Bach e Mozart sconfiggono il crimine, ma non si sa perché

Bach e Mozart sconfiggono il crimine, ma non si sa perché

NEW ORLEANS – D’ora in poi la musica classica aiuterà a combattere la criminalità. Così almeno è convinta la giunta di Minneapolis, il più grande centro urbano del Minnesota. Con uno slancio tra il combattivo e l’innovatore la città ha riproposto un vecchio progetto sperimentato per la prima volta a Toronto negli anni ‘90 e ripetuto poi, con più decisione, nel 2003 a Londra. Da Bach a Mozart fino a Chopin ad alcune fermate della metropolitana la musica classica è stata fatta suonare per 18 mesi consecutivi. Il risultato è stato insperato e per certi versi sorprendete: nella capitale britannica le azioni criminali sono scese di un incredibile 33%, mentre gli attacchi ai dipendenti della Trasport for London, l’autorità che gestisce il trasporto pubblico della capitale britannica, sono diminuiti nello stesso periodo del 25 per cento. Ancora più singolare è stato il risultato ottenuto dalla prima stazione selezionata dalla polizia come test per l’intero programma: a Elm Park sulla District Line, nei lontani quartieri a nord est di Londra noti più per la criminalità che per altro, nel giro di pochi mesi i gruppi di giovani che usavano la fermata come base per organizzare e commettere atti criminali hanno abbandonato il loro ufficioso quartier generale.

Ancora oggi non è del tutto chiaro perché la musica classica faccia scappare a gambe levate o condizioni una percentuale così alta di delinquenti. Le opinioni tra gli esperti del settore sono tutt’ora divergenti. Alcuni pensano che la musica classica, con i suoi ritmi sinuosi e la sua complessità, sia semplicemente in contrasto con i gusti musicali dei gruppi di giovani che si distinguono per i comportamenti così detti “socialmente ostili”. Altri invece reputano che alcune delle frequenze emesse dalla musica classica siano percepite con maggiore acutezza dai giovani – il gruppo tra i 18 e i 25 anni è quello che si distingue di più per la criminalità – per cui stazionare per lunghi periodi in metropolitana con una playlist del 19esimo secolo come sottofondo crea un disagio a cui si preferisce non far fronte. Un terzo e ultimo gruppo di esperti sostiene al contrario che l’effetto della musica classica sui gruppi “socialmente ostili” sia solamente indiretto. Dei settecento utenti della Transport for London intervistati, la maggior parte sostiene che sentire musica aiuti a «rilassarsi» e a «sentirsi più sicuri». Infatti il problema vero della criminalità in metropolitana sarebbe legato alla percezione di sicurezza che gli utenti sono in grado di far trasparire. Se un criminale riconosce una persona come debole è più probabile che la scelga come obiettivo. Mozart e Rossini dunque rilassano gli utenti e allo stesso tempo intimidiscono i potenziali criminali.

I motivi per cui Londra, dopo un esperimento di grande successo, non abbia deciso di instaurare stazioni musicali non è stato mai del tutto chiarito. Il progetto allora morì, così d’un tratto. Oggi però dopo la capitale britannica è il turno di Minneapolis dove Strauss e Handel stanno già suonando da quasi due settimane alla fermata di Lake Street, nel centro della città. Un esempio a cui presto seguirà anche quello di Portland, tra i più dinamici e sperimentali centri urbani degli Stati Uniti, dove la giunta è in procinto di varare un provvedimento simile in tutto a quello di Minneapolis ma che coinvolgerà un maggior numero di fermate. Una tra queste, la stazione periferica di Max, già dal 2010 è stata dotata di musica per sfidare la criminalità che le si aggirava intorno. Come a Londra nel giro di poche settimane il numero di denunce si è ridotto di un impressionante 40 per cento.

Non mancano però le critiche. Se usare la musica classica ha la capacità di allontanare i delinquenti dai luoghi in cui è suonata, il metodo non affronta il problema della criminalità alla radice. Molti fuorilegge si sposteranno verso altre zone della città aggravando così il problema dove prima non esisteva. È successo a Portland e potrebbe succedere di nuovo a Minneapolis. La domanda allora diventa se un tale progetto applicato a tutto il centro urbano possa effettivamente indurre il cambiamento sperato.