Il patto segreto per consegnare Bper all’uomo di Dell’Utri

Il patto segreto per consegnare Bper all’uomo di Dell’Utri

Le pressioni che Gianpiero Samorì esercita da anni sui vertici della Banca popolare dell’Emilia Romagna sono arrivate a un punto di svolta. Mai come adesso l’avvocato modenese è stato vicino a realizzare il suo progetto: primo, scardinare gli storici equilibri di governo della banca popolare presieduta da Ettore Caselli; quindi, riconfigurarne i vertici; infine, cambiare radicalmente strategie e obiettivi di sviluppo della Bper. Il tutto tramite un accordo fra grandi soci ammesso solo a metà, o di cui addirittura si nega l’esistenza.

Il patto della bistecca. A dispetto dell’imponente mobilitazione di voti (oltre 5mila nell’assemblea di aprile 2011), finora Samorì è stato tenuto alla larga dagli organi societari. La sua lista “Bper Futura” è stata superata da altre liste di minoranza non ostili agli assetti consolidati. Ma quest’anno le cose hanno preso una piega diversa. Grazie alla mediazione di Luigi Cremonini, imprenditore nel settore delle carni e attuale amministratore della Bper, sarebbe stato abbozzato il cosiddetto «patto della bistecca». Un compromesso che prevede l’ingresso in cda dell’imprenditore Romano Minozzi (Iris Ceramiche, Graniti Fiandre) e di un esponente dell’associazione di Samorì nel collegio sindacale. Dopo le indiscrezioni circolate (v. il blog Una voce poco fa su Linkiesta), in un comunicato diffuso il 2 febbraio, la Bper ha precisato «di non essere informata dell’esistenza di alcun accordo», ricordando che la nomina di amministratori e sindaci è di competenza dell’assemblea, sulla base di liste presentatate dai soci.

La firma saltata. Ma nel fine settimana nuovi, imbarazzanti dettagli sul patto della bistecca sono emersi in una breve intervista concessa da Samorì al Resto del Carlino. Secondo la versione del presidente dell’associazione Bper Futura, sarebbe stato Ettore Caselli, presidente della banca, ad assicurargli che «esistevano le condizioni per cessare i contrasti», in un incontro presenza dell’amministratore delegato Luigi Odorici e di Minozzi. In quell’occasione, Caselli avrebbe proposto l’ingresso di Minozzi in cda e dello stesso Samorì nel collegio sindacale, attraverso l’inclusione dei loro nomi nella lista di maggioranza (la stessa che ricandiderà Caselli). Il patto è stato messo per iscritto in «un contratto condiviso» preparato dall’avvocato torinese Angelo Benessia (Compagnia di San Paolo), uno dei legali della Bper. Ma mercoledì 1 febbraio, però, la firma prevista è saltata. L’opposizione di molti, a cominciare da un socio di peso come Marta Lucchi Schiavi, che vorrebbero vederci chiaro sull’improvviso cambio di marcia di Caselli, ha consigliato di prendere tempo.

L’accordo che non si può dire. Non pochi hanno trovato  strano che, dopo aver osteggiato Samorì fino a ottenere la sua espulsione dal libro soci a maggio 2011, Caselli abbia improvvisamente fatto dietro front, premendo sull’acceleratore della pacificazione. Nemmeno è chiaro a che titolo i vertici della banca – il presidente Caselli e i vice Vittorio Fini, Piero Ferrari e Alberto Marri – si sarebbero potuti impegnare in un “accordo condiviso” sulle candidature. Ad ogni modo, l’accordo che viene dato per “saltato”, in realtà, resta in piedi per la prima metà, l’ingresso di Minozzi nel cda tramite candidature nella stessa lista di Caselli. Anche se nei corridoi della banca viene minimizzata come cooptazione ai vertici della banca di un industriale di spicco nel settore delle ceramiche, la candidatura di Minozzi è l’architrave del “patto della bistecca”. Nello stesso tempo non può essere nemmeno liquidata come una semplice espressione dell’associazione Bper Futura. I rapporti fra Samorì e l’imprenditore delle ceramiche, con la passione per la finanza, sono comunque ventennali: l’avvocato modenese, presidente di Bper Futura e della holding Modena Capitale, è storicamente il civilista di fiducia di Minozzi sia per gli affari aziendali sia per le questioni fiduciarie private. E Minozzi era peraltro lo stesso nome sul quale già un anno fa, quando amministratore delegato era Fabrizio Viola, si fece un primo tentativo di compromesso.

La “strage di San Valentino in diretta tv. Mentre ai piani alti della banca continuano i conciliaboli per cercare di trovare una quadra, Samorì è deciso a usare la tattica del bastone e della carota. Raggiunto telefonicamente da Linkiesta, l’avvocato si dice «disponibile a fare accordi». Ma nello stesso tempo, è pronto a dare battaglia: sul canale 89 del digitale terrestre. Tramite il gruppo Modena Capitale, infatti, Samorì è l’editore di TvQui. «Noi siamo agguerriti, da martedì l’altro ci sarà una nuova trasmissione televisiva sconvogente per loro», annuncia. Sconvolgente? «Cominceremo a fare nomi, cognomi, situazioni e cifre per far capire perché si oppongono al nostro ingresso». Vista la data di esordio, martedì 14 febbraio alle 20.50, promette di essere una piccola strage di San Valentino. Il punto di partenza sono i 430 milioni di crediti che la banca ha concesso ai suoi amministratori per le loro aziende. «I prestiti in sé non dicono niente, quello che conta è la capacità di restituirli in relazione alla situazione patrimoniale, finanziaria ed economica». Di chi si parlerà, dell’industriale del tortellino Fini o di quello della carni Cremonini? Nel cda della Popolare modenese ci sono anche gli imprenditori Alessandro Fagioli (trasporti speciali) e Erminio Spallanzani (trading acciaio, alimentari, immobiliare, leasing). «Non voglio anticipare niente, la mia non è una guerra personale, sono tutte brave persone – risponde Samorì –, a me interessa stabilire il principio che chi ha determinate situazioni non può continuare a ricoprire la carica di amministratore di banca». Forse così Samorì pensa di vincere le ultime resistenze alla sua scalata ai vertici di Bper. O mangiare la bistecca o vedersi impallinare sul canale 89. In rigoroso ordine «meritocratico inverso»: si parte dagli «amministratori più indebitati ed esposti in modo incompatibile con la presenza in consiglio di amministrazione di qualsiasi banca». Un gioco pericoloso che rischia di finire in tribunale, riconosce lo stesso Samorì: «Quando si litiga troppo e le autorità di vigilanza non riescono a far rispettare le norme, prima o poi arriva qualche procura, e dicetimeout, magari anche mio danno». Buon San Valentino, Modena.

Twitter: @lorenzodilena

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