Facebook è troppo grande, ora il social network è di quartiere

Facebook è troppo grande, ora il social network è di quartiere

SAN FRANCISCO – Un rapporto pubblicato proprio la scorsa settimana dal Pew Internet & American Life Project mostra che appena il 19% dei cittadini statunitensi è in grado di dare un volto ed un nome ai propri vicini di casa. Insomma, la vicina di casa che bussa alla porta con una torta di mele per i nuovi inquilini ormai la si vede solo in televisione. E inoltre è spesso un impicciona.

Perlomeno nelle grandi città degli Stati Uniti la tradizione nordamericana del “buon vicinato” è un mito buono solo per la fiction. Soprattutto in tempi di crisi, la mobilità immobiliare nei grandi centri urbani è tale che non esiste un vero e proprio tessuto sociale se non sotto forma di idea vaga e del tutto astratta di comunità.

Così, quando qualche mese fa i residenti di un quartiere residenziale di San Francisco (Potrero Hill) hanno cercato di organizzare una protesta contro l’installazione di nuovi parchimetri, non hanno trovato soluzione migliore che rivolgersi alla rete. Che sia chiaro: di applicazioni social su base intralocale al momento se ne possono trovare davvero tante – una ventina nella sola Bay Area. Tutte alle prese di un affannoso inseguimento del titolo di “nuovo Facebook”. La loro fortuna, quella degli abitanti di Potrero Hill, è stata d’imbattersi nell’unica che pare funzionare per davvero: Netxdoor.

Fondata nel 2010, Nextdoor ha speso il suo primo anno di vita in un faticosa attività di beta testing in 176 quartieri selezionati in tutti gli Stati Uniti. Poi, nell’ottobre dell’anno scorso si è aperta ufficialmente al pubbico. Ora vanta comunità formate da oltre milletrecento quartieri virtuali, di cui 350 nella sola Bay Area. E cresce al ritmo di una decina al giorno.

Nextdoor fa la differenza rispetto a tutti gli altri perché che non cerca disperatamente utenti da mettere in connessione fra di loro in modo coatto, creando bisogni sociali fittizi, o cercando di fidelizzarli con attività collettive di cui nessuno di loro ha realmente bisogno. L’iscrizione a Nextdoor è una vera e propria call-to-action. Gli utenti devono esser motivati, in grado di coinvolgere i vicini, avere specifiche esigenze da condividere. Non è un lavoro semplice.

Per completare la procedura di registrazione occorre inoltre certificare la propria residenza, cosa che avviene inserendo un codice che si riceve a casa attraverso la posta ordinaria. Nulla di macchinoso, ma ai tempi del “mi piace” riuscire a mettere in moto un automatismo del genere ha del portentoso.

A chi si registra, Nextdoor si presenta in modo molto simile a Facebook. I membri hanno un proprio profilo e i consueti strumenti per condividere foto e link di altre piattaforme, ma con una serie di funzionalità che badano assai più al sodo. Ci si possono scambiare oggetti di utilità quotidiana, o venderli, comprarli, affittarli, si può recensire il nuovo ristorante all’angolo o consigliare un idraulico, un arredatore, una babysitter. Tutte informazioni che, contrariamente a quel che avverrebbe in una comune mailing list, vengono archiviate e storicizzate in modo che siano disponibili a tutti i membri della comunità, in qualsiasi momento.

Le comunità più numerose di Nextdoor stanno scoprendolo anche come straordinario strumento per la sicurezza personale e della propria famiglia, per scambiarsi rapidamente informazioni su rischi immediati come possono essere una fuga di gas o una perdita d’acqua. Per certi versi, Nextdoor ha assunto la funzione di un portinaio elettronico, sempre in servizio, sempre utile, che si fa i fatti propri e non necessita di una gratifica natalizia.

Netxdoor ha attirato gli occhi di molti anche perché, in prospettiva, è l’unica delle aziende con questo target in cui già è chiaro il modo in cui possano circolare i soldi. Se quasi tutte le altre applicazioni per ora sono impegnate ad accumulare utenti, una delle funzionalità più efficaci di Nextdoor, si diceva, è quella che consente ai vicini di scambiarsi informazioni su servizi di ogni genere, assai più preziose del semplice advertising, perché non si tratta di semplici consigli, ma di vere e proprie raccomandazioni. L’idraulico migliore, l’agenzia più affidabile, la banca più efficiente. Tutta “pubblicità” dall’altissimo valore aggiunto ed in cui il problema della geolocalizzazione dei contenuti nemmeno si pone. I potenziali utenti/clienti sono tutti quanti già al posto giusto ed al momento giusto.

E se storie come quella degli abitanti di Potrero Hill che hanno scongiurato l’installazione dei parchimetri hanno fatto in modo che l’attenzione dei media prima e degli investitori poi si concentrasse su Nextdoor, è molto probabile che le funzionalità social siano quelle in grado di fargli fare il passo successivo anche dal punto di vista dei grandi numeri.

È infatti l’ambiente perfetto per non dover temere per la propria privacy più del dovuto e riportare la socialità da un luogo virtuale a quello reale. Laddove la tecnologia ha ridotto al minimo le relazioni sociali negli enormi complessi di appartamenti delle grandi città, luoghi dove non ci si incontra più nemmeno per fare il bucato visto che per sapere se la lavanderia è libera ormai c’è un app, Netxdoor sta uscendo dai confini della semplice e promettente start-up, per essere lo strumento che nella Bay Area tutti usano per conoscere persone che potresti poi incontrare per davvero. E funziona. «Sei su Nextdoor?», almeno ora, almeno a San Francisco, è il modo in cui si rompe il ghiaccio. In ascensore, in fila al supermercato, nel bar sotto casa. 

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter