tren bala, l’altra velocità argentina, due fratelli di Rosario hanno lanciato quasi quattro anni fa il progetto Tren Para Todos, con l’idea di rigenerare il network ferroviario nazionale invece che puntare sulla grande opera propagandistica, ‘elitista e antidemocratica’. 

Il progetto ha come obiettivo quello di ricostruire 18,000 km di binari per il trasporto pubblico e per il trasporto di merci. A pochi mesi dal suo lancio, nel maggio del 2008, aveva già raccolto le firme di 700,000 persone. Le stesse che, stanche di morire sui treni del paese, hanno ieri inondato di insulti governo, sindacati e compagnie di trasporti sui binari della stazione di Once e, immancabilmente, su Twitter. 

L’hashtag per gli hijos de puta vari, manco a dirlo, era #once.

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