Paniz denuncia il sito sul Vajont, e la rete rischia

Paniz denuncia il sito sul Vajont, e la rete rischia

«Come decisione, quella del gip di Belluno ha un grave difetto: mette in pericolo la libertà di espressione», spiega l’avvocato Fulvio Sarzana, raggiunto al telefono da Linkiesta. Il riferimento è alla disposizione presa dal giudice per le indagini preliminari di oscurare, in via preventiva, il sito Vajont.info, dedicato alla strage del 1963 in cui morirono oltre 2000 persone. Il tutto a causa di contenuti giudicati offensivi per gli onorevoli Maurizio Paniz e Domenico Scilipoti.

Alla lettera, la frase recita “Se la mafia è una montagna di merda, allora Paniz e gli Scilipoti sono guide alpine”. Ma non è qui il punto. La novità è che il sito è stato oscurato nella sua completezza, «per una frase che poteva essere rimossa senza dover compromettere tutto il resto», aggiunge Sarzana. Un passo molto raro, e di solito preso alla fine. Invece il provvedimento è stato subito notificato a tutti i 226 provider italiani, che dovranno rimuovere l’IP. Il loro difensore è proprio Sarzana: «questa decisione mette a rischio la libertà di espressione», spiega. Una cosa che «potrebbe capitare a tutti i siti. Anche a Linkiesta».

«Io ho querelato il suo autore», specifica Maurizio Paniz, «non il sito». Il tutto al termine di una storia di insulti che dura, dice, da anni. «Tutto è nato quando l’autore del sito, Tiziano Dal Farra, residente a Udine, ha cominciato a insultare Gioachino Bratti e Pierluigi De Cesero, sindaci di Longarone, uno dei comuni colpiti dalla strage del Vajont». I due allora lo hanno querelato, Paniz ha preso le loro difese e il giudice ha condannato Dal Farra. «Sono tanti i procedimenti penali in cui è stato condannato», aggiunge Paniz. «Lui, però, li ha irrisi, facendosi beffe delle sentenze: le pubblicava nei suoi siti e le commentava». E, in questo modo, ha cominciato a insultare anche Paniz stesso, in quanto avvocato di Bratti e De Cesero, finendo per farsi querelare anche da lui. «Dopo sette anni e tonnellate di insulti nei miei riguardi, il giudice ha deciso di intervenire anche sui provider», dice il deputato.

Al momento, il sito è oscurato. Sarzana non ha perso tempo a ha denunciato il rischio che, a suo avviso, corre la libertà di stampa. E così la notizia, in poco tempo, si è diffusa. Come finirà, non si sa ancora. Dietro a tutto questo, c’è l’intensa attività di denuncia di Dal Farra dei fatti del Vajont, sia della tragedia che delle decisioni prese dopo. Un’attività che spesso travalica il limite,e  lo porta in tribunale. E forse anche gli crea nemici, non solo tra parlamentari e sindaci. Scrutando tra le pieghe della rete, al centro di un provvedimento che riguarda le norme sulla censura del web, ci sono contro di lui accuse di ogni tipo, dal falso alla pedofilia, ma nessuna dimostrata. 

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