Anche nel parlamentino dei magistrati è difficile creare un governo

Anche nel parlamentino dei magistrati è difficile creare un governo

Quale futuro per l’associazione magistrati? Il recente voto per il rinnovo del comitato direttivo centrale (Cdc) dell’associazione guidata per quattro anni da Luca Palamara (Unità per la Costituzione) e Giuseppe Cascini (Magistratura democratica) ha rimescolato le carte, e non di poco. Da questa competizione esce ampiamente ridimensionata Unicost che, con 2.268 preferenze (485 in meno del 2007) perde due seggi scendendo a 12, alla pari di Area che ne perde 1 e che con 2271 preferenze registra un calo di 314 voti. Dunque il primo raggruppamento non è più quello moderato rappresentato da Palamara e Marcello Matera (segretario generale di Unicost) ma l’alleanza tra Magistratura democratica e Movimento per la giustizia (che ha per segretario generale Giuseppe Spataro).

A fronte della sconfitta della giunta uscente, si registra un exploit delle opposizioni: ad uscire incredibilmente rafforzata è Magistratura indipendente (Mi) che raggiunge quota 2 mila voti e può vantare il primo degli eletti con ben 1199 voti il suo leader, Cosimo Ferri. Anche la nuova lista che si è presentata, “Proposta B” (278 voti), riesce ad esprimere un proprio rappresentante in seno al “parlamentino” dell’associazione con il suo candidato più votato, Andrea Reale.

E adesso? «Adesso è un problema, spiega a Linkiesta un neo eletto al Cdc. Come si fa a tenere fuori dalla giunta ancora una volta Magistratura indipendente?». Si tratta effettivamente di un bel rompicapo: già quattro anni fa la crescita di Mi comportò la sua esclusione dalla giunta ma è evidente che l’opposizione interna guidata da Stefano Schirò e Cosimo Ferri ha pagato perché la corrente moderata è passata dal 25 al 33% nella base e da 9 a 11 componenti in seno al comitato direttivo.

C’è chi pensa che Unicost e Area faranno ancora cartello, negando a Mi l’ingresso in giunta, anche perché ciò vorrebbe dire concedere proprio a Cosimo Ferri la presidenza o la segreteria. Chi farebbe il passo indietro? Non Ezia Maccora, candidata in pectore alla presidenza Anm per il gruppo di Area, e neppure il procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo, uscito vincitore da una conta tra il suo gruppo e quello che sosteneva per la segreteria il pm Rodolfo Sabelli (sostenuto proprio da Palamara e Matera).

In particolare, si sente dire insistentemente dalle parti di Unicost, Sabelli avrebbe fatto flop proprio a Milano, nonostante avesse nei mesi passati condotto una battaglia campale contro Alfonso Marra, già presidente della Corte d’Appello di Milano, che si era dovuto dimettere a seguito dell’inchiesta P3. Le stesse fonti spiegano al nostro giornale che dentro ad Unicost le elezioni hanno notevolmente rafforzato la componente che non si riconosce nella leadership di Palamara e Matera, giudicata troppo dipendente da Area, a vantaggio del gruppo autonomista che avrebbe visto l’elezione, tra gli altri proprio di Creazzo, della neo consigliera Luisa De Renzis, di Michele Ciambellini (il più votato in Unicost anche perché sostenuto dalla moderata componente del Csm Giuseppina Casella) e Luigi Spina (anch’egli favorito dal sostegno del membro del Csm Alberto Liguori).

È dunque in un clima di totale incertezza che si riunirà domani il comitato direttivo dei togati per individuare la nuova giunta. Assai probabile che la prima seduta si concluda con una “fumata nera” ma serva almeno a sondare l’effettiva disponibilità delle figure in campo a partire proprio da Ezia Maccora, sufficientemente autorevole non soltanto per ricoprire il ruolo di presidente, ma anche per rifiutare accordi al ribasso, e da Cosimo Ferri sul quale Magistratura indipendente non accetterà compromessi.

Per una giunta che sta per costituirsi, un’altra conclude il proprio mandato. E quella di Palamara e Cascini si conclude con un bilancio, quello redatto dai revisori dei conti dell’Anm e intercettato da Linkiesta.

Cosa si legge nella relazione dei sindaci revisori? «Il Collegio segnala l’opportunità di valutare l’utilità di conservare, oltre all’abbonamento della banca dati della Giuffrè stipulato nel 2011, anche l’abbonamento a Guida diritto online, per l’importo di euro 110.000, considerata anche la disponibilità gratuita online della banca dati “Normattiva”». Centodiecimila euro spesi dalla ricca associazione dei togati per una banca dati, quando ce n’è un’altra gratuita, a completa disposizione.

Vogliamo chiamarli sprechi? I revisori denunciano anche l’impossibilità di controllare le singole voci del bilancio, troppo generiche: «Si ribadisce l’osservazione già formulata nel corso della riunione del 2 marzo 2009 circa l’opportunità di introdurre criteri di monitoraggio delle spese delle singole sezioni, al fine di consentire un’adeguata verifica della destinazione dei fondi alle singole sezioni».

Spulciando tra le cifre, non è difficile trovare riscontro di questa annotazione: i ben 93 mila euro utilizzati dalla giunta esecutiva (composta dal presidente Palamara, il vicepresidente Ardituro, il segretario Cascini e altre sette persone, ndr) come sono stati spesi? Hotel, viaggi, pranzi? E in quale misura? Questo per non parlare di altre cifre da capogiro come gli oltre 333 mila euro spesi per il trentesimo congresso. Troppi? Dipende dai punti di vista. Il sindacato unico delle toghe può vantare «attrezzature industriali e commerciali» per 84.569,86 euro, depositi bancari per la bellezza di 1.021.940,53 euro, dispone di un conto corrente Ubi con 144.609,37 euro e di altri due presso la Banca di Roma, uno con una disponibilità di 378.132,11 e l’altro di 42.979,25 euro. I titoli ammontano ad un valore di 452.246,66 euro. Insomma, nonostante la crisi, Palamara e Cascini non se la sono passata poi tanto male.

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