Errani sotto inchiesta, il Pd trema nella roccaforte emiliana

Errani sotto inchiesta, il Pd trema nella roccaforte emiliana

La vicenda giudiziaria si muove sul filo delle date, quella politica su tredici anni interrotti di potere. Bisogna considerare entrambi gli aspetti per capire cosa sta accadendo in Emilia Romagna dopo le indagini per falso ideologico a carico del presidente della giunta regionale Vasco Errani.

I fatti hanno come protagonista una cantina vitivinicola che la coop Terremerse vuole far sorgere a 30 km da Bologna, a Imola, roccaforte dalemiana e poi bersaniana, prima dei Ds, ora del Pd. A capo dell’azienda c’è il fratello maggiore del governatore, Giovanni Errani, 67 anni, che decide di usufruire di alcuni finanziamenti pubblici per realizzare lo stabilimento agricolo. Per ottenere i soldi, circa un milione di euro, la cantina doveva essere costruita entro il 31 maggio del 2006. Attorno a questa data ed a quello che accadrà poco prima e subito dopo, si sofferma la lente di ingrandimento della Procura di Bologna, che al momento ha iscritto nel registro degli indagati nove persone, tra cui il fratello di Errani, per truffa aggravata e falso in concorso e lo stesso presidente della Regione per falso ideologico.

Vasco Errani, sostiene l’accusa, avrebbe presentato nel 2009 ai magistrati una falsa memoria difensiva (nonché volontaria), con l’obiettivo di sviare le indagini e ammorbidire la situazione del fratello. Un testo scritto per rispondere colpo su colpo ad un articolo del quotidiano Il Giornale che in quei giorni accusava Errani per il finanziamento al fratello maggiore, un vero e proprio esposto secondo il governatore, per consentire l’apertura di un’inchiesta che mai avrebbe potuto immaginare di veder lui tra gli indagati. Ma che cosa diceva il giornale? L’articolo criticava le modalità con cui l’azienda di Bagnacavallo (Ravenna) beneficiò di quel milione di euro – di cui 375 mila euro a carico dell’Ue, 437mila 500 dello Stato e 187mila 500 della Regione – tanto che per lo stesso motivo ci fu pure un esposto dell’ex consigliere regionale del Pdl Gioenzo Renzi. Vasco Errani non è quindi indagato per il fatto in sé, ma per la sua difesa volontaria scritta da altri due dirigenti regionali, Valtiero Mazzotti e Filomena Terzini, entrambi sotto inchiesta per falso ideologico e favoreggiamento (reato non ascrivibile a Errani in quanto parente della persona indagata, il fratello Giovanni).

L’indagine ruota attorno a tutta una serie di date. Terremerse, infatti, inoltra al Comune di Imola il primo permesso di costruzione il 17 giugno del 2005. Ma strada facendo cambiano i connotati della cantina, tanto che la cooperativa chiederà ed otterrà una sanatoria che fa decadere il permesso originario. L’azienda comunica quindi un nuovo inizio lavori il 28 gennaio del 2006, il Comune di Imola due settimane dopo però annulla l’autorizzazione. Bisogna aspettare qualche mese, il 23 maggio (data cruciale per le indagini) per ottenere quella valida. Passano solo pochi giorni e, a sorpresa, la cooperativa annuncia alla Regione la fine dei lavori. È il 31 maggio, guarda caso data ultima per accedere al finanziamento di 1 milione di euro, che Giovanni Errani poi ottiene nel settembre di quell’anno, dopo il resoconto di un tecnico della Regione, Aurelio Selva Casadei (anche lui indagato per truffa) che conferma la fine dei lavori. Ma la sua perizia, sostiene la Procura, avvenuta con quattro mesi di ritardo, non sarebbe stata in grado di affermare con certezza che il 31 maggio tutti i cantieri erano chiusi.

È possibile quindi che in soli otto giorni sia stata costruita una cantina? È questa la domanda retorica che muove l’inchiesta dei magistrati. Ma ci sono altre date da annotare. Al Comune di Imola, Terremerse dice altro, ovvero che i lavori sono finiti il 5 luglio del 2007. Il certificato di agibilità edilizia arriva invece un anno dopo, nell’agosto del 2008. Una tempistica più verosimile, se si prendesse per buono il 23 maggio del 2006 come inizio lavori, ma fuori tempo massimo per partecipare al bando. Alla Regione però le date non tornano, e per questo decide di scrivere una memoria difensiva. Per Vasco Errani il 23 maggio non iniziano i lavori, quelli risalgono al giugno del 2005; in quella data viene concessa solo una variante «sostanziale» al permesso originario. Ma per la Procura non c’è nessuna modifica in corso d’opera, si trattava anzi di un progetto completamente differente. Per questo i magistrati non credono a Errani e lo indagano, appunto, di falso ideologico. Mentre la difesa sostiene di non essere stata a conoscenza di alcuni passaggi. Terremerse, in sostanza, alla Regione avrebbe consegnato alcune date, necessarie per ottenere i soldi, ed altre ancora al Comune di Imola, utili per avere l’agibilità edilizia.

L’inchiesta sta ovviamente agitando il Pd, da Piacenza a Rimini, con epicentro Bologna, sede della regione Emilia Romagna. Errani per il centrosinistra emiliano rappresenta l’ultima figura della vecchia scuola comunista poi approdata nei Ds, capace di unire da un lato la vecchia Unione (dal Prc fino ai cattolici del Pd) senza litigi e con una buona amministrazione, e di vestire dall’altro le vesti del grande leader che, al riparo da flash e televisioni, controlla e risolve i problemi più spinosi all’interno del partitone. Tutti stimano Errani, anche al di fuori del centrosinistra, e non a caso sono più gli attestati di stima che gli attacchi da parte del centrodestra che, a livello nazionale, lo volle per la seconda volta nel 2009 alla guida della conferenza Stato Regioni. Ma è dentro al Pd che sale l’agitazione, perché in Emilia Romagna nessuno può non dirsi “erraniano”, anche se appartiene ad una corrente diversa da quella del governatore, fedelissimo del segretario nazionale Pierluigi Bersani. E lo stesso leader del Pd per lui ha previsto un futuro nazionale al termine del terzo mandato in Regione (incarico supplicatogli dal partito andando in deroga alle norme statutarie), come ministro o come dirigente (tra i più in vista).

Errani, che non ha ancora nominato un suo legale, si professa innocente e per questo vuole essere sentito dalla Procura, la quale a sua volta dovrà decidere se, dopo l’avviso di fine indagine, rinviarlo a giudizio. A quel punto la faccenda si farà davvero seria per lui e la parola dimissioni, fino ad oggi sottaciuta da tutti (eccezion fatta per il Movimento a 5 Stelle), potrà essere con molta probabilità invocata dalle opposizioni.

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