La figlia di un operaio costringe Pirelli a pagare per l’amianto

La figlia di un operaio costringe Pirelli a pagare per l’amianto

Una giovane avvocatessa perde il papà in un pugno di mesi. Mesotelioma pleurico: operaio specializzato di cinquant’anni, per 31 ha respirato amianto in uno stabilimento milanese della Pirelli. È il 19 marzo del 2002.

Dieci anni dopo, Giusy Marciano nel nome del padre Enio ha ricevuto il risarcimento da parte dell’azienda che dividerà con la madre, il fratello e il nonno. Solo l’amore ostinato di una figlia con la toga trascina per anni un’indagine di cui per due volte la Procura chiede e non ottiene, grazie all’opposizione della Marciano, l’archiviazione, fino alla vittoria di oggi con l’annuncio in udienza del buon esito delle trattative tra i familiari di alcune vittime e Pirelli. Mistero sull’entità delle somme di denaro destinate alle famiglie, ma il risarcimento complessivo sarà nell’ordine di milioni di euro.

Per anni la denuncia di Giusy Marciano, presentata subito dopo la morte del papà e seguita da altre solo nel 2010, langue a Palazzo di Giustizia come “denuncia contro ignoti”. Poi undici ex dirigenti della Pirelli tra la fine degli anni ‘70 e la fine degli anni ‘80 vengono indagati per omicidio colposo aggravato e lesioni colpose gravi in relazione a 24 casi di operai morti di mesotelioma o che si sono ammalati di forme tumorali per l’esposizione all’amianto all’interno degli stabilimenti di viale Sarca e via Ripamonti. Il più giovane tra gli ex manager adesso ha 66 anni, il piu’ anziano 90.

Nel frattempo, un giudice dà ragione alla tenacia della Marciano e ordina all’accusa di svolgere nuove indagini, mentre intorno cambia l’aria. Nel gennaio scorso, tredici ex manager di Pirelli vengono condannati con pene fino a tre anni in un processo a Torino speculare a quello milanese e a risarcire alle parti civili sette milioni di euro e, nei giorni scorsi, il verdetto del processo Eternit segna un’altra vittoria per la memoria dei lavoratori.

Un mese fa Pirelli apre le trattative coi legali delle parti civili e cerca un accordo: nell’udienza di oggi è stato spiegato dall’azienda che sei trattative con le famiglie sono andate a buon fine e sei sono ancora in corso. Le altre parti civili, Inail, Asl e Regione Lombardia, valuteranno nelle prossime settimane se accettare le proposte di risarcimento. La somma stabilita per ogni ex lavoratore varia a seconda di criteri come il tipo di mansioni svolte in azienda e del numeri componenti del nucleo familiare.

Gli operai vittime della sostanza tossica, poi messa al bando, lavoravano in diversi reparti, da quello relativo agli autocarri a quello delle mescole. L’amianto, stando al capo d’imputazione, era dappertutto e veniva usato dalla mescola delle gomme alla tubazione dei serbatoi. In una nota Pirelli ha voluto precisare di avere «sempre agito per la sicurezza dei propri dipendenti con le misure adeguate alle conoscenze tecniche a disposizione nel corso degli anni».