“Banche in crisi? Colpa delle donne”: lo dice la banca centrale tedesca

“Banche in crisi? Colpa delle donne”: lo dice la banca centrale tedesca

Vuoi vedere che la Bundesbank è misogina? Per la banca centrale tedesca, guidata da Jens Weidmann, ultimamente molto critico nei confronti del presidente della Bce Mario Draghi, se gli istituti di credito tedeschi, negli ultimi quindici anni, si sono assunti troppi rischi sui mercati è colpa delle donne presenti nei loro consigli di amministrazione. Sebbene lo studio dell’istituto centrale di Francoforte precisi che i risultati dell’indagine «non rispecchiano necessariamente le opinioni» della Bundesbank, lo studio firmato da Allen N. Berger della University of South California, Thomas Kick della Bundesbank e Klaus Schaeck della Bangor University, e ripreso da Alphaville, il blog del Financial Times, è destinato a fare parecchio rumore.

Pare infatti che le quote rosa, per quanto meritorie, non abbiano fatto del gran bene al sistema finanziario tedesco. Un assunto che vale anche per i giovani, come si legge nell’abstract: «Abbiamo scoperto che consigli d’amministrazione d’età più giovane si prendono rischi più elevati, così come i board che incrementano la loro presenza di amministratori donne. Al contrario, all’aumentare del numero degli amministratori in possesso di un dottorato, i rischi assunti diminuiscono». Ergo: sei di sesso maschile e in possesso di un dottorato di ricerca? Solo tu sarai in grado di traghettare una banca nelle acque tempestose della crisi sovrana. Un risultato sorprendente nella sua perfetta aderenza ai più classici luoghi comuni da Bar Sport. In base a quali evidenze scientifiche, dunque, una tra le più accreditate istituzioni economiche comunitarie è arrivata alle stesse conclusioni dello zio Gino tra uno spritz e l’altro?

La risposta, suggerisce il Financial Times, sembra che stia nell’approccio metodologico alla mole di dati che riguardano tutti gli amministratori delle banche tedesche che si sono succeduti dal 1994 al 2010. La ragione principale per la quale l’altra metà del cielo sarebbe propensa ad assumersi maggiori rischi, infatti, «tende a essere la significativa mancanza di esperienza rispetto alle controparti maschili».

E l’inesperienza a governare ad altissimo livello genera un rapporto sbilanciato tra rischio e rendimento. E qui casca l’asino, come dicono gli stessi autori: «I cambiamenti nella struttura del board potrebbero essere il sintomo di un cambiamento nel modello di business della banca. Ad esempio, gli azionisti potrebbero aver nominato amministratori con una visione simile della strategia migliore per la banca. Dato che questi trend avrebbero potuto confondere la nostra analisi […], abbiamo eluso il problema considerando soltanto i cambiamenti seguiti al ritiro di uno dei componenti del consiglio di amministrazione».

Oltretutto, come specifica una noticina a piè di pagina verso la fine dello studio, è ovvio che più alto è il titolo di studio conseguito, più bassa sarà l’esperienza lavorativa maturata. Quando cioè la Bundesbank si riferisce all’età dei consigli d’amministrazione, non la considera “età anagrafica”, ma per l’appunto lavorativa. La quale, riconoscono dalla Bundesbank, è minore per le donne rispetto agli uomini di pari grado, nonostante la variabile non sia stata misurata in maniera rigorosa. 

Il bello però viene alla fine: «I dirigenti di sesso femminile potrebbero essere stati auto-selezionati nelle banche stabili e ben capitalizzate. Tuttavia, nei tre anni successivi all’aumento delle donne nel cda, i rischi sono aumentati anche se economicamente marginali […]. Questo risultato è attribuibile principalmente al fatto che le donne vantano meno esperienza rispetto ai colleghi di sesso maschile». Riassumendo: le donne hanno meno esperienza degli uomini di pari grado, si assumono rischi maggiori, anche se economicamente marginali, il tutto per via della loro inesperienza. Un cane che si morde la coda, e un’obiezione un po’ debole sulle quote rosa.

Twitter: @antoniovanuzzo