Beppe Grillo estrae il cartellino rosso: primo espulso dal Movimento 5 Stelle

Beppe Grillo estrae il cartellino rosso: primo espulso dal Movimento 5 Stelle

E così, dopo le tensioni degli ultimi giorni, ecco la prima “espulsione” dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. A essere cacciato fuori dal comico genovese è il consigliere comunale di Ferrara Valentino Tavolazzi. Il cartellino rosso è arrivato con un post sul blog di Grillo: 

Valentino Tavolazzi è consigliere a Ferrara per la lista civica “Progetto per Ferrara” appoggiata a suo tempo da me. Si candidò prima della nascita del M5S (*). Non ha purtroppo capito lo spirito del M5S che è quello di svolgere esclusivamente il proprio mandato amministrativo e di rispondere del proprio operato e del programma ai cittadini. Non certamente quello di organizzare o sostenere fantomatici incontri nazionali in cui si discute dell’organizzazione del M5S, della presenza del mio nome nel simbolo, del candidato leader del M5S o se il massimo di due mandati vale se uno dei due è interrotto. Sarà sicuramente in buona fede, ma Tavolazzi sta facendo più danni al M5S dei partiti o dei giornali messi insieme. A mio avviso ha frainteso lo spirito del M5S, ha violato il “Non Statuto” e messo in seria difficoltà l’operato sul campo di migliaia di persone in tutta Italia. Per questo, anche di fronte ai suoi commenti in cui ribadisce la bontà di iniziative che nulla hanno a che fare con il M5S, è per me da oggi fuori dal M5S con la sua lista “Progetto per Ferrara”. Chi vuole lo segua. Beppe Grillo.
(*) Dopo la costituzione del M5S non è più permesso associarsi ad altre liste

Valentino Tavolazzi, ingegnere e management consultant di varie società, è nato a Ferrara il 9 settembre 1950. Consigliere comunale a Ferrara, è sposato e ha due figli (di cui uno, Valerio, ingegnere anche lui, è stato Consigliere di Quartiere del Movimento 5 Stelle, fino alle dimissioni «per impegni lavorativi»). Ha lavorato in Montedison come responsabile manutenzione degli impianti a Marghera, ha ricoperto ruoli dirigenziali nell’impresa di costruzioni Cei, nel gruppo di costruzioni Cmc, nel gruppo di prefabbricazione industriale MC-Manini. Ha avuto la tessera del Pci fino al 1990, fino alla Bolognina insomma, ma senza fare  politica attiva. Dice di sé: «Unica interferenza con il Palazzo nel 2000: sono stato direttore generale del Comune di Ferrara. Ho sempre fatto il direttore in aziende private o in cooperative. Poi mi chiamò il sindaco Gaetano Sateriale per “una azione innovatrice”. Mi hanno cacciato dopo neanche due anni “per divergenze insanabili”. Stavo innovando troppo, evidentemente. Avevo ridotto i dirigenti, bloccato le assegnazioni, messo le mani negli appalti, contrastato la svendita della nostra azienda municipale ad Hera. Non ascoltavo i politici e mi hanno cacciato, pagandomi tutti gli anni, perché non c’era giusta causa. Hanno preferito così. La Corte dei Conti dovrebbe andare a chiedere conto del perché hanno fatto pagare alla cittadinanza la mia buonuscita. Avevano sbagliato persona. Volevano uno che dicesse solo sì. Nel settembre del 2008, io e altri due attivisti dell’ambientalismo ferrarese abbiamo deciso di fondare una lista civica, Movimento per Ferrara, che poi, dopo la Carta di Firenze, che ha dato vita al Movimento 5 Stelle, abbiamo certificato come lista civica con lo staff di grillo: Casaleggio e company, insomma. Seguivamo Beppe Grillo come uomo di spettacolo e abbiamo vissuto con grande entusiasmo il suo passaggio dalla battaglia di palcoscenico alla battaglia civica». Clicca qua per l’intervista completa a Valentino Tavolazzi realizzata da Linkiesta pochi mesi fa.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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