Se la donna resta incinta, Mamma Rai la caccia per contratto

Se la donna resta incinta, Mamma Rai la caccia per contratto

La chiamavano Mamma Rai, eppure di materno non ha proprio nulla. Se è vero quanto afferma il blog del collettivo dei giornalisti precari romani “Errori di Stampa”, nei contratti Rai per i consulenti è presente una “clausola di gravidanza” piuttosto strana.

Il testo recita:

«Nel caso di Sua malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore od altre cause di impedimento insorte durante l’esecuzione del contratto, Ella dovrà darcene tempestiva comunicazione. Resta inteso che, qualora per tali fatti Ella non adempia alle prestazioni convenute, fermo restando il diritto della Rai di utilizzare le prestazioni già acquisite, Le saranno dedotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate. Comunque, ove i fatti richiamati impedissero, a nostro avviso, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest’ultima potrà da noi essere risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a Suo favore»

Il senso è chiaro. Se una donna resta incinta, la Rai può decidere di risolvere il contratto, nel caso che la gravidanza incida sul lavoro della dipendente tanto da renderlo compromesso. Una situazione spiacevole per il datore di lavoro, certo. Ma la soluzione di Mamma Rai non appare proprio un caso di civiltà o di progresso. Anche perché andrebbe a ledere l’articolo 3 della Costituzione. Se il Festival è donna, come hanno detto in molti, la Rai non lo sembra affatto. Oppure, come al solito, è solo show.

La replica della Rai

La RAI conferma di essersi sempre scrupolosamente attenuta al rispetto delle norme a tutela della maternità. Non esiste quindi alcuna clausola che possa consentire la risoluzione anticipata dei rapporti lavorativi del personale con contratto, anche a termine, di natura subordinata.

Quanto ai contratti di lavoro autonomo – ai quali come noto non si applica lo Statuto dei Lavoratori né le relative tutele – la RAI precisa di non essersi mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità, a meno che questo non sia stato richiesto dalle collaboratrici interessate per ragioni attinenti allo stato di salute o alla loro sfera personale.

Ogni qualvolta si sia determinata l’esigenza di interrompere i contratti – si ripete su richiesta delle collaboratrici – RAI si è sempre adoperata per assicurare loro futuri impegni professionali al venir meno della ragione impeditiva pur senza aver alcun obbligo di legge al riguardo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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